Museo Archeologico di Pithecusae: il luogo in cui riscoprire le nostre origini antiche

Museo Archeologico di Pithecusae: il luogo in cui riscoprire le nostre origini antiche

A Lacco Ameno possiamo incontrare le nostre origini: il Museo Archeologico di Pithecusae è infatti una delle più belle e importanti raccolte di reperti antichi che possiamo trovare in tutta Italia.

Nacque grazie agli scavi di un tedesco innamorato dell’Isola (non che sia una novità: Ischia, fra i tanti soprannomi, è sempre stata “l’isola dei tedeschi“), Giorgio Buchner, e ad una villa incantevole che un tempo era la casa di Angelo Rizzoli, l’uomo più amato dagli ischitani. Non c’è infatti solo la bellezza dei vasi greci e delle opere latine, ma anche l’atmosfera a dir poco divina di Villa Arbusto.

Museo Archeologico di Pithecusae: il luogo in cui riscoprire le nostre origini antiche
Il panorama dal Museo Archeologico di Pithecusae

La storia degli antichi in un museo

Il nostro viaggio comincia 55.000 anni fa, con i primi reperti di natura umana risalenti al Neolitico.

Ischia, che era chiamata dai nostri nonni greci “Pithecusa“, ci accompagna nelle numerose sale del museo quasi come se fosse un amarcord della nostra stessa Storia: dai primi ritrovamenti di rudimentali frecce e coltelli ai cocci di vaso, arrivando ad una ricostruzione di una ipotetica capanna dove vivevano i nostri remotissimi antenati.

Proprio i vasi sono la costante di questo museo e forse anche della stessa isola d’Ischia. Pithecusa, più che “isola delle scimmie” come dicono molti, probabilmente potrebbe essere un nome nato dai primi coloni greci che rimasero stupiti dalle capacità di creare grossi vasi delle popolazioni indigene. E da pithos, ovvero orcio, sarebbe nato il nome dell’isola.

Coppa di Nestore
La Coppa di Nestore

Il museo Archeologico di Pithecusae continua così, alternando la bellezza sconvolgente dei giardini, che ogni tanto si intravedono dalle finestre dei lunghi corridoi che un tempo erano la casa dell’imprenditore Angelo Rizzoli, e bellezze antiche, come i disegni greci perfettamente conservati sui tantissimi vasi che ricordano i tempi in cui Ischia era un fiorente polo commerciale: sono infatti presenti anche numerosi oggetti provenienti dalla Siria e dall’Egitto, il che testimonia l’importanza dell’Isola nell’economia del mediterraneo, prima di essere assorbita dall’orbita napoletana.

Uno dei pezzi pregiati del museo archeologico di Pithecusae, tanto incantevole da togliere il fiato, è la Coppa di Nestore, che è considerabile forse il più antico esempio di scrittura greca giunto a noi e che ancora oggi compare su tutti i libri di greco del Liceo Classico.

Non meno importante è la sezione latina del Museo Archeologico di Pithecusae, quando l’isola diventò Aenaria. Sono presenti numerosi reperti e frammenti di navi romane,

Per ultima, non per importanza, la parte dedicata ai rinvenimenti nella necropoli di San Montano. Si tratta di un luogo che per oltre 1000 anni è stato il cimitero dell’Isola, fino al III secolo d.C.

Museo Archeologico di Pithecusae: il luogo in cui riscoprire le nostre origini antiche
Un vaso greco nel Museo Archeologico di Pithecusae

Una villa privilegiata

Ci troviamo nella casa del santo laico di Ischia. Angelo Rizzoli è infatti stato uno degli uomini più importanti della storia recente dell’Isola Verde.
Questa casa fu costruita nel 1785 da Carlo Acquaviva, duca di Atri, quando l’Isola non aveva nemmeno un porto e Lacco (che non si chiamava ancora “Ameno”) era famosa solo per la sua tonnara e il piccolo borgo di pescatori immerso in una natura selvaggia.

L’idea della famiglia nobiliare era quella di creare una piccola tenuta in campagna accanto alle “stufe”, che erano le acque termali da usare a scopo terapeutico.

Nel 1952, dopo numerosi passaggi di proprietà, fu acquistata dal magnate milanese Angelo Rizzoli, proprietario dell’omonima casa editrice, che decise di trasferirsi definitivamente ad Ischia nel 1956, innamorato delle sue bellezze. Grazie alla sua importante presenza l’Isola Verde visse un momento di radicale svolta sociale, economica e politica: Rizzoli invitò nella sua villa alcuni dei più importanti uomini d’affari e di spettacolo del tempo, lasciandoli incantati fra i panorami ancora ingenui dell’isola. Poco dopo aprì a Lacco Ameno l’albergo Regina Isabella, che presto entrò nella top 30 dei più importanti hotel di lusso del mondo. Di lì Ischia diventò l’isola delle vacanze per eccellenza, alternando una proposta borghese, fra Forio ed il Porto, ad una proposta di lusso con Lacco Ameno e Sant’Angelo.

Era anche un filantropo: fu lui il finanziatore del primo ospedale dell’isola, il Rizzoli appunto. La sua presenza trasformò Ischia nella capitale del turismo d’élite degli anni ’50, suscitando i malumori di Capri, che si trovò concorrenza a pochi passi.

Ancora oggi Lacco Ameno, dominata proprio da Villa Arbusto, conserva intatta quella sua atmosfera anni ’50, con architetture e colori diversi rispetto al resto dell’Isola.

Dopo la sua morte, nel 1970, lasciò molte proprietà al Comune di Lacco Ameno. E il Museo Archeologico di Pithecusae nacque proprio su proposta del sindaco Vincenzo Mennella, che unì in un solo edificio la storia antica e moderna dell’isola.

Museo Archeologico di Pithecusae: il luogo in cui riscoprire le nostre origini antiche
Il Museo Angelo Rizzoli

Il Museo Angelo Rizzoli: il re di Ischia

Prima di uscire dal museo archeologico di Pithecusae e dopo essersi immersi nella terrazza panoramica su Ischia c’è un vero e proprio santuario dedicato ad Angelo Rizzoli.
Questa piccola depandance nacque un tempo per gli ospiti di Villa Arbusto, poi è diventata un museo nel museo dove sono conservati oggetti appartenuti al magnate milanese, ritagli di giornale, trofei, riconoscimenti e addirittura vere proprie reliquie che sembrano essere parte dell’agiografia di un uomo che non fu santo per la Chiesa, ma sicuramente fu venerato dagli isolani come tale.

-Federico Quagliuolo

Sito web del Museo Archeologico di Pithecusae

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