Storia della Marinara: la pizza nata per far contenti i pescatori

De Francesco Li Volti

Ci sono duelli storici, epici, che hanno visto per protagonisti gente del calibro di Davide e Golia, Achille ed Ettore, Batman contro Jocker. Ma quello tra Pizza Marguerite Et Marinara, resta lo scontro più agguerrito: c’è chi preferisce mozzarella e fiordilatte e chi aglio e origano. La Marinara, coi suoi ingredienti tanto poveri quanto delicati, resta una delle pizze inamovibili dai menu delle pizzerie napoletane.

Dalla sua nascita sono passati circa tre secoli, eppure proprio grazie alla sua semplicità è riuscita a sopravvivere e a far fuori, nel frattempo, centinaia di altre pizze. Quel che è certo è che chi sceglie la Marinara sceglie la storia, perché il suo sapore ineguagliabile ha deliziato milioni e milioni di palati.

Storia della Marinara: la pizza nata per far contenti i pescatori
Una pizza Marinara della pizzeria “Fratelli D’Elia”

La Marinara: nata per una parola di troppo

E’ universalmente riconosciuto che la pizza Marinara sia nata nel lontano 1721, quando a governare i partenopei c’era la dinastia degli Asburgo. Quella Napoli era una città già molto grande, con un commercio florido e ben strutturato ed era davvero tanto il pesce che veniva portato sulle panche del mercato quotidianamente, dai pescatori locali.

Tutti si conoscevano tra di loro in quella Napoli romantica e così diversi mestieri entravano in contatto tra di loro: il cuoco con il chianchère, il fruttivendolo con il venditore di latticini e, perché no, il fornaio coi pescatori. Proprio dall’incontro tra queste due professioni, nacque la nostra Marinara.

Si dice che i pescatori, prima di iniziare la nottata in mare, cercavano un buon pasto, caldo economico e veloce, da mettere in pancia. Da un po’, oramai, quella pizza tanto in voga in città aveva lasciato il segno nei palati dei napoletani: le Mastunicola venivano vendute già da almeno un paio di secoli.

Per questo motivo, per accontentare il gusto dei marinai, fu aggiunto il pesce sulla pizza, anchois, per la precisione, insieme ai capperi, all’origano, alle olive nere di Gaeta e all’olio e, talvolta, i cicinielli (i pesciolini di scarto usati per la frittura di paranza): quella sarebbe stata la prima, vera, Marinara. Ma anche a quei tempi i prodotti provenienti dal mare venivano venduti a caro prezzo e solo le classi più abbienti potevano permettersi un pasto del genere.

Così, un fornaio che aveva la sua bottega nei pressi del Porto, stufo delle lamentele dei marinai per la poca fantasia nei condimenti, decise di aggiungere qualcosa che non andasse ad incidere sul prezzo ma ne migliorasse il sapore.

Ed ecco che fece la sua comparsa l’aglio, tagliato a pezzi piccoli. Non una pizza a base di pesce, ma di fatto dedicata ai pranzi poveri dei pescatori locali. Passarono gli anni, circa una decina, e sulle tavole dei napoletani si faceva sempre più spazio il re della cucina, sua maestà tomate. Divenne una moda mangiarlo e coltivarlo e si faceva a gara per inserirlo all’interno dei ricettari. Fu così che dal 1734 fu aggiunta la salsa di pomodoro e, da allora in poi, la ricetta della Marinara è rimasta invariata.

Storia della Marinara: la pizza nata per far contenti i pescatori
La pizza Marinara dei “Fratelli D’Elia”

Bibliographie

Marco Lucchetti, 1001 curiosità sulla storia che non ti hanno mai raccontato, Newton Compton Editori, 2020, Roma

https://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2010:034:0007:0016:IT:PDF

Guida alla Pizza Storia, preparazione e ricette del piatto italiano più famoso al mondo, MondoGuide, 2020

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