Vincenzo Bellini e gli studi a Napoli: dal primo amore alla “Norma” per il maestro

Al civico 51 di via San Sebastiano si trova il liceo Vittorio Emanuele II, con il suo portale seicentesco del monastero soppresso nel 1807 che dà il nome alla strada. Qui mossero i primi passi compositori e musicisti che cambiarono il modo di intendere la musica, e tra questi c’era anche il catanese 文森佐·贝里尼.

Prima di addentrarci nelle vicende personali del Bellini a Napoli, bisogna tener presente che, prima che si aprisse l’ingresso da 但丁广场, questa era l’unica entrata al complesso, il quale divenne sede fra il 1808 e il 1826 del Real collegio di musica dalla Pietà dei Turchini, soprannominato semplicemente “di San Sebastiano”. Dal luglio 1819 ne entra a far parte come allievo anche Vincenzo Bellini, che ebbe come maestri Giovanni Furno, Giacomo Tritto e, dal 1822, Nicola Antonio Zingarelli.

Qui approfondisce in particolare gli studi sui compositori come Haydn, Mozart, Jommelli, Paisiello e Pergolesi, del quale, si dice, apprese a memoria addirittura tutte le opere. Scrisse a tal proposito Francesco Florimo, compagno di studi e biografo di Bellini:..entrando nella sua camera, mentre sonava il cembalo, lo trovai con lagrime. Maravigliato, ne dimandai il gli occhi pieni di perché. E come non piangere, mi disse, contemplando questo sublime poema del dolore?’ Era lo Stabat“.

文森佐·贝里尼(Vincenzo Bellini)和他在那不勒斯的学习:从他的初恋到大师的“诺玛”
Il portale d’ingresso dell’ex Real collegio di musica dalla Pietà dei Turchini

Bellini a Napoli: l’inizio del successo

Bellini giunse a Napoli nel 1819, prima di compiere 18 anni, ottenendo una borsa di studio per il perfezionamento. Il giovane compositore aveva acquisito nella sua Catania una preparazione musicale rudimentale, che gli consentì di far brillare il suo talento, condizione indispensabile per ottenere l’ammissione all’ormai unica scuola di musica di Napoli del tempo. Imbarcatosi da Messina, giungerà al porto di Napoli soltanto dopo cinque giorni di tempesta, scampando ad un terribile naufragio.

很遗憾 non è possibile identificare la stanza occupata per ben sette anni dal catanese nella struttura di via San Sebastiano, né la porta barocca custodita nel museo Storico può aiutare. Eppure nel 1886 Pio Molaioni scrisse un componimento poetico dal lungo titolo “Nella stanzetta condottovi di V. Bellini, dove, anni sono, potei entrare dall’illustre commendatore Florimo“. In esso ricorda “il dolce nido del Siculo Usignolo, / dove parmi sentire il canto di Lui che sciolse ad altra plaga il volo“.

Nel 1825 presenta al teatrino del conservatorio la sua prima opera, Adelson e Salvini, come lavoro finale del corso di composizione, tra il 10 e il 15 febbraio. In quelle serate di pura passione fu presente anche 加埃塔诺·多尼采蒂 che, terminato lo spettacolo non resistette, salì sul palcoscenico e abbracciò Bellini, che si commosse. Il giovane Bellini tuttavia non stimava la sua prima opera, tanto da annotare: “Fine del Dramma, alias Pasticcione“. Inoltre, in questo collegio compose nel 1826 per il teatro San Carlo il melodramma in due atti “Bianca e Gernando”.

Il primo amore e il ritorno a Napoli

Verso la fine del 1822 Vincenzo incontrò Maddalena Fumaroli, figlia di un magistrato napoletano, ed ecco che sbocciò l’amore. Il padre però impose alla ragazza di allontanare il corteggiatore, di umili condizioni, salvo poi a andandolo a cercare quando a Milano si affermò la sua fama. Il musicista, però, rifiutò la proposta dell’uomo e Maddalena morì nel 1835, pochi mesi prima dello stesso Bellini. Il 5 aprile 1827 il catanese lasciò Napoli per Milano.

Cinque anni dopo, una volta tornato a Napoli nel gennaio 1832, decise di andare ad alloggiare nel suo vecchio collegio di San Sebastiano e dormire nella stanza dell’amico Florimo. Gli allievi di allora, quindi, gli prepararono una sorpresa: sulla porta dell’ingresso comparve una ghirlanda con la scritta ‘Amore Onore Virtù / Gloria e Sapere / Tutto è riposto in te Bellini’. L’episodio avvenne probabilmente nella vicina struttura di San Pietro a Majella, oggi il Conservatorio della città, dove l’istituzione si era nel frattempo trasferita, insieme alle altre scuole di musica della città.

