那不勒斯的西班牙语:伊比利亚影响的文字和历史

Le zone dove lo spagnolo attecchì maggiormente furono quelle che erano unite alla 西班牙王冠, come Napoli, dove il dominio culturale spagnolo durò per ben quattrocento anni in due epoche differenti, dal 1442 al 1707 e tornò quando Napoli diventò un regno indipendente con l’arrivo di Carlo di Borbone e 贝尔纳多·塔努奇. Queste influenze si affievolirono dopo l’alleanza con l’Austria operata da 斐迪南四世.

Già nella seconda metà del XIII secolo, in conseguenza alla rivoluzione del Vespro, molti aragonesi entrarono a far parte dell’esercito mercenario che allora si era formato in Italia, ed una delle loro mete principali fu la corte napoletana di 安茹的罗伯特. In seguito vennero a stabilirsi a Napoli numerose famiglie aragonesi; l’afflusso di questi mercenari doveva essere ancora di piccola entità se già nel 1305 安茹的罗伯特 entrò a 佛罗伦萨 con “una masnada di trecento cavalieri aragonesi e catalani”。

在那个时间 查理二世 (1285-1309), predecessore di 安茹的罗伯特, anche per il grande potere e prestigio economico e mercantile che aveva acquisito la città di 巴塞罗那, era stato consentito agli aragonesi di avere nelle principali città del regno i loro “consoli”. Non è un mistero infatti che la cosiddetta 加泰罗尼亚街 di Napoli risalga a quest’epoca, una strada così chiamata poiché sede degli aragonesi, soprattutto mercanti, stabilitisi nella capitale in quegli anni.

Alfonso d'Aragona spagnolo nel napoletano
阿拉贡的阿方索

Gli Aragonesi a Napoli: rinascimento e cultura

Dopo una lunga guerra, terminata con la vittoria di Alfonso I (V d’Aragona) e con l’espulsione di Renato d’Angiò, nel 1442 gli angioini abbandonarono Napoli cedendo il posto alla dinastia aragonese. Alfonso I fu tra i principali promotori della cultura del Rinascimento, ed amò circondarsi di illuminati italiani con i quali discuteva di lettere e di filosofia. Il clima culturale promosso durante il regno di Alfonso si caratterizzò per l’istituzione nel 1443 dell’Accademia alfonsina, la prima accademia in Italia, che fu poi denominata Pontaniana.

Alfonso I non imparò mai bene l’italiano, ma continuò sempre a scrivere e a parlare in catalano e soprattutto in castigliano, poiché era figlio di un principe castigliano ed era stato allevato alla corte di Enrico III. Durante il regno di questo sovrano si verificò un’altra immigrazione spagnola, simile a quella già avvenuta in Sicilia, ed assai più consistente di quella avvenuta al tempo della corte di Roberto d’Angiò. I nuovi immigrati strinsero ben presto legami di parentela con le famiglie del regno: famiglie intere si stabilirono nel regno acquisendo feudi e parentadi, moltissimi altri spagnoli furono impiegati nell’amministrazione, e numerosi furono pure i prelati che giunsero dalla Spagna, insieme a contadini, artigiani, impiegati, negozianti, come testimoniano le cedole della regia tesoreria. Dalla Spagna giunse persino il buffone del re. I nobili di Napoli erano in gran parte aragonesi ed agli aragonesi vennero affidati i posti di maggiore rilievo dell’amministrazione del regno. Un tale afflusso di spagnoli ebbe, tra l’altro, la conseguenza di rafforzare nel regno la feudalità, che già aveva subito un forte impulso durante la dominazione angioina. Con Alfonso I la lingua della corte e della cancelleria divenne lo spagnolo e così fino al 1480. Fin d’allora l’influsso dello spagnolo nella vita sociale di Napoli fu evidente nelle feste e nei divertimenti, nell’affascinante e travolgente galanteria del costume, nello sfoggio di vesti e cavalcature. Presso la sua corte tutta la letteratura in volgare fu in lingua castigliana, poiché, ignorando il re l’italiano, non incoraggiò mai una produzione letteraria indigena; lo seguirono infatti dalla Spagna numerosi poeti e letterati, che, in alcuni casi, entrarono in contatto con i nostri umanisti.

