Scarpetta e D'annunzio

Scarpetta, sembrerà strano, si sfidò con Gabriele d’Annunzio nei primi anni del Novecento riguardo una tematica ancora oggi molto attuale, ossia i diritti d’autore, l’odierno copyright.

Scarpetta e D’Annunzio: il processo del secolo

Scarpetta e D’Annunzio vivevano entrambi il loro periodo migliore: il primo era nel suo momento d’oro del teatro. Aveva ormai una grande famiglia, le sue opere erano diventate un caposaldo del teatro napoletano. Il secondo, il poeta D’Annunzio, con la sua estrema vitalità, trasgressione e coraggio, si era imposto come poeta della nazione intera spaziando dal teatro ai romanzi fino al cinema.

Scarpetta e D'Annunzio
Scarpetta e D'Annunzio
Scarpetta e D’Annunzio

Una delle opere del vate prese di mira dalla risata di Eduardo Scarpetta fu La figlia di Iorio, opera d’annunziana ritenuta eccessivamente drammatica. Ma perchè Eduardo Scarpetta scelse proprio l’opera del poeta?

Scarpetta ridicolizzava chi credeva di vivere in una qualche fazione superiore della civiltà, chi pavoneggiava e ostentava mode orientali solo perchè era la novità del momento. Trovava ridicoli tutti quegli ornamenti con i quali i ricchi facevano sfoggio della loro pseudo erudizione dell’Oriente, e la vita e le opere di D’Annunzio raccontavano spesso di uomini, famiglie estremamente agiate che ricorrevano all’apparenza come unico valore.

Come avvenne lo scontro tra i due?

Scarpetta iniziò a preparare l’opera invertendo i ruoli, facendo interpretare i personaggi maschili alle donne e viceversa, poi si recò a Marina di Pisa per incontrare il vate e chiedere la sua approvazione. Alla lettura della parodia D’annunzio rise di gusto ma non acconsentì all’utilizzo della sua creazione.

La causa della mancata concessione dell’autore è da ricercare nel fatto che D’Annunzio credeva poter essere nociva la rappresentazione della sua opera in chiave parodistica, dal momento che la sua immagine di poeta e guida del paese poteva essere messa in discussione.

Scarpetta e D'Annunzio

Questa motivazione può sembrare superflua ma il poeta ha costruito la sua fama proprio sulla sua persona e i gossip che generava. Finse di essere morto per vendere più copie delle sue opere, lanciò volantini su Vienna in volo su un vecchio aeroplano realmente pericoloso, visse tantissime storie d’amore scandalose, fece della sua vita un’opera d’arte, proprio come i precetti decadentisti ritenevano.

Il rifiuto del vate arrivò però solo tramite telegramma, quando ormai era troppo tardi per fermare lo spettacolo. Durante la rappresentazione alcuni difensori del poeta iniziarono a creare baccano, lanciando fischi ed urla contro Scarpetta il quale, vestito in abiti da donna, fu costretto a sospendere lo spettacolo e chiudere il sipario.

D’Annunzio, che era anche proprietario amministrativo della Siae, denunciò per plagio l’opera di Scarpetta dando al via al processo.

Il processo e l’assoluzione di Eduardo Scarpetta

Il processo si svolse a Napoli il 1908 e si concluse con l’assoluzione di Scarpetta che dovette lottare anche contro alcuni letterati napoletani che ritenevano il suo teatro una maschera senza il senso del reale. La sentenza è da considerarsi storica poichè fu il primo precedente per concessione di parodia, quindi possiamo dire che la parodia in Italia è nata grazie ad Eduardo Scarpetta.

La parodia non poteva essere considerata come plagio in quanto veniva stravolta la struttura e l’intento dell’opera, senza copiarla o emularla.

Mario Martone ha elogiato nel bene e nel male la figura di Eduardo Scarpetta raccontando nel suo film ”Qui rido io” la vita del l’attore e regista teatrale e del suo incontro con il poeta vate. Di seguito un estratto del film in cui si immagina contestimonianze dal vero e fantasia, l’incontro tra D’Annunzio e Scarpetta nella residenza del vate.

Scarpetta e D’Annunzio – Estratto dal film ”Qui Rido Io” di Mario Martone

Bibliografia

Qui rido io di Mario Martone- 2021

Salvatore Tolino, Mostra storica permanente della Poesia, del Teatro e della Canzone Napoletana, Istituto Grafico Editoriale Italiano, 1999

La figlia di Iorio, Mondadori, Milano 1980 (a cura di Eurialo De Michelis)

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