Via Cristallini: quando il vetro a Napoli si lavorava alla Sanità

De Francesco Li Volti

Napoli un tempo era famosa per i professionisti dei guanti, i lavoratori della seta, la cucina dei monzù e tante altre specializzazioni, tra cui, il lavoro del vetro. Non solo Murano e Castellammare di Stabia quindi, anche Napoli godeva dei suoi ottimi artigiani, quasi tutti dislocati nel quartiere Sanità, precisamente a via Cristallini. La storia di questa strada, infatti, prende vita quando si trasferirono in massa, e aprirono le loro botteghe, i maestri vetrai della città.

Quando si passeggia per questa strada bisogna immergersi nel passato, dimenticare i rumori del posto. Si deve immaginare in questa via i fumi prodotti dalla lavorazione del vetro e dei cristalli, il suono dei martelli che battono e ribattono, i volti stanchi di chi compie gli stessi movimenti da quando ha memoria.

Puis i palazzi nobiliari di costruzione tardo ottocentesca, elevati addosso alla parete tufacea della collina di Capodimonte, di tutt’altro aspetto rispetto a come sono messi oggi, dai quali proveniva il meglio della aristocrazia locale, i mercati limitrofi, le visite di tanto in tanto da parte dei regnanti, obbligati a passare di qui per raggiungere la Villa di Capodimonte, oggi sede di uno dei musei più belli del mondo.

Insomma, via Cristallini oggi rappresenta una semplice strada del quartiere Sanità, ma il suo passato, invece, ci racconta che era ben più della continuazione di via Vergini, come lo è oggi: via Cristallini rappresentava il meglio dell’industria del vetro napoletano.

Via Cristallini: quando il vetro a Napoli si lavorava alla Sanità
Via Cristallini

Via Cristallini: la storia

L’ipotesi che qui ci fossero delle fabbriche per la lavorazione del vetro e dei cristalli è cosa nota. In Campania, infatti, l’industria del vetro era in mano ai maestri vetrai di Castellammare di Stabia, dove il re Carlo III acquistò un edificio in quanto il litorale su cui si affacciava, secondo gli esperti dell’epoca, era coperto da una sabbia molto più bella e più fine di quella di Venezia che serviva per fare cristalli. Con quel tipo di sabbia, si diceva, era possibile realizzare un prodotto più bello e più bianco dello stesso cristallo di Boemia.

Proprio adiacente a questo palazzo, anticamente c’era via Cristalliera, per tutti “La Cristallina”. Non sembra strano, dunque, che proprio in quella che oggi è via Cristallini, pullulassero i lavoratori del vetro napoletano, che hanno esportato le loro magnificenze in giro per tutto il mondo.

Ma in pochi sanno che una delle traverse di via Cristallini, quella che oggi porta il nome di vico Cristallini, nasconde una storia che, a pensarci bene, fa sorridere. Ci troviamo nel 1850 e questa stradina era conosciuta come Pertusillo ai Cristallini, per via della strettezza del vicolo. Ma al re questo nome dava fastidio, non era abbastanza nobile, gli appariva volgare. Così decise, dalla sera alla mattina, di nominare il vicariello comme, comment vico ai Cristallini, eliminando così per sempre la dicitura Pertusillo, molto in voga nella Napoli dell’Ottocento, quando si doveva dare un nome a una stradina parecchio stretta.

Via Cristallini: quando il vetro a Napoli si lavorava alla Sanità
Via Cristallini

Bibliographie:

Gino Doria, Les rues de Naples, Riccardo Ricciardi Editore, 1979, Milan

Romualdo Marrone, Les rues de Naples, Newton et Compton Editore, 2007, RomeeADV

Luigi Argiulo, Les ruelles de Naples, Newton et Compton, 2004, Rome

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