Gli avori salernitani possono essere considerati tra le più grandi testimonianze della Salerno medievale. La città di Salerno nel corso del medioevo costituì un punto di centrale importanza all’interno della rete di relazioni intercontinentali che contraddistinsero per lungo tempo il mediterraneo dei “secoli bui”. Salerno in tale contesto non fu solo importante punto di snodo commerciale, ma anche città opulenta e dal grande respiro culturale.

A tal proposito l’esimio numismatico e storico Arthur Sambon scrisse agli inizi del 900 che Salerno “divisa fra il vivo impulso commerciale verso l’oriente e la preoccupazione per la difesa, ad un tempo, contro i Saraceni, Greci e Normanni, offriva, nelle imprese artistiche, un bilancio fra greco, carolingio (si riferisce qui ad elementi iconografici legati a tradizioni nordeuropee) e musulmano“. Gli avori salernitani costituiscono un importante lascito di quell’epoca, non solo per la città di Salerno ma per il meridione intero, la cui cultura materiale fu sovente contraddistinta da un incontro di diversi stili e tendenze culturali.

gli avori salernitani
Gli avori di Salerno: L’ebbrezza di Noè e la Torre di Babele,

Epoca e provenienza

La provenienza e commissione di questi oggetti costituisce un elemento di estrema problematicità. La maggior parte degli storici dell’arte concordano nell’indicare come possibile periodo di produzione un lasso di tempo che va dall’undicesimo al dodicesimo secolo circa. Lo storico Demetrio Salazaro lega la produzione degli avori al 1084, data di consacrazione della cattedrale di Salerno. Anche la collocazione originale delle tavolette costituisce un altro elemento di dibattito. L’ipotesi ad oggi più avvalorata è che esse fossero inizialmente collocate in un paliotto dalla posizione centrale all’interno della cattedrale. Altre teorie ipotizzano il loro utilizzo per un reliquiario, una scrivania vescovile o oggetti dalla simile funzione.

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Gli avori salernitani, ipotesi di ricostruzione del paliotto, foto fornita dal sito https://www.iviaggidivale.it/avori-di-salerno/

La prima attestazione documentale degli avori salernitani risale agli inizi del 500, quando essi furono citati in un inventario generale dei beni della cattedrale. Nei resoconti cinquecenteschi gli avori salernitani risultavano incastonati in una cornice lignea, nella quale rimasero fino agli anni 60 del 900.

A tal riguardo scrive la storica dell’arte Valentina Oliva che “Il paliotto così confezionato fu distrutto arbitrariamente nel 1962 da Hans Ludwig Hempel, con il beneplacito della soprintendenza alle belle arti di Napoli dell’epoca, per ricostruirlo in forma di sedes sine sedente, ricostruzione di cui l’Hempel era fermamente convinto.” In tale forma disarticolata le tavolette sono tutt’oggi conservate presso il museo diocesano della cattedrale di Salerno. Oggi ne sono conservate 67, anche se il numero originale delle tavolette era maggiore.

Gli esemplari mancanti furono probabilmente venduti o trafugati in contesti di difficile ricostruzione. A tal proposito appare paradigmatico l’esempio della tavoletta eburnea raffigurante la creazione degli animali, recisa in due metà. Attualmente, la parte sinistra si trova al parmüvészeti Múzeum di Budapest, la destra al Metropolitan Museum di New York. Sul retro della metà sinistra è leggibile la provenienza: “presa da un antiquario a Napoli, ma proveniente da Salerno, nel 1823″.

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Gli avori salernitani, la strage degli innocenti

Manifattura e influenze artistiche

La maggior parte degli studiosi concordano nel ricondurre gli avori salernitani all’operato di più maestri. Lo storico dell’arte Ferdinando Bologna riscontrò nelle tavole differenze stilistiche tali da fargli ipotizzare la presenza di 3 autori principali: “Lux Nox Master“, il maestro dell’infanzia di Gesù, il maestro della vita pubblica di Gesù. Il primo presenta uno stile artistico in linea con i canoni delle lavorazione eburnee dell’Europa medievale. Il suo operato si focalizza sulle rappresentazioni veterotestamentarie e in parte delle raffigurazioni ritraenti l’infanzia del Cristo.

Per quanto concerne il secondo autore il suo operato è riscontrabile in cinque delle dieci tavole ritraenti l’infanzia di Gesù. Il suo stile è caratterizzato da tratti arabeggianti, specialmente per quanto concerne la rappresentazione delle architetture. I riferimenti architettonici per tali raffigurazioni spaziano, come ribadisce la storica dell’arte Valentina Oliva, “dal campanile della Martorana di Palermo, alla facciata del Santo Sepolcro a Gerusalemme, fino alle costruzioni moresche dell’Africa magrebina”.

Tale influenza iconografica appare sintomatica dei rapporti commerciali e culturali che caratterizzarono il mondo arabo ed il meridione medievale. La stessa presenza di una lavorazione in avorio presso la cattedrale di Salerno rimarca i legami tra oriente ed occidente, essendo l’avorio un bene di importazione riconducibile a legami commerciali con il mondo africano. Il terzo maestro richiama, secondo il Bologna, tendenze stilistiche legate alla monumentalità romanica della Spagna settentrionale ed alle architetture moresche.

Forse a tali tendenze si lega una possibile collaborazione con maestranze iberiche giunte all’arrivo nel regno di Sicilia della regina Elvira di Castiglia, prima consorte di Ruggiero II. Seguendo tale interpretazione le tavolette sarebbero quindi la prima attestazione di influenze iberiche all’interno della cultura materiale del sud Italia. Come ben sappiamo tali influenze avranno, nel corso dei secoli successivi, un’importanza centrale all’intero della storia del meridione.

Silvio Sannino

Gli avori salernitani, la visitazione

Bibliografia e sitografia

Arthur Sambon, Indizi numismatici del fervore artistico dei dinasti medioevali dell’Italia Meridionale, Napoli, tipografia della r. accademia di archeologia, lettere e belle arti, 1934

Ferdinando Bologna (a cura di): L’enigma degli avori medievali da Amalfi a Salerno, catalogo della mostra Salerno, Museo Diocesano, 20 dicembre 2007-30 aprile 2008

Valentina Oliva: Avori salernitani. articolo pubblicato sul sito “accademia degli incerti” nel 2016

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