Il cantiere di Castellammare: Una storia di successi e orgoglio cittadino

“Fra la storia di Castellammare e quella del suo cantiere navale c’è, da sempre, un legame profondo, indissolubile. Il cantiere è sempre stato per la città un punto di riferimento fondamentale, una fonte di lavoro e di ricchezza. Coloro che vivono nel mondo della costruzione navale sanno bene che in un cantiere il lavoro assume una dimensione psicologica speciale. Attorno alla nave, che cresce sotto gli occhi di tutti grazie all’impegno coordinato di centinaia di persone, ognuno sente che il suo contributo serve a raggiungere uno scopo comune che culmina nella festa del varo”. Così descriveva nel 1995 il cantiere di Castellammare il Direttore dello stabilimento Fincantieri di Castellammare, Giovanni Romano.
Parole queste apparentemente lontane nel tempo, ma che descrivono ancora oggi ciò che per i suoi operai e gli Stabiesi tutti è il cantiere della città. Infatti oggi, per le migliaia di operai che vi lavorano, il cantiere è sacrificio, sudore, rischio ma anche tanto orgoglio. Ogni giorno da secoli queste api operose mettono la loro vita a servizio del cantiere. I loro corpi si mescolano a polveri sottili e si temprano con temperature troppo alte d’estate e troppo ventose e gelide d’inverno. Ma né il caldo né la pioggia riescono a scalfire lo spirito guerriero, laborioso e produttivo degli operai del cantiere navale di Castellammare di Stabia. Le sue origini sono remote e la sua storia inizia già in tempi antichi.

Vista del cantiere di Castellammare dalla strada antistante la Basilica di Pozzano

Gli inizi post eruzione

Nella Stabiae risorta dalle ceneri del 79 d.C., pescatori, marinai e maestri d’ascia costruirono le loro case lungo la spiaggia di fronte al Vesuvio e fecero sorgere in quel punto i primi cantieri per fabbricare le loro imbarcazioni per pescare e commerciare. Quella piccola comunità, col tempo, sviluppò una rete di intensi traffici marittimi. Traffici così intensi e ricchi di storia che vengono immortalati da personaggi storici come Ovidio che in un suo racconto nomina, tra le città del Golfo di Napoli, anche Stabiae. O ancora Silvio Italico che raccontando una battaglia navale della seconda guerra punica, parla del valoroso comportamento dei giovani combattenti stabiesi. Gli eventi politici che in seguito travolgeranno la città non gioveranno mai alla causa cantieristica, ma la maestrìa e la bravura dei maestri d’ascia stabiesi non scompare e viene trasmessa di generazione in generazione.

Gli Angioini e i Borbone

La casata nobiliare angioina carpì subito le potenzialità e le opportunità che la città poteva offrire. Relativamente lontana dalla confusione del centro di Napoli, Castellammare offrì alla famiglia reale zone verdeggianti in cui rilassarsi ma anche un luogo dove manifestare la propria ricchezza e fastosità. Fu per la bellezza e la tranquillità del posto che Carlo II lo zoppo, figlio di Carlo D’Angiò, scelse Stabiae per la sua dimora estiva e fece costruire una villa che oggi è un altro vanto stabiese, la Reggia di Quisisana. Nei documenti della casata la costruzione è chiamata “Domus de loco sano” che in seguito diventò Quisisana, termine usato ancora oggi. Sarà proprio questa villa in seguito a influenzare la costruzione del cantiere a Castellammare poiché i Borbone risiedendo lì potevano controllare l’avanzamento dei lavori.

I Borbone. La costruzione del cantiere di Castellammare e l’inizio dei successi

Durante il periodo borbonico, Castellammare di Stabia diventò una delle mete vacanziere più esclusive. Don Carlos di Borbone portò a Quisisana tutto lo sfarzo della corte borbonica e fu seguito dal resto dell’aristocrazia partenopea. Ferdinando IV, figlio di Carlo, venne spesso a Castellammare e si interessò all’arte dei maestri d’ascia stabiesi. È a lui infatti che si deve, nel 1780, la nascita del cantiere. I lavori durarono tre anni e il re scelse un’area dove sorgeva un vecchio convento che il Re trasformò in Bagno penale e dispose che i detenuti della struttura aiutassero nei pesanti lavori di costruzione delle navi. Col tempo al nucleo iniziale di pochi si aggiunsero decine di operai. Nel 1793, difatti lo stato del personale del cantiere era già accresciuto.

Al suo interno c’erano ben 209 mastri d’ascia di mare, 164 mastri falegname, 263 mastri calafati, 63 uomini di mare, 1 macchinista, 1 pontiere di officina, 17 falegnami d’ascia sottile, 10 intagliatori e ramai e 134 operai della Corderia. Grazie al lavoro di quest’ultimi, il 13 maggio 1786 il cantiere varò la sua prima nave, la corvetta Stabia. E la protezione della primissima opera del cantiere fu affidata a San Catello, patrono della città. Ma quell’anno non fu l’unica nave varata dal prolifico cantiere: solo pochi mesi dopo, il 16 agosto, fu varata la fregata Partenope. E man mano tante altre. I lavori del cantiere furono così efficienti che Ferdinando I, grazie al lavoro degli operai e alla loro capacità tecnica, introdusse nel Regno e in tutto il Mediterraneo la navigazione a vapore.

