Marcello Torre: il sindaco di Pagani ucciso dalla camorra

Marcello Torre: il sindaco di Pagani ucciso dalla camorra

Ci sono persone il cui nome è indissolubilmente legato a un territorio, a una città. Persone la cui vita rappresenta uno sprono a fare meglio, a non sprecare tempo, a lottare per cambiare le cose e rendere il nostro mondo, la nostra città, il nostro quartiere un posto migliore. Marcello Torre è una di quelle persone e questo i cittadini di Pagani lo sanno bene. Ma a volte viene il sospetto che quelle convinzioni in apparenza così solide nascondano delle crepe. E verrebbe da pensare che gli ideali di giustizia, onestà e legalità non abbiano lo stesso peso per tutti. Allora è giusto che se ne continui a parlare. E per farlo non c’è cosa migliore che “servirsi” di esempi illustri come Marcello Torre

marcello torre
Archivio famiglia Torre

Il Pantheon della legalità

Nello scrivere queste righe mi piace immaginarmi all’interno di un “Pantheon della legalità“. Avete presente il celeberrimo monumento di Roma nei pressi di Piazza Navona, quello col buco al centro? Quel posto è considerato da tutti un luogo speciale, dove sono conservate tombe e cenotafi di illustrissime figure che hanno fatto la storia del nostro paese in ogni ambito.

Ecco, in questo momento mi trovo proprio in un posto del genere, ma con una piccola sostanziale differenza. Ovunque mi volti vedo scritti i nomi di persone che hanno dato la vita per un’ideale di legalità che ancora oggi stenta ad affermarsi. E un po’ mi si stringe il cuore perché quelle persone, più che in un freddo edificio di marmo, preferirei vederle altrove: in una sede di giornale, in un consiglio comunale, in chiesa, in famiglia, in tribunale. Eppure sono lì! E tra le tante (troppe!) targhe mi soffermo su una in particolare, alla quale sono particolarmente legato per le mie origini: Marcello Torre

marcello torre
Archivio famiglia Torre

Marcello Torre: il “Raffaello” della lotta alla mafia

Nel mio Pantheon personale collocherei Marcello Torre al posto che, in quello originale, attualmente è occupato dal sommo pittore Raffaello Sanzio. Perché come lui è l’emblema lampante di un’ideale, un esempio inarrivabile ma comunque perennemente stimolante, che ci inorgoglisce e che ci rende fieri di essere italiani. Ma che (ahime!) ci fa profondamente vergognare.

Perché un uomo così, il cui talento per la cosa pubblica e la cui passione per la giustizia sorprende ancora oggi, raramente si trova! Nasce a Pagani nel 1932 e cresce in una famiglia della borghesia liberale della città. Affianca la sua professione di avvocato a quella di politico. Nonostante la giovanissima età ricopre ruoli di rilievo (dirigente diocesano della Gioventù Italiana di Azione Cattolica, vice-presidente della Provincia con la Democrazia Cristiana, consigliere comunale di Pagani e infine sindaco della stessa città).

marcello torre
Archivio famiglia Torre

Questo cursus honorum è rafforzato da una brillante carriera forense che gli porta tanti onori (negli anni ’60 affianca in molti processi il futuro Presidente della Repubblica Giovanni Leone) ma anche tante critiche, soprattutto per aver difeso in alcune occasioni figure ambigue e controverse, vicine in alcuni casi alla criminalità organizzata del territorio.

Ma il nome di Marcello Torre è al di sopra delle critiche e delle malelingue perché non è mai sceso a compromessi coi suoi clienti (tra questi “Cartuccia” alias Salvatore Serra, boss del territorio che negli anni Settanta si oppone all’astro nascente della camorra Raffaele Cutolo).

La sua attività di politico riceve una battuta di arresto negli anni Settanta: Marcello Torre esce dalla Democrazia Cristiana e fonda “Il piccolo giornale” con l’intento di riunire il mondo cattolico e quello dei comunisti per lasciare un solco e incidere in positivo sul territorio. Con la rubrica “Il dito nell’occhio” inizia a punzecchiare lo scenario politico attuale, dimostrando il desiderio di soverchiare lo status quo e proporre un nuovo modo di fare politica. Negli anni Ottanta Bernardo D’Arezzo (con il quale Torre avrà un rapporto altalenante) capisce che l’avvocato è l’uomo giusto per guidare Pagani.

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Archivio famiglia Torre

Il sindaco di Pagani

Lo scenario sociale che si presenta agli occhi di un Marcello Torre ridisceso in politica (come candidato capolista nuovamente della Democrazia Cristiana) non è certo uno dei migliori. L’inizio degli anni Ottanta è segnato dalla presenza del terrorismo e della mafia e, in aggiunta, i sindaci delle comunità locali si trovano a gestire fiumi di denaro pubblico. In questo quadro generale Marcello Torre sogna una Pagani “libera e civile“.

