All’interno delle chiese non si trovano solo opere di grandi artisti locali o appartenenti ai territori legati ai regni ai quali quei luoghi un tempo appartenevano, ma anche di altri artisti di luoghi apparentemente lontani.

Queste presenze sono spesso la conseguenza di rapporti politici, economici e commerciali che si sono instaurati nel corso dei secoli tra le varie corti presenti sulla penisola.

In tale ambito, la Campania non ha fatto eccezione e la presenza di artisti del calibro di Giorgio Vasari a Napoli ne è un illustre esempio. La centralità culturale e la vivacità artistica avuta nei secoli nei nostri territori ha portato artisti di spessore nazionale ed internazionali a transitare per le nostre città e lasciarci parte del loro genio.

Ne deriva una ricchezza di opere che, ancora oggi, non solo rende ricco il patrimonio storico-artistico cittadino, ma aiuta a conoscere momenti storici di scambi interculturali intercorsi tra Napoli e il resto delle corti in Italia.

Gli anni di Giorgio Vasari a Napoli

La presenza di Giorgio Vasari a Napoli, avvenuta nel corso del XVI sec.(e più precisamente nel biennio 1544-1545) non solo avvicina la città al Rinascimento fiorentino, ma soprattutto consente – oggigiorno – la ricostruzione storica dei rapporti tra due città che politicamente ed artisticamente erano molto diverse tra loro. A tal proposito, è emersa la presenza in città di mercanti e banchieri fiorentini nel corso della prima metà del XVI sec., a dimostrazione della continuità di fiorenti rapporti commerciali nati grazie alla personalità di Lorenzo il Magnifico e che successivamente si sarebbero intensificati e rafforzati.

Per quel che concerne le scuole artistiche delle due città, invece, la scuola fiorentina, trova storicamente un punto di partenza ne “Il Concorso del 1401” per la realizzazione della porta del Battistero di San Giovanni, a cui partecipano quelli che saranno poi considerati i padri del Rinascimento, tra cui anche Giorgio Vasari.
La scuola artistica napoletana, al contrario, era ancora pressoché inesistente.

La dimostrazione della presenza del Vasari a Napoli è sicuramente fornita da fonti scritte, ma soprattutto dai sui stessi capolavori: gli affreschi del Refettorio della Chiesa – oggi Complesso Monumentale – di Sant’Anna dei Lombardi, monastero degli olivetani, nell’attuale Piazza Monteoliveto.
Un ricco carteggio intercorso tra il Vasari stesso e Miniato Pitti, alto prelato del monastero di Monteoliveto a Siena, e che di certo doveva conoscere quello presente sul territorio del Regno di Napoli, racconta come sia stato convinto l’artista a venire in città e ad accettare l’incarico.

Le opere di Giorgio Vasari a Napoli

La Sagrestia Vasariana di Sant’Anna dei Lombardi

All’arrivo di Vasari a Napoli, gli si propose di affrescare la sala del refettorio degli Olivetani.

Il lavoro si presentava sin da subito estremamente arduo poiché l’artista aretino si sarebbe dovuto confrontare con quanto più detestava: l’arte gotica, che da sempre egli definiva “un’arte barbara”. Affinché il lavoro risultasse simmetricamente perfetto e pulito agli occhi di chi lo guarda, anche se assorto nell’ora nella preghiera, nell’ascolto delle Sacre Scritture lette da un confratello durante la refezione, Vasari doveva affrontare la scarsezza dei punto luce ed una mancanza di simmetria, tutta da reinventare.

Il risultato fu un’opera d’arte che oggi rappresenta un unicum nel Sud Italia e vede riprodotti l’Eternità, la Fede, la Religione con uno sguardo ai Dodici segni dello Zodiaco.

Oggi la sala dell’ormai ex refettorio è nota ai visitatori come la Sagrestia Vasariana, nucleo fondamentale della “Chiesa di Monteoliveto”, come i napoletani definiscono affettuosamente il Complesso di Sant’Anna dei Lombardi.

Vasari a Napoli: Sagrestia del Complesso di Sant'Anna dei Lombardi
Napoli – Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi – Sagrestia del Vasari

Il Crocifisso in San Giovanni a Carbonara

Il Crocifisso esposto nella Cappella Caracciolo della chiesa partenopea di San Giovanni a Carbonara fu commissionato a Giorgio Vasari insieme ad altre opere il 18 settembre del 1545, mentre si trovava ancora in città e mentre stava completando il ciclo degli affreschi dell’oratorio degli Olivetani.

Le fonti relative al luogo nel quale sia stata realizzata l’opera non concordano, poiché una parte della critica lo vuole realizzato a Napoli insieme ai suoi collaboratori, mentre l’ipotesi più accreditata è che l’opera sia stata realizzata a Roma e successivamente spedita a Napoli.

Realizzata in olio su tela, il dipinto rappresenta il Cristo alla Croce all’imbrunire, su uno sfondo di un paesaggio arido in cui risalta il tronco spezzato e secco di un albero, oltre ad un secondo albero piegato e case in lontananza.

“Il Crocifisso” – Una delle opere di Vasari a Napoli

La rappresentazione mette in risalto specialmente il corpo seminudo del Redentore dall’ossatura scolpita, come se fosse un’opera di arte statuaria realizzata dalla scuola fiorentina rinascimentale.

I piedi del Cristo, sebbene inchiodati al Sacro legno, sono poggiati su un basamento sotto il quale è raffigurato un teschio, simbolo del monte Golgota, la cui trascrizione letterale è proprio “luogo del Cranio”.

L’Allegoria della Giustizia al Museo di Capodimonte

Il 6 Gennaio del 1543, il cardinale Alessandro Farnese commissionò al Vasari il dipinto raffigurante l’Allegoria della Giustizia (oggi esposta alla Sala 2 del Primo piano del Museo Nazionale di Capodimonte) con l’esplicita richiesta di realizzare un’opera che raffigurasse proprio la Giustizia.

“L’allegoria della Giustizia” – Una delle opere di Vasari a Napoli

L’opera fu realizzata in olio su tavola e le dimensioni sono di 252 x 352cm.
Al centro della scena troneggia la Giustizia, che si presenta a seno scoperto ed evidenziato dalla veste; intorno ad essa, come in una scultura a tutto tondo, si presentano lo struzzo (simbolo di pazienza) e il tempo, rappresentato con l’iconografia tradizionale dell’anziano barbuto, che tiene con la mano destra il viso della Verità. Quest’ultima viene raffigurata con le vesti di una giovane donna, incoronata dalla Giustizia stessa, mentre tiene tra le mani due colombe bianche, da sempre simbolo di purezza e innocenza.

Se per quel che concerne il Crocifisso in San Giovanni a Carbonara la critica non è uniforme sul luogo della realizzazione, la realizzazione della Giustizia avvenne sicuramente a Roma e giunse successivamente a Napoli.

Il suo arrivo a Napoli è legata al trasferimento della Collezione Farnese, come voluto da Carlo di Borbone nel 1734, andando così ad arricchire le sale della Reggia di Capodimonte, dove ancora oggi si mostra ai visitatori in tutto il suo splendore.

Sitografia

https://artsandculture.google.com/story/qgUB9Et8vAoNLg?hl=it

Autobiografia

http://cir.campania.beniculturali.it/museodicapodimonte/itinerari-tematici/galleria-di-immagini/OA900122

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