拉斐尔和那不勒斯总督:保存在卢浮宫的画作

Quello del dipinto di Raffaello conservato al Louvre di Parigi e che vede la viceregina Dona Isabel de Requesens y Enriquez de Velasco, moglie del viceré di Sicilia e Napoli Raimondo di Cadorna, immortalata nel 1518 su una tela 120×95, è uno dei misteri più affascinanti del mondo dell’arte.

Il quadro viene chiamato dalla moltitudine “La Gioconda di Raffaello” e raffigura la viceregina di Napoli nelle sue stanze private, probabilmente all’interno di 新堡, forse nella villa di Agostino Chigi a Roma o nella villa di Poggio Reale a Napoli. Indossa una veste di velluto rosso, molto pregiata, e un cappello della stessa finitura, con dei gioielli che sporgono.

Ha 22 anni la viceregina, è giovane, bella e amata dal popolo. Ma per secoli, si è creduto che il dipinto raffigurasse Giovanna d’Aragnona, figlia di Ferdinando d’Aragona duca di Montalto (a sua volta figlio illegittimo del re Ferrante) e di Castellana de Cardona (figlia a sua volta di Isabel de Requensens). Fino a quando, nel 1997, il professore di Friburgo Michael P. Fritz scoprì che si trattava della viceregina di Napoli, moglie (in seconde nozze) del viceré Raimondo de Cardona. 

Raffaello e la viceregina di Napoli: il dipinto conservato al Louvre
Raffaello – Dona Isabel de Requesens y Enriquez

La viceregina Isabel de Requesens

Isabel de Requesens pare che fosse bellissima, tanto che le furono dedicati centinaia di versi da altrettanti poeti e artisti. Quel che sappiamo di lei è che fu la figlia del primo conte di Palamós Galcerán de Requesens e Joan de Soler e della castigliana Beatriz Enríquez de Velasco, cugina del re Ferdinando il Cattolico.

Seguendo la politica di alleanze ideata dal padre, Isabel sposò suo cugino di primo grado Ramón Folch de Cardona-Anglesola, duca di Soma e conte di Oliveto e di Bellpuig.

L’11 maggio 1506 Ferdinando il Cattolico approvò il matrimonio, che era stato concesso a Salamanca il 16 gennaio. Alla fine di quello stesso anno, a Napoli, si svolsero i festeggiamenti, davanti al re.

Alcune fonti indicano che ebbero due figli (Fernando e Catalina), altre ne aggiungono un terzo, Antonio; infine, secondo Marino Sanuto, ebbero quattro figli, due maschi e due femmine: 安东尼奥, il primogenito, che era muto, Maria (1507/1510) Beatrice (1511-1535) Fernando de Cardona-Anglesola y de Requesens (20 novembre 1521-1571), secondo duca di Soma. Visse a lungo nel Palazzo Requesens a Barcellona, ​​luogo che dal 1917 è sede della Real Academia de las Buenas Letras de Barcelona.

Isabel ereditò i titoli italiani delle contee di Trivento e Avellino, concessi al padre per aver combattuto al fianco del re Carlo V, nonché la contea di Palamós, la baronia di Calonge e la signoria di Sant Feliu de Guíxols.

Leggenda vuole che il condottiero Francisco d’Ávalos, marito di Vittoria Colonna, ne rimase affascinato, al punto che si narra che in un momento di audacia, durante la celebrazione di una cena, osò far scivolare una magnifica collana di perle e pietre preziose lungo la scollatura della viceregina. Il giorno dopo Isabel si affrettò a restituire a Vittoria Colonna, che era sua cugina, il dono. Non c’è dubbio, sulla base delle testimonianze dei suoi contemporanei, che Isabella fu una grande dama che conquistò Napoli e una grande protettrice delle arti, contribuendo in modo decisivo con il suo slancio al trionfo del Rinascimento contro il tardo gotico.

Quando suo marito morì nel 1522, commissionò un mausoleo per la sua memoria nel convento di San Bartolomé a Bellpuig allo scultore nostrano Giovanni Merliano da 诺拉. L’opera è in marmo bianco e per l’occasione fu utilizzato quello di Carrara: in Spagna risulta molto famosa ed è una delle più importanti del suo genere. Nel 1842, dopo l’esclaustrazione, il mausoleo fu trasferito alla chiesa di San Nicolás.

Dieci anni dopo la morte del marito, il 5 marzo del 1532, a 36 anni, Isabel de Requesens si spense a Napoli. Fu sepolta nella Basilica della Santissima Annunziata Maggiore, ma la sua tomba scomparve durante un incendio nel 1757, alimentando ancor di più quell’alone di mistero e fascino intorno alla sua figura.