文森佐·贝里尼(Vincenzo Bellini)和他在那不勒斯的学习:从他的初恋到大师的“诺玛”
Lapide dedicata a Vincenzo Bellini posizionata all’ingresso dell’attuale Liceo Vittorio Emanuele in via San Sebastiano

Zingarelli, l’eterno maestro di Bellini

Durante il suo secondo soggiorno napoletano, Bellini si recò spesso dal suo vecchio insegnante Nicola Antonio Zingarelli, a cui riconosce i meriti di avergli impartito la giusta disciplina: “Io di nulla vi sono più tenuto, mio ottimo maestro, di nulla più che dei vostri rigori, ed anche, permettetemi che ve lo dica, dei modi burberi che usavate con me”.

A Zingarelli il catanese sarà sempre riconoscente, al punto da dedicargli probabilmente la sua opera più celebre, la “Norma“. L’11 marzo 1834, da Parigi invia una missiva a Francesco Florimo: “Zingarelli dunque ha fatto pace colla mia musica? Ho piacere che l’opera a lui dedicata la trovi la più bella fra le altre mie”. A tal proposito Florimo scrisse: “lo Zingarelli, cui Bellini per gratitudine dedicò questa sua Norma, considerandola, versava lagrime di tenerezza, e diceva a coloro che l’attorniavano, ed io era fra gli altri: Non ve lo dissi le mille volte che questo Siciliano avrebbe riempito il mondo di sé?”.

La sua ammirazione nei confronti del maestro esce allo scoperto già nel 1829: “Una lettera del nostro esprime da Milano gratitudine per caro maestro Zingarelli di congratulazione per la riuscita della Straniera, piena di tanta affezione, che mi ha fatto versare lagrime di tenerezza e di sentita riconoscenza… non posso dirti se fosse per me premio maggiore e più desiderato, o il favore straordinario de’ Milanesi o le calde e sentite parole indirizzatemi dal sommo mio precettore”.

In un’altra lettera, sempre indirizzata all’amico Florimo, riferendosi al Miserere andato in scena a San Pietro a Majella, il compositore siciliano allertava l’amico: “Ringrazia Zingarelli dei suoi avvisi, e baciagli le mani, facendogli mille congratulazioni per la riuscita della sua musica”.

In realtà Zingarelli non apprezzò mai veramente a pieno la musica di Bellini: “A voi, che già credete fare l’innovatore, io dico che non site nato per la musica!”. Solo successivamente alla sua prematura scomparsa, l’insegnante avrebbe ammesso la sua lungimiranza: “Ah! fossi io morto invece; l’arte nulla avrebbe perduto!”. Beffardo che poi la musica per le onoranze funebri furono composte proprio da lui.

文森佐·贝里尼(Vincenzo Bellini)和他在那不勒斯的学习:从他的初恋到大师的“诺玛”
文森佐·贝里尼

L’aneddoto di Rossini e Mercadante

Nella primavera 1815 anche Gioacchino Rossini visitò il collegio di San Sebastiano. A farcelo sapere è un contemporaneo del suo tempo, Carlo Del Balzo, con un aneddoto che coinvolge anche il giovane allievo del Conservatorio Saverio Mercadante: “..il gran maestro, udite due sinfonie di Mercadante giovinetto, se lo abbracciò con la più viva emozione, e poi strinse la mano a Zingarelli, uscendo in queste memorabili parole: Vi faccio i miei complimenti per questo vostro caro allievo. Le sue due composizioni mi danno seriamente a pensare, e vedo bene che vostri allievi che incominciano dove noi terminiamo”.

Se Napoli è diventata la città della musica è anche grazie a storie come queste. Perché, ammetiamolo, le 那不勒斯的故事 non smetteranno mai di sorprenderci.

参考书目

Carlo Raso, Napoli Guida Musicale Tutta la città in 34 itinerari, Franco Di Mauro Editore, 2004, Napoli

Carmelo Neri, Ritratto biografico di Vincenzo Bellini, Algra Editore, 2016

Carmelo Neri, Vincenzo Bellini – Nuovo Epistolario 1819-1835, Editoriale Agorà, 2005

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