L’Unità d’Italia: cattivo presagio per il cantiere di Castellammare

Arriva il 1861, anno dell’Unità d’Italia, e la linea politica del neonato governo al Sud si rivelò del tutto incapace di comprendere le esigenze del Meridione. Senza il protezionismo borbonico il cantiere si trovò al centro di un pericoloso processo di deindustrializzazione. Il cantiere di Castellammare non fu ritenuto dai politici indispensabile alle necessità dello Stato. Nel 1864 Nino Bixio in una seduta parlamentare, viste l’imminente guerra con l’Austria e le tensioni con la Francia, sostenne l’impossibilità da parte della Marina, che aveva acquisito il cantiere dopo la caduta dei Borbone, di continuare a mantenere il cantiere. Solo il già alto tasso di disoccupazione e la preoccupazione per i posti di lavoro salvarono il cantiere di Castellammare.

Quel momento fu presagio di tempi bui per l’industria cantieristica stabiese. Il Sud riceveva pochissimi fondi mentre il Nord beneficiava di fondi ben più cospicui per far accrescere le sue industrie. Da quel momento, l’indifferenza dei politici, antichi regionalismi mai sopiti e lo scevro campanilismo furono condanne per il progetto del cantiere di Castellammare. Con la caduta della casata reale che lo aveva creato, cadde anche il periodo di grande lustro che lo caratterizzò, tanto che nel 1939 lo Stato vendette il cantiere ad una società per azioni, la Navalmeccanica. Così, l’ex Regio cantiere iniziò una nuova storia, una storia fatta di gestioni di società private.

La Navalmeccanica

Sotto le direttive della Navalmeccanica e dell’IRI (Istituto per la ricostruzione navale) il cantiere vide una radicale operazione di ristrutturazione, ammodernamento e rifacimento degli impianti. I lavori cominciarono nel 1940 con non poche difficoltà, la Seconda Guerra Mondiale si faceva sentire. Eppure nonostante le difficoltà le costruzioni non rallentarono. Nel 1941 il cantiere di Castellammare realizzò l’incrociatore Giulio Germanico, nel ’42 diverse torpediniere e corvette e nel ’43 altre navi da guerra. Ma fu proprio il ’43 l’anno più buio. Dopo l’armistizio, le truppe tedesche che risiedevano in città fecero saltare tutti gli impianti, compresi quelli nuovissimi installati giusto pochi anni prima. Dopo l’esplosione, scali, officine e attrezzature diventarono un ammasso di macerie inutilizzabile. I danni ammontavano ad oltre 80 milioni dell’epoca. Tuttavia, l’impegno dei lavoratori e gli sforzi economici compiuti dalla società risollevarono il cantiere e lo mandarono avanti ancora per diversi anni.

Italcantieri

Nel 1967 al cantiere arrivò la Italcantieri. Le vicende che segnarono la fine della Italcantieri furono vicende politico-economiche che misero in ginocchio il settore della costruzione navale italiana. Gli impianti italiani ad un certo punto risultarono obsoleti e le navi finite più costose rispetto a quelle del resto del mondo. In breve, secondo gli esperti dell’epoca solo la confluenza delle aziende del settore in una unica società poteva assicurare la salvezza per l’industria navale italiana. Così, nel 1966 nacque la Italcantieri che riuniva in una sola unica azienda il cantiere di Monfalcone, quello di Genova-Sestri e quello di Castellammare. Ancora una volta però la storia riservò un duro colpo all’industria navale che nel 1973 risentì pesantemente della crisi energetica che coinvolse tutti i paesi europei. Nel 1983, anno in cui la Italcantieri e i suoi tre cantieri confluirono nel 1984 nella neonata Fincantieri.

Cantiere di Castellammare
Vista del cantiere di Castellammare da un’altura di Pozzano

Fincantieri: uno spiraglio di luce per il cantiere di Castellammare

Il progetto Fincantieri inizialmente non favorì il cantiere di Castellammare. Di un investimento di 200 miliardi, a Castellammare ne arrivarono solo sei. E nel 1984 il consiglio di fabbrica del cantiere di Castellammare criticò aspramente il ruolo secondario riservato al cantiere della città. I bilanci collettivi della Fincantieri, però, non navigavano in buone acque e nel 1986 il bilancio Fincantieri era ancora in rosso con un passivo di 58,9 miliardi. Cominciarono i primi licenziamenti e a Napoli saltarono 1000 posti di lavoro, 737 unità sono del cantiere di Castellammare. Il vero e proprio miracolo lo farà Papa Giovanni Paolo II che il 19 marzo 1992 visitò il cantiere di Castellammare. Quel giorno il Papa stringe mani, benedice e parla di lavoro. Quell’anno il cantiere non riceve nuove commissioni ma divenne il fiore all’occhiello dei cantieri di costruzione posseduti da Fincantieri.

La grande svolta arrivò nel 1994 quando il gruppo Deiulemar ordina tre bulk carriers. Un lavoro che fruttò circa 200 miliardi di lire e assicurò lavoro fino al ’97. Nel ’95 le tre navi del gruppo Deiulemar da realizzare a Castellammare diventano sei, il lavoro cresce e si allontana lo spettro della cassa integrazione. Nello stesso anno arrivò un ordine dai Grimaldi che commissionarono al cantiere ben due navi per un guadagno di 120 miliardi di lire. Si era calmata la tempesta per il cantiere di Castellammare di Stabia. Un cantiere nato da piccoli artigiani e che ha saputo affrontare tempeste politiche ed economiche.

Entrata principale del cantiere di Castellammare

Bibliografia e sitografia

Testi della Biblioteca comunale di Castellammare:

  • Rivista di cultura marinara- G.L. Aiello- 1952;
  • Il cantiere navale di Castellammare di Stabia

Fincantieri | Chi siamo
https://www.fincantieri.com/it/gruppo/chi-siamo/

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