Il “Don Marzio”: il giornale-bollettino della Grande Guerra a Napoli

Come si informavano i napoletani durante la prima guerra mondiale? Con il Don Marzio! La testata fu fondata nell’ottobre del 1860 da Luigi Pappalardo e deve il suo nome al personaggio maligno e pettegolo creato da Carlo Goldoni per la sua opera “La Bottega del Caffè“. Noto per essere stato uno dei più noti giornali napoletani tra Ottocento e Novecento, vi collaborarono alcune delle penne più raffinate in circolazione, da 恩里科·德·尼古拉, futuro primo Presidente della Repubblica, fino a Carlo Nazzaro.

Dal 1863, a causa della morta improvvisa di Pappalardo, la direzione passò a Raffaele Villari, che fino al 1871 tenne in vita questo 独角兽 meridionale. Il giornale aveva un’uscita di dieci volte al mese, al prezzo di 7 centesimi: l’abbonamento, invece, costava 18 tarì per un anno o 10 tarì per sei mesi.

Il "Don Marzio": il giornale-bollettino della Grande Guerra a Napoli
Enrico De Nicola e Benedetto Croce

Don Marzio e le sue penne

Al successo del Don Marzio contribuirono personaggi come Raffaele Villari, Stefano Ribera, Michelangelo Bottri, Giuseppe Romeo Pavone, Placido Luca Trombetta (che si occupava delle immagini). Ma non solo, anche uomini del calibro di 恩里科·德·尼古拉, Giovanni Artieri e Carlo NazzaroPeppino Turco (1846-1903), autore insieme a Luigi Denza della celebre Funiculì funiculà, scritta nel 1880 a Castellammare di Stabia o forse nel retrobottega della Casa Musicale Ricordi di 通过基亚亚.

L’eredità di Turco fu pesante: alla sua morte improvvisa, durante un banchetto a Roma, Napoli rispose facendo risuonare per un giorno intero la sua più famosa canzone, dai pianoforti di tutta la città.

Successivamente a Turco, editore del «Don Marzio» fu Roberto Pansini. Perennemente indebitato, si dimostrò un ingegnoso editore, di larghe vedute. Celebre la leggenda (ma che non sembrerebbe tale) secondo cui un giorno, avvertito dell’imminente arrivo di un ufficiale giudiziario, fece murare in fretta e furia la rotativa per la stampa in uno sgabuzzino, essendo quello l’unico bene di valore e strettamente necessario alla sopravvivenza del giornale.

Un altro episodio che vede per protagonista il Pansini, fu quella in occasione dell’incontro con il ministro degli Interni, il quale, avendolo accolto a Roma, gli chiese notizie circa La nave Gabriele D’Annunzio, che in quei giorni era in scena Napoli. Pansini, che non si interessava di determinate vicende, rispose: “Eccellenza mi scusi ma io non mi occupo di questioni mercantili“. Bene, ma non benissimo.

Sul primo numero, in prima pagina, una sorta di redazionale recitava:

"In mezzo tanto sperpero di stampe, e fra tante lingue fradicie che si dimenano e guizzano come le fiammelle che invocano Bertramo nel Roberto il diavolo, non vorrai tu popolo mio far gli occhietti dolci a una nuova cinica creatura che nella generale redenzione vuolsi investire del nome di Don Marzio? Sai tu popolo e popoletto mio chi è questo Don Marzio?

Non ha ancor toccato i quarant’anni: ha un gran cappello a teglia, e un bel paio di lenti con nuovi vetri, che gli affilan proprio la vista e gli inforcano superbamente il suo naso a larghe narici. – Lo spirito gli sprizza dagli occhi, e fors’anche dalle brache, e vi è tutto in lui: del borghese, del provinciale, dell’idiota, del saccente, meno del disonesto e del triviale!

Col suo piccolo redingòte all’inglese si terrà quà e là, chiederà conto a tutti e di tutto. Non farà nojose anticamere alle autorità stabilite o prestabilite, ma siederà cinicamente e freddamente vicino i loro scrigni, e le loro sedie curuli….. o no!!…..

I pescivendoli che t’insultano, i pastajuoli che rubano il popolo minuto senza che nessuno vi badi, i fruttajuoli, gli erbajoli, i pizzicagnoli, i panettieri, gli stampatori che fanno quel che vogliono, e quello che noi non vorremmo!“.

Il "Don Marzio": il giornale-bollettino della Grande Guerra a Napoli
La prima pagina del primo numero del Don Marzio

Don Peppì fate presto!

La direzione del giornale passò dunque al Vasquez, anche se ad occuparsi praticamente di ogni sfaccettatura del giornale fu Giuseppe Rossi. Costui, durante la prima guerra mondiale, ebbe il merito di inventare un grande cartellone che, esposto al balcone dell’attuale piazza Sette Settembre, ma che allora si chiamava Largo dello Spirito Santo, informava i cittadini sulle novità belliche. Insomma, un precursore del televideo, di Facebook e delle newsletter.

Rossi era solito appendere le ultime novità provenienti dal fronte, cosicché tutti i giorni i napoletani potevano radunarsi e venire a conoscenza circa l’andamento della guerra. Ma, quando il cartellone non veniva ancora affisso, la gente, da sotto, gridava a gran voce: “Don Peppì fate presto!“. Incredibile quanto i napoletani siano stati i precursori di rudimenti di tecnologie moderne.

Piccola curiosità: fu proprio Giuseppe Rossi che compilò a mano l’ultimo bollettino di guerra, quello della vittoria, dettato nientemeno che da 阿曼多·迪亚兹 亲自。

La fine di un’era

Alla fine il Don Marzio fu rilevato da 弗朗切斯科·布菲 (1887-1932), una delle penne più celebri del giornalismo napoletano. Dapprima come reporter de “ 早晨“, poi tra i fondatori de “南方“, la sua irriverenza venne vista subito male del regime Fascista. Avendo fondato il bisettimanale su carta verde ‘O seje e vventidoje, sequestrato per ben quarantacinque volte su ordine di Mussolini, che ne dispose nel 1931 anche la radiazione dall’albo professionale, non ebbe vita facile.

Non riuscì a mantenere in vita nessuno dei suoi giornali, che così, decise di chiudere per sempre.

参考书目

Andrea Jelardi,那不勒斯的街道、人物和故事,从波西利波到托莱多,Alfredo Guida Editore那不勒斯,2007

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