La Tabula Rogeriana è, senza alcun dubbio, tra i più grandi traguardi della cartografia medievale. La sua stesura avvenne durante il regno di Ruggero II, sotto il cui dominio furono unite, per la prima volta, tutte le terre del quel regno che, seppur sotto diverse forme politiche e dinastiche, sarebbe sopravvissuto fino al diciannovesimo secolo. La sua corte, nonostante l’inclusione politica, religiosa e culturale all’interno del concerto delle monarchie cristiane europee, fu culturalmente polifonica, raccogliendo al suo interno personalità provenienti da ogni angolo del mediterraneo e non solo.

Il meridione normanno fu forse tra i pochissimi luoghi nella storia dell’umanità a poter vantare una interpolazione di genti e culture così marcata, desumibile non solo dai documenti ufficiali (spesso redatti in diverse lingue) ma persino dalla monetazione e dalle produzioni artistiche e materiali, nelle quali andarono a legarsi stili, motivi iconografici e tecniche produttive provenienti dal mondo arabo, da quello bizantino e dalla cristianità occidentale, i tre grandi fuochi che animarono la corte normanna.

La Tabula Rogeriana costituisce in tal senso una testimonianza storica di prim’ordine: la sua stesura poté esser compiuta solo grazie alla centralità, all’interno degli scambi internazionali, del Regnum Siciliae, attraversato continuamente da militi, pellegrini e commercianti, provenienti da ogni parte del mondo allora conosciuto.

Tabula Rogeriana
Tabula Rogeriana

La Tabula Rogeriana: caratteristiche e stesura

L’autore della carta, Al Idrisi, fu tra i grandi viaggiatori islamici del medioevo. Le sue peregrinazioni gli permisero di andare dal nord Africa all’Inghilterra, esperendo in prima persona le caratteristiche dei luoghi che avrebbe poi descritto nel suo periodo di permanenza presso la corte normanna che, probabilmente, ebbe inizio attorno al 1145 e durò fino alla sua morte nel 1165.

Al Idrisi fu incaricato da Ruggero II di redigere una carta geografica del mondo allora conosciuto. L’interesse profuso dal monarca dovette avere radici tanto di natura culturale quanto politica: un lavoro di tal genere, eguagliato forse solo dalle opere di Tolomeo (che tra l’altro furono consultate e utilizzate da Al Idrisi) mostrava la forza politica e culturale del nuovo regno nato nel meridione, interessato a conoscere le terre da cui provenivano le merci e gli uomini che in esso transitavano.

Ruggero II in vesti arabe, Cappella Palatina di Palermo

Gli orizzonti geografici della Tabula Rogeriana rappresentavano quelli culturali e commerciali del regno di Sicilia, zona cerniera tra oriente e occidente. Gli esemplari originali della Tabula Rogeriana sono oggi andati persi, così come la gran parte dei tesori della corte normanna. L’esemplare destinato al monarca era inciso su un disco d’argento pesante circa trecento libbre, mentre quelli manoscritti, terminati probabilmente poco prima della morte di Ruggero II e redatti in latino e arabo, comprendevano, oltre alle descrizioni delle varie zone rappresentate nella mappa, anche il disegno di un piccolo planisfero.

La stesura di tale opera, mastodontica per l’epoca, richiese, stando alle cronache, circa 15 anni. per raccogliere informazioni sulle diverse parti del mondo furono interrogati numerosi viaggiatori di passaggio nel regno nonché utilizzati numerosi emissari regi per raccogliere informazioni. Il risultato appare ancora oggi strabiliante:

ducale di Ruggero II

La Tabula Rogeriana comprende al suo interno nord Africa, tutta l’Europa e quasi tutta l’Asia. La direzione in cui la carta è rappresentata è inoltre un’ulteriore e preziosa testimonianza culturale: l’asse è inverso rispetto a quello oggi convenzionalmente utilizzato, “capovolge” nord e sud. Questo peculiare dato ci fa comprendere come i sistemi di catalogazione e suddivisione del mondo siano storicamente determinati e meramente convenzionali quasi in ogni caso.

La Tabula Rogeriana costituisce una delle più grandi conquiste scientifiche e culturali del medioevo. Rimarrà la carta del mondo più precisa per circa tre secoli. La polifonia della corte palermitana sarà un lascito utile per la posterità: essa permise la diffusione della Tabula in tutto il mediterraneo: nonostante l’originale sia andato perduto se ne conservano ben dieci manoscritti, conservati in vari luoghi d’Europa e del mediterraneo, dal Cairo fino ad Oxford.

Silvio Sannino

La Sicilia nella Tabula Rogeriana

Bibliografia

Leo Bagrow, History of Cartography, Taylor & Francis, 2017

Marina Tolmacheva, The Medieval Arabic Geographers and the Beginnings of Modern Orientalism, International Journal of Middle East Studies , May, 1995, Vol. 27, No. 2 (May, 1995), pp. 141-156, Cambridge University Press

G. M. Cantarella, Ruggero II: il conquistatore normanno che fondò il Regno di Sicilia, Salerno editrice, 2020

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