La grotta di Seiano a Coroglio, il capolavoro di ingegneria romana

La grotta di Seiano a Coroglio, il capolavoro di ingegneria romana

È difficile descrivere la sensazione che regala la grotta di Seiano dopo aver percorso l’ultimo metro del lunghissimo tunnel. È uno dei capolavori dell’ingegneria romana più belli d’Italia, pur essendo un semplice tunnel scavato nella roccia di Posillipo.
È infatti lungo poco più di un chilometro e collega Coroglio con un piccolo spiazzo sul mare che, altrimenti, non avrebbe avuto nessun altro accesso via terra.

Rappresenta un po’ l’animo degli antichi romani: dove non c’è una strada, si crea. E, quando si costruisce, si fa in modo che duri per sempre, per ricordare la grandezza dell’impero a tutte le generazioni future.

Le sue dimensioni importanti (quasi 1km!) e l’eleganza della struttura hanno affascinato tantissimi turisti stranieri: si dice che qui dentro sia rimasto incastrato addirittura Arthur Conan Doyle, che volle esplorare da solo le piccole cavità che si trovano sui lati della grotta, pensando fossero ulteriori passaggi.
In realtà anche quei dettagli furono voluti: si tratta di fori per il passaggio dell’aria.

Grotta di Seiano

La Grotta di Seiano e la superstar dell’ingegneria militare

Il primo traforo fu ordinato da Marco Vipsanio Agrippa, lo stratega di Augusto, e realizzato dalla superstar dei trafori: Lucio Cocceio Aucto, uno degli ingegneri militari più famosi dell’antica Roma. Era originario di Cuma e portano la sua firma il Portus Iulius, ovvero il porto di Pozzuoli che era uno dei più importanti d’Italia, e buona parte dei tunnel romani della Campania: dalla Grotta di Cocceio e la Crypta Romana a Cuma arrivando alla Crypta Neapolitana, l’unica via d’accesso a Fuorigrotta da Mergellina per circa 2000 anni, e la nostra Grotta di Seiano.
Fu probabilmente anche l’autore del Pantheon di Roma.

Sulla vita di Cocceio si sa molto poco oltre i dati riportati da Strabone. Alcuni studiosi mettono in dubbio la sua stessa esistenza o l’attribuzione delle opere a lui ricollegate. Quel che è certo è che la mente geniale che costruì quelle opere le realizzò talmente bene da garantire ancora oggi un perfetto stato d’uso. Dopo duemila anni.

La grotta prese il nome di “Grotta di Seiano” perché, diversi anni dopo, l’imperatore Tiberio ordinò l’allargamento e la sistemazione del traforo realizzato inizialmente da Cocceio.

Parco archeologico grotta di Seiano
Il Parco Archeologico – Fotografia di Margherita Chiaramonte

Una villa di lusso

I romani ci sapevano fare con il lusso, non c’è che dire. Un tempo, alla fine della grotta di Seiano, c’era un bel complesso di edifici nobiliari con un teatro all’aperto e terrazze panoramiche che affacciano da un lato sulla baia di Trentaremi, con il panorama del Golfo di Napoli, e dall’altro sul golfo di Pozzuoli, con Nisida e i tramonti che incantano il cuore.

D’altronde, la zona fu scelta da altri intenditori: il liberto Publio Vedio Pollione che volle passare a Neapolis la sua vecchiaia, godendosi una lauta pensione dopo una vita fatta di risparmi e lavori. Si dice fosse un uomo crudelissimo e le leggende a lui legate sono ambientate sulla Gaiola. Vicino c’è anche la Scuola di Virgilio, dove si racconta che il poeta-mago mantovano radunasse i suoi discepoli per realizzare complesse alchimie.

Grotta di Seiano anni 30
La grotta negli anni ’30

La grotta di Seiano e Schopenhauer

Fra i tanti ospiti illustri che visitarono la Grotta di Seiano ci finì il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer durante la sua visita nella Napoli borbonica.
Dopo secoli di abbandono, infatti, Ferdinando II di Borbone ordinò il restauro della Grotta di Seiano, trasformandola di fatto in un monumento turistico. Il risultato? Diventò meta di visite di tantissimi stranieri e così fu fino alla II Guerra Mondiale, quando fu trasformata come ricovero antiaereo.

Schopenhauer dedico un passaggio molto importante della sua opera filosofica alla “Grotta di Posillipo”. Ne parla nella “Volontà nella natura” e spiega come una persona entra nella grotta e si addentra sempre più nell’oscurità e poi, una volta giunto nel punto più buio, comincia a scoprire che il cammino si rischiara sempre di più. È anche un riferimento al mito della caverna di Platone. Nel caso di Schopenhauer, però, l’Uomo non è schiavo del mondo delle ombre, ma è capace, tramite la volontà, di tornare alla realtà. Per seguire per intero il ragionamento filosofico, rimandiamo al link in sitografia.

Oggi la grotta è parte del Parco Archeologico del Pausilypon e, dopo anni di incuria e abbandono, è visitabile su prenotazione.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
https://www.treccani.it/enciclopedia/lucio-aucto-cocceio_%28Enciclopedia-Italiana%29/
https://ritirifilosofici.it/la-grotta-di-posillipo-molto-piu-di-un-esperimento-mentale/

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