Diviene sindaco di Pagani nell’agosto 1980, ma la sua campagna elettorale è segnata da una profonda inquietudine e da una sensazione di pericolo che lo spinge a redigere un testamento prima ancora di conoscere l’esito delle elezioni. In questa lettera testamento datata 30 maggio 1980 e indirizzata alla moglie e ai figli Torre scrive:

<<Carissimi, ho intrapreso una battaglia politica assai difficile. Temo per la mia vita. […] Conoscete i valori della mia precedente esperienza politica. Torno nella lotta soltanto per un nuovo progetto di vita a Pagani. Non ho alcun interesse personale. Sogno una Pagani civile e libera. Ponete a disposizione degli inquirenti tutto il mio studio. Non ho niente da nascondere. Siate sempre degni del mio sacrificio e del mio impegno civile. Rispettatevi ed amatevi. Non debbo dirvi altro…>

23 novembre 1980

È una data indelebile per la Campania. Il terremoto dell’Irpinia segna una ferita tutt’ora aperta, a distanza di quaranta anni. Quasi 3000 vittime, 280.000 sfollati, 3 regioni coinvolte. Sebbene Pagani non sia tra le città maggiormente coinvolte, ci sono numerosi sfollati.

Marcello Torre, novello sindaco, si prodiga in prima persona per sostenere i propri concittadini. Esegue i sopralluoghi, requisisce il Mercato Ortofrutticolo della città per adibirlo a dormitorio e utilizza i bus del trasporto locale per ospitare i malati del polo ospedaliero reso inagibile dalle scosse.

marcello torre
Archivio famiglia Torre

Ma Torre è consapevole che il pericolo principale è rappresentato dal “dopo terremoto“. L’arrivo di numerosi e sostanziosi fondi pubblici per la ricostruzione attrae inevitabilmente le brame della criminalità organizzata, interessata all’affare. In questa situazione di pericolo Torre confessa ad amici e familiari di sentirsi solo, abbandonato in questa lotta.

Torre comprende il reale obbiettivo della camorra: i fondi pubblici sono stanziati sulla base dell’effettivo numero di senzatetto e di case distrutte; dichiarare un numero sovrastimato di queste informazioni equivaleva dunque a ricevere somme in aggiunta. Per l’avvocato i reali sfollati non sono più di 300, contro i 7000 dichiarati, ed è per questo che richiede tecnici per effettuare sopralluoghi più dettagliati. Ma la sua ingerenza nelle cose della malavita viene considerata pericolosa ed è per questo che, col passare dei giorni, si sente sempre più accerchiato e alle strette.

11 dicembre 1980

Marcello Torre vorrebbe dimettersi dalla carica sindaco, ma decide di proseguire il suo mandato. Si sente accerchiato, ma non può più tirarsi indietro! L’11 dicembre 1980, verso le 08:20 del mattino, viene sparato in auto da due uomini, mentre si dirige in ufficio. La vicenda ha una grande eco presso l’opinione pubblica, dividendola.

Per la stampa nazionale la causa dell’uccisione di Marcello Torre è da ricondurre al suo rapporto professionale con “Cartuccia“, avversario di Cutolo, mandante dell’omicidio. Ma è una pista fuorviante e solo le indagini locali tentano di andare più a fondo nella faccenda.

La vicenda giuridica, grazie soprattutto alla forza di volontà della moglie Lucia e dei figli, si conclude solo vent’anni dopo con la condanna di Raffaele Cutolo.

marcello torre
Archivio famiglia Torre

40 anni dopo

Me lo immagino così, il mio personale “Pantheon della legalità”. E certe volte mi viene da pensare agli ultimi mesi di vita di Marcello Torre, costellati di preoccupazioni, pensieri e sensazioni negative. Forse lui un posto d’onore in questo Pantheon non lo avrebbe proprio voluto, avrebbe voluto continuare a vivere per migliorare la sua (e mia!) Pagani.

Ma sebbene quel posto al Pantheon degli uomini coraggiosi non fosse nei suoi piani, credo proprio che nessun altro lo meriti più di lui. E tra tante immaginazioni e allucinazioni, nella mia mente permane costantemente il sogno di un futuro in cui, in questo Pantheon, non ci sarà più spazio per nessuno. Perché nessun altro morirà per mano della camorra!

Fonti

  • Seduto su una polveriera – Storia di Marcello Torre di Alessandro Chiappetta, regia di Alessandra Bruno
  • www.associazionemarcellotorre.it

immagini provenienti dall’archivio della famiglia Torre

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