La tomba profumata di Nicolò l’eremita a Santa Restituta

Fino a poco tempo fa, quando si accedeva al 大教堂 di Napoli, si veniva attratti immediatamente dalla tomba profumataNicolò l’eremita, custodita all’interno della Basilica di Santa Restituta. C’era un odore paradisiaco proveniente dalla bellissima sepoltura del beato di origini longobarde, posta al di sotto dell’immagine di Santa Maria del Principio, come dicono le fonti, che riempiva le narici dei passanti, intenti ad ammirare gli interni della Cattedrale.

La tomba profumata di Nicolò l'eremita a Santa Restituta
Il mosaico di Santa Maria del Principio, sopra alla tomba profumata

Nicolò l’eremita e l’amicizia con la regina

A raccontarci questa storia è il religioso Carlo Celano, 在他的 ”Notizie del bello dell’antico e del curioso della città di Napoli”. Nella sua opera, infatti, sono descritti dettagliatamente momenti di vita quotidiana di una Napoli oramai sparita, ma che ci fa sognare ad occhi aperti. E’ Celano a raccontarci di questo fra Nicolò, che in pellegrinaggio giunse a Napoli all’inizio del Trecento, per trasferirsi nei pressi della chiesetta di S. Maria a Circolo, dipendente dal monastero di S. Pietro a Castello, a Pizzofalcone.

Il suo animo gentile conquistò il cuore dei regnanti di Napoli, Carlo II d’Angiò, detto lo zoppo, e Maria d’Ungheria. Fu in particolare la regina ad affezionarsi all’eremita, al quale fece pervenire laute somme di denaro attraverso un giovane di Aquino, tale Perinotto, in modo da garantirgli il sostentamento giornaliero. Nicolò l’eremita nel frattempo combatteva contro il Demonio, tra le mura delle Catacombe napoletane.

La tomba profumata di Nicolò l'eremita a Santa Restituta
Maria d’Ungheria

La morte “per mano” del Diavolo

L’11 maggio del 1310, come ci racconta il Celano, armato e solo Perinotto, impossessato dal Diavolo, senza nessun motivo si recò nella grotta in cui era solito incontrarsi con frate Nicolò. Lo trovò come sempre intento a pregare, accanto a un’icona sacra. «Perinotto, perché sei venuto armato?», gli chiese il religioso, sorridendo, non appena si accorse della sua presenza.

«Vengo così per ucciderti» – fu la gelida risposta dell’ empio. Con tutta la calma del mondo, l’eremita gli disse: «Perinotto, se tu hai questo pensiero ricordati d’essere cristiano». Il Celano ci racconta che per dissuaderlo, gli indicò tutte le punizioni divine che avrebbe subito.

«Non puoi persuadermi. O mi uccidi tu, O ti uccido io», controbatté Perinotto. «Ch’io t’abbia a toglier la vita, non piaccia a Dio; se poi tu conosci in me cosa ch’offeso t’abbia, fa pur quel che a te pare», concluse il beato. Senza pensarci due volte, il Diavolo, per mezzo di Perinotto, sguainò la spada e con un colpo ben assestato lo trafisse, uccidendolo. Prima di esalare il suo ultimo respiro, Nicolò disse: «Ti perdoni Iddio pietoso; tanto figliuol mio salvati, salvati presto”。

D’un tratto, tornato in sé e pentitosi, Perinotto provò ad allungare la gamba ma non vi riuscì. O il Diavolo o la potenza divina lo avevano immobilizzato. Cercò di scappare, ma nulla. Così, alle prime luci dell’alba, passarono da quelle parti alcuni operai, i quali, vedendo il corpo del frate morto e l’uomo affianco con la spada insanguinata, si adoperarono ad afferrare Perinotto, portandolo dal governatore. La sentenza fu chiara, forse per via dell’amicizia con la regina: 判处死刑.

La tomba profumata di Nicolò

Successivamente, la regina Maria d’Ungheria si recò presso la grotta, insieme con altre guardie. Nicolò l’eremita fu spogliato di tutto, una camicia di pelle d’orso, un cilicio e alcune catene di ferro. Un pezzo del suo abito fu strappato dalla regina, ordinando in seguito un funerale solenne. Subito dopo le celebrazioni, il cadavere del religioso cominciò a profumare di un odore intenso che, come ci racconta Carlo Celano, ricordava il Paradiso.

Nell’agiografia dell’eremita, redatta da Giacomo de Pisis, notaio della cancelleria nonché regio familiare, prima del 1319, anno della sua morte, su commissione della stessa regina, si legge che i suoi resti furono posati all’interno del feretro, che da quel giorno divenne oggetto di venerazione. Il nuovo sarcofago del beato Nicolò, come si desume dalla Visita pastorale e dalla ricognizione delle reliquie eseguite negli anni 1582-83 dall’arcivescovo Annibale di Capua, era eretto da tredici colonnine, attualmente sostituite da un basamento, mentre è ancora ben conservata la lastra frontale lavorata alla cosmatesca, cioè a incrostazione di marmi policromi, riconducibile alla stessa modalità stilistica, di importazione romana, di cui è espressione, sempre nel duomo di Napoli, l’arca di Filippo Minutolo.

Sopra di esso fu eseguito da Pippo Tesauro, pittore attivo a Napoli nei primi decenni del Trecento, un affresco raffigurante la scena dell’uccisione dell’eremita, mentre su una parete laterale furono affrescate altre immagini relative alla sua vita; queste, ancora chiaramente leggibili agli inizi del Settecento, oggi non esistono più, mentre la scena dell’uccisione, allora assai danneggiata, fu ripresa fedelmente dall’ignoto autore della tela, che ancora oggi adorna l’altare fatto erigere nel 1583 dall’arcivescovo di Capua sulla tomba del santo eremita.

Da quel momento, tutti percepirono un odore forte e la tomba profumata divenne meta di pellegrinaggio dei più fedeli. Quella tomba profumata entrò nel cuore del popolo. In quella tomba profumata veniva compianto il più grande amico della regina Maria d’Ungheria. Infatti non fu scelto un posto qualunque per quella tomba profumata, bensì sotto al mosaico di Santa Maria del Principio.

Se qualcuno riesce ancora a sentire il forte odore proveniente dalla tomba profumata, è un chiaro segno che Nicolò è lì e sta pregando per voi.

参考书目

R. Bevere, Suffragi, espiazioni postume, riti e cerimonie funebri dei secoli XII, XIII e XIV nelle province napoletane, in «Archivio storico per le province napoletane», 21 (1896)

B. Cantera, L’edificazione del duomo di Napoli al tempo degli Angioini, Valle di Pompei 1890

A. Sorrentino, La basilica di Santa Restituta in Napoli, Roma 1909

Giovanni Vitolo Esperienze religiose nella Napoli dei secoli XII-XIV [A stampa in Medioevo Mezzogiorno Mediterraneo. Studi in onore di Mario Del Treppo, a cura di G. Rossetti e G. Vitolo, vol. I, Napoli 2000, pp. 3-34 – Distribuito in formato digitale da “Reti Medievali”

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