Ferrante d'Aragona
阿拉贡的费兰特

Ferrante d’Aragona e l’italianizzazione della cultura catalana

Tra gli svaghi della corte napoletana, in larga prevalenza spagnola, non rientrava infatti la letteratura in volgare italiano. Con la morte di Alfonso I nel 1458 i regni di Napoli e di Sicilia tornarono a dividersi ed a Napoli salì al trono il figlio di 阿方索, 阿拉贡的费兰特. Con la divisione del regno il flusso migratorio proveniente dalla Spagna subì un rallentamento, ed anzi in alcuni casi molti di coloro che avevano seguito Alfonso nelle nuove terre conquistate tornarono in Spagna. Forse fu anche seguendo un consiglio del padre in punto di morte, che gli avrebbe raccomandato di allontanare da sé tutti gli aragonesi ed i catalani e di cercare il sostegno degli italiani, che 费兰特 cercò l’appoggio dei napoletani più di quanto avesse fatto lo stesso padre e l’importanza dei catalani nella città di 那不勒斯 si andò così ridimensionando. Durante il suo regno l’italianizzazione degli aragonesi residenti a Napoli crebbe notevolmente, e non di rado i napoletani entrarono nell’amministrazione e furono anche ministri del re. Tuttavia l’elemento spagnolo non regredì a tal punto da uscire definitivamente dalla vita napoletana, sia per i legami sociali che per quelli dinastici che univano ancora assai strettamente la città alla lingua e alla cultura spagnole. In catalano continuarono a redigersi per molti anni le cedole della tesoreria, come catalano e castigliano rimanevano le lingue della corte. Benché Ferrante non fosse, come suo padre, un amante della letteratura, quella spagnola non sparì del tutto dalla cultura napoletana, come testimonia l’elevato numero di libri di poesie spagnoli provenienti dalle biblioteche dei baroni napoletani dell’epoca.

Carlo V
查理五世

Il Vicereame Spagnolo

Gli spagnoli a Napoli non solo lasciarono la popolazione napoletana affascinata dalla loro galanteria e dai loro modi cortesi, ma furono anche considerati colpevoli di aver diffuso nella città abitudini e costumi morali assai negativi, come riferisce il Pontano, secondo cui i napoletani avrebbero appreso dallo spagnolo medio la pessima abitudine di giurare sul “cuore” o sul “corpo di Dio”, la passione per le prostitute, ed il disprezzo per la vita umana, causa del moltiplicarsi dei reati di sangue. Anche quando nel 1502, al termine delle lotte tra spagnoli e francesi per le terre dell’Italia meridionale, Napoli venne annessa al regno di Ferdinando il Cattolico e fu istituito il viceregno, i numerosi viceré che si succedettero, per quasi due secoli, sino alla fine del secolo successivo, raramente abbandonarono la lingua madre durante la loro breve permanenza nella capitale partenopea e si circondarono di una corte di loro connazionali; ciò comportò che sino all’inizio del XVIII secolo la lingua spagnola fosse parte della vita napoletana, facendo sentire il suo influsso sia nell’ambito delle consuetudini sociali che in quello culturale. In questi anni spagnola rimase la lingua di corte e della cancelleria, ma non quella in cui venivano promulgate le leggi (che erano redatte in spagnolo ed in catalano solo in Sardegna), per le quali si ricorreva all’italiano, nonostante esistesse la consuetudine dei sovrani e dei viceré di farvi inserire formule in lingua spagnola. Tra le classi più elevate della società, i ricchi napoletani spesso si cimentavano nel parlare la lingua spagnola, considerando questo loro comportamento un segno di affetto e di lealtà nei confronti dei loro sovrani.

Carlo di Borbone
波旁的查尔斯

Dagli austriaci ai Borbone

在此期间 breve viceregno austriaco (1707-1733), lo spagnolo rimase lingua ufficiale, e con la restaurazione della monarchia spagnola a Napoli con 波旁的查尔斯, si rafforzò l’uso del castigliano come lingua della cancelleria, in cui veniva utilizzato di pari diritto con l’italiano. Re Carlo, anche se nato da un francese e da un’italiana, preferiva parlare castigliano; la sua corte era infatti frequentata da numerosi militari e impiegati arrivati dalla Spagna, e da gentiluomini napoletani che avevano trascorso in Spagna gli anni del dominio austriaco, combattendo al fianco di 菲利普五世. Negli anni del dominio borbonico sulla città, vennero poco a poco scemando, poiché i contatti tra gli spagnoli e la madre patria si fecero sempre più radi, l’immigrazione spagnola in Italia divenne sempre più contenuta.

La politica di scolarizzazione dei 波旁酒 contribuì alla diffusione dell’insegnamento dell’italiano e, sulla scia della nuova cultura dominante che stava prendendo piede in tutta Europa nel XVIII secolo, la lingua francese si fece strada a scapito della spagnola. Ciononostante le tracce linguistiche che quasi quattro secoli di dominazione spagnola a Napoli hanno lasciato nel parlato locale sono numerose ed assai interessanti.

Sull’individuazione e sulla descrizione di tali tracce si basa la ricerca che segue, tutta dedicata all’analisi dei vocaboli spagnoli passati al napoletano.