I capricci di Francesco I per avere la viceregina

Riavvolgiamo il nastro e cerchiamo di chiarire come mai Raffaello si sia interessato a dipingere la viceregina di Napoli, Isabel de Requesens. Tutto ebbe inizio quando il cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena, già ritratto da Raffaello e del quale l’artista doveva sposare la nipote Marietta (ma s’invaghì della cosiddetta Fornarina), con l’ascesa di papa Leone X era diventato filofrancese.

Per questo motivo si trasferì per un breve periodo presso la corte francese di 弗朗西斯一世。, donnaiolo e rivale del marito della cugina della viceregina di Napoli Elisabetta, Ramon Folch de Cardona-Anglesola, in modo da convincerlo a diventare imperatore del Sacro Romano impero.

Francesco I fu uno dei primi grandi re francesi che comprese l’importanza dell’arte e della cultura. Aveva ospitato Leonardo da Vinci ad Amboise e da lì a poco avrebbe fatto di tutto per assicurarsi anche i lavori di Primaticcio, 说过 Primatice o “il Bologna”, per rimettere a nuovo il castello di Fontainebleau. Francesco I fu un mecenate prima di essere un re, e così chiese al religioso un dipinto proveniente dalla sua scuola del celebre artista e architetto Raffaello Sanzio.

Il Bibbiena si attivò immediatamente, facendo recapitare a Raffaello la richiesta di ritrarre la famosissima e bellissima viceregina di Napoli, dona Isabel. In quel periodo Raffaello era certamente l’artista largamente più richiesto, con una bottega che poteva contare una cinquantina di apprendisti, ed era solito far attendere la maggior parte dei clienti, ma non il cardinale.

Raffaello, come si vede anche ne «La Velata» degli Uffizi, era magistrale nel dipingere il panneggio creato dalla piega delle maniche e anche in questo caso lo dimostra. Dalla veste spunta la camicia a sbuffo con striature dorate, un’ampia scollatura mentre una mano accarezza il ginocchio.

Giunsero in Francia la grande Sacra Famiglia, chiamata Madonna Spinola, 这 San Michele che sconfigge Satana e, appunto il ritratto della viceregina di Napoli. La tavola fu inviata in dono al re di Francia il 10 agosto 1518.

Raffaello o Giulio Romano?

A raccontare questa storia è anche Giorgio Vasari, il pittore e storico dell’arte che diede alle stampe nel 1550 Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori. E’ lui a scrivere nero su bianco che Raffaello si occupò del disegno e di dipingere il volto della viceregina Isabel e che a portare a termine l’opera ci pensò uno dei suoi allievi più celebri, Giulio Romano.

Tuttavia, a smentire Vasari fu lo stesso Raffaello. Nella lettera di accompagnamento al dipinto inviato al duca di Ferrara, il Sanzio affermò senza mezzi termine che l’opera era stata dipinta interamente da uno dei suoi assistenti, fatto partire di fretta e furia appositamente verso Napoli. Si trattava di Giulio Romano, il numero uno degli allievi di Raffaello. In realtà, recentemente, è stato assodato che il maestro diede anche dei ritocchi finali al dipinto.

Le condizioni dell’opera, però, non sono mai state al sicuro. La tela risulta compromessa già dal 1540, quando fu commissionato il primo restauro a Primaticcio, e nel XVII secolo, quando fu strappata dalla tavola per essere riposta su tela. A causa di queste operazioni, il quadro è costantemente sotto osservazione. Ad oggi è possibile ammirarlo al Museo del Louvre di Parigi e sulla descrizione c’è scritto “Raffaello Sanzio e aiuti (Giulio Romano)”.

Il dipinto è importante perché inaugura un genere, il cosiddetto “ritratto del dispositivo”, che avrà molti seguaci e raggiungerà il suo pieno splendore con 提香 Velázquez. Ecco perché ne furono riprodotte molte copie che oggi sono sparse in diversi palazzi d’Europa. Lo stesso Alfonso d’Este, che aveva salvato Ferrara grazie alla relazione amorosa tra il viceré e “La Brognina”, commissionò a Raffaello una copia per lui e i principi tedeschi fecero rappresentare le loro mogli con gli abiti che Isabel indossa nel suo ritratto.

Raffaello e la viceregina di Napoli: il dipinto conservato al Louvre
Raffaello- Autoritratto

Una piccola curiosità

Ad essere attratta dal dipinto, ma soprattutto del soggetto, è stata anche Angela Clayton, una giovane americana appassionata di moda. La ragazza è riuscita a ricreare l’abito indossato nel quadro dalla viceregina di Napoli. Il risultato? Eccolo in questi video.

参考书目

Vittorio Ricci, L’enigma di una dama – La viceregina del ritratto di Raffaello, Amazon Digital Services LLC, 2022

Pierluigi De Vecchi, Raffaello, Rizzoli, Milano 1975

Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, Giorgio Vasari, Newton and Compton, Roma, 2015

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