Il 11 giugno 1997, Napoli fu scossa da un omicidio che avrebbe segnato la memoria collettiva della città: Silvia Ruotolo, 39 anni, madre di due figli, fu uccisa in un agguato di camorra mentre tornava a casa con il figlio Francesco di appena 5 anni. Il suo assassinio, avvenuto in Salita Arenella, nel quartiere Vomero, rappresentò una delle tragedie più emblematiche delle vittime innocenti della criminalità organizzata.

La dinamica dell’agguato a Silvia Ruotolo
Quella mattina, Silvia Ruotolo stava percorrendo a piedi Salita Arenella con il figlio Francesco, appena uscito da scuola. La figlia Alessandra, di 10 anni, li attendeva al balcone di casa. Un commando armato, composto da quattro uomini, aveva come obiettivo Salvatore Raimondi, affiliato al clan Cimmino, rivale del clan Alfano. I sicari, a bordo di un’auto, aprirono il fuoco all’impazzata, sparando oltre 40 colpi. Raimondi fu ucciso sul colpo, ma anche Silvia Ruotolo fu raggiunta da un proiettile alla tempia, morendo istantaneamente. Il figlio Francesco rimase illeso, ma traumatizzato dall’evento. Un altro passante, Luigi Filippini, fu ferito ma sopravvisse.
Le indagini e la verità
Le indagini portarono all’arresto di Rosario Privato, uno dei killer, che si pentì e collaborò con la giustizia. Le sue dichiarazioni furono fondamentali per ricostruire la dinamica dell’agguato e identificare gli altri responsabili. Nel 2001, la Corte d’Assise di Napoli condannò all’ergastolo Giovanni Alfano, boss del clan Alfano, Vincenzo Cacace, Mario Cerbone, Raffaele Rescigno (autista del commando) e Rosario Privato. Nel 2011, la Corte d’Appello confermò le condanne, riconoscendo la responsabilità di tutti gli imputati.
La memoria e l’impegno civile
L’omicidio di Silvia Ruotolo suscitò una forte indignazione nella società civile. Il marito Lorenzo Clemente fondò il Comitato Silvia Ruotolo, impegnato nella promozione della legalità e nella memoria delle vittime innocenti. Nel 2007, nacque la Fondazione Silvia Ruotolo, con l’obiettivo di contrastare la criminalità organizzata attraverso l’educazione e la cultura della legalità. Ogni anno, l’11 giugno, una cerimonia commemorativa si svolge in Piazza Medaglie d’Oro, nel quartiere Vomero, dove una lapide ricorda Silvia come simbolo di tutte le vittime innocenti.


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