Ecco alcuni esempi di spagnolo nel napoletano:

Ammuinà/Ammuìna (fare confusione/Fastidi) da Amohinar (infastidire, irritare).
Amprèssa ( in fretta) da Prisa( prontamente).
Arravuglià/Arrevugliato ( Avvolgere/Avvolto ) da – ArrebujarArrebucarse ( Avvolgere-Avvolgersi ).
Arrugnà/Arrugnato ( Contrarre/Contratto-Raggrinzito ) da Arrugar ( contrarre-corrugare).
Buffettone ( ceffone ) da Bofeton (idem).
Butteglia ( bottiglia ) da Botella (idem ma anche dal francese buteille).
Cammisa ( Camicia ) da Camisa (idem).
Canzo ( opportunità) da Alcanzar ( conseguire, raggiungere ).
Còsere ( cucire ) da Coser ( idem).
Crepato ( lesionato ) da Quebrado ( rotto )
Cu mmico/Cu ttico ( con me-con te ) da Conmigo - Contigo (idem).
Cunto ( racconto, favola ) da Cuento (idem).
法拉廖尼 ( scogli di Capri ) da Farallòn (scoglio emergente alto dal mare ).
Guappo ( camorrista, prepotente) da Guapo ( bello, i guappi erano visti come uomini affascinanti).
Lazzaro/Lazzarone ( persona scostumata e malvestita ) da Làzaro ( cencioso, lebbroso ).
Mammà ( mamma) da Mamà
'Mpanata ( cibo ricoperto di farina o pangrattato e poi fritto ) da Empanada ( pasticcio di carni e piselli ).
Muntone ( mucchio ) da Montòn (idem).
Muorzo (boccone ) da Almuerzo ( spuntino, colazione ).
'Ngarrà ( centrare, indovinare, azzeccare ) da Agarrar ( acciuffare, afferrare ).
Nenna/Ninno ( bambino, bambina) da Niño (idem).
'Nfizzà/’Mpizzà ( ficcare, introdurre, infilare) da Fijar ( introdurre, fissare)
'Ngrifarse ( impennarsi, alterarsi, rizzarsi ) da Engrifarse (idem)
Palià (bastonare, percuotere) da Apaleàr (dare colpi con un palo).
Palomma ( colomba ) da Paloma (colomba).
Papiello (il papiro universitario o un documento ponderoso) da Papèl (carta, documento).
Passià - Passiata (camminare, camminata) da Pasear ( passeggiare ).
Ricchione (pederasta) da Orejones (nome dato dagli spagnoli (da oreja -orecchio) ai nobili peruviani viziosi e corrotti che si facevano forare ed allungare le orecchie
Riloggio ( orologio) da Reloj (idem)
Rollo ( rotolo, involto rotondo) da Rollo (idem).
Sbarià ( vaneggiare, delirare, divagarsi) da Desvariar (farneticare).
Scarfà ( riscaldare ) da Escalfar (idem).
Sciammeria (giacca elegante ) da Chamberga 要么 Chambergo (casacca, cappello a cencio).
Stare ( nel senso di essere ) da Estar ( stare, essere). In lingua napoletana spesso stare sostituisce essere come in spagnolo.
Tenere ( nel senso di avere, possedere ) da Tenér ( avere ).
Trezzià ( scoprire le carte da gioco a poco a poco ) da Terciar (mettere qualcosa in diagonale, ma ha anche altre varianti, tra gli altri significati c’è dividere in più parti).

Fonte RAE (Real Academia Espanola)

Fonte: ISPANISMI NEL DIALETTO NAPOLETANO – Giovanna Riccio (a cura di MARCELLO MARINUCCI)

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8 条评论

Sara 25 8月 2020 - 10:00

‘O tavùt (la bara)/ El ataud
‘A làpis (la matita)/El lápiz

答案
Domenico Tortora 25 8月 2020 - 14:21

Mancano altri termini, come sta zerrato CHIUSO, dalo l spagnolo (Cerrato) chiuso ; e ancora:
zucchine alla scapece con l’aceto; dallo spagnolo Escapece , modo di preparare tutte le verdure appunto.com l’aceto…..ecc
Ecc.

答案
Alejandro 29 11月 2020 - 23:32

¡Escabeche, hombre!

答案
费德里科·夸廖洛 29 11月 2020 - 23:33

Certo, sono ovviamente delle suggestioni quelle elencate, diventerebbe lunghissimo elencarle tutte

答案
Alejandro 29 11月 2020 - 23:38

Anche in Spagna abbiamo il “Belén” molto usato a Natale. Mi sembra che questa tradizione viene di Napoli.
Nelle isole balleari una volta appartenienti al regno di Aragona come Napoli, cè un cibo tradizionale molto simile a la pizza, se chiama “coca”.

答案
Gianfranco Amiranda 2 12月 2020 - 23:05

Anche cajola appunto da cajola-gabbia e currea da correa-cinta.

答案
Íñigo Álvarez de Toledo 2 4月 2021 - 10:38

Credo che nella prima parte del articolo si usa catalano ed aragonese come sinonimo, ma non esisteva Catalonia come entità politica, solo il Regno d´Aragona, in gran parte di cui non si parlava catalano.

Carlo di Borbone fu prima Re delle Due Sicilie e rinunciò per diventare Re di Spagna etc.

Grazie e saluti

答案
Massimo 21 5月 2021 - 14:07

uno che parla di aragonesi e …catalani , mi fa capire molto sulla parzialita’ dei suoi racconti .

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