Palazzo Doria D'angri

Palazzo Doria D’Angri non è solo uno degli edifici storici di Napoli, ma è uno di quelli dove la storia è letteralmente passata al suo interno. A ridosso di Via Toledo, il palazzo sorge, non a caso, su Piazza Sette Settembre: è in questo giorno del 1860 che Giuseppe Garibaldi annunciò l’annessione del Regno delle Due Sicilie all’Italia unita, affacciandosi proprio dal balcone che ne caratterizza la facciata.

Palazzo Doria D'Angri
Ingresso di Garibaldi a Napoli il 7 settembre 1860, Franz Wenzel Schwarz

Palazzo Doria D’Angri e il balcone di Garibaldi

Un importante momento storico che fu immortalato dal pittore austriaco Franz Wenzel Schwarz, che operava già da diverso tempo nella Napoli borbonica, e che ritrasse l’eroe dei due mondi nell’acquerello Ingresso di Garibaldi a Napoli il 7 settembre 1860, oggi esposto all’interno del Museo Civico di Castel Nuovo. Nell’opera è possibile ammirare Garibaldi proprio mentre è affacciato dall’iconico balcone del palazzo vanvitelliano. Da Palazzo Doria D’Angri che Giuseppe Garibaldi gridò: «Italia Unita!».

Questo bellissimo edificio monumentale fu commissionato da Marcantonio Doria, da cui oggi prende il nome, che lo fece costruire sullo spazio di due precedenti immobili cinquecenteschi acquistate tra il 1749 e il 1755.

Palazzo Doria D'Angri Gaetano Gigante
Palazzo Doria D’Angri, Gaetano Gigante

Un sontuoso palazzo principesco

Intenzione del principe Doria era quella di costruire un palazzo sontuoso, che si adattasse alla forma trapezoidale dei lotti che aveva acquistato tra Via Sant’Anna dei Lombardi e quello che allora era noto come Largo dello Spirito Santo (oggi Piazza 7 Settembre) che prendeva il nome dalla vicina Basilica dello Spirito, la stessa dove appena mezzo secolo prima Gioacchino Murat fu incoronato Re di Napoli.

Fu il figlio di Marcantonio, Giovanni Carlo, a occuparsi della costruzione di Palazzo Doria D’Angri e a incaricare del progetto Luigi Vanvitelli che, ormai anziano, morì di lì a poco. Il progetto passò di mano a diversi architetti, prima di arrivare a Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi. È a quest’ultimo che si deve gran parte dell’architettura che ci appare oggi e la maestosità ed eleganza di questo edificio che si staglia sul caos e traffico cittadino.

Durante la costruzione sorse l’idea di realizzare un secondo portale laterale su Via Toledo, ma i lavori si fermarono alla sola progettazione. Un secondo accesso di Palazzo Doria D’Angri fu invece posto nella facciata posteriore di questo edificio, di fronte al monumentale Palazzo Carafa di Maddaloni. Secondo la leggenda, infatti, questo ingresso secondario fu costruito affinché lo sfarzo delle carrozze fosse ammirato (e invidiato) dalla rivale famiglia Carafa.

Le stanze di Caravaggio

A Palazzo Doria D’Angri è passata anche la storia dell’arte: nelle stanze di questo suggestivo edificio sono passate opere come il Martirio di Sant’Orsola di Caravaggio, oggi alle Gallerie d’Italia, parte della collezione di Marcantonio Doria.

Il Complesso subì molti danni durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Se le decorazioni delle sale al piano nobile sopravvissero, fu in questo periodo che perse sei delle otto statue (quattro del lato sinistro dell’edificio e due di quello destro) che decoravano il cornicione superiore dell’edificio e il grande stemma nobiliare della famiglia che troneggiava in alto.

Palazzo Doria D'Angri
Palazzo Doria D’Angri, Galleria degli specchi

La Galleria degli Specchi

Circondato dagli altri palazzi del centro storico della città, Palazzo Doria D’Angri ospita al piano nobile gli ambienti di rappresentanza, tra tutti spicca la Galleria degli specchi (con bellissimi affreschi di scene storiche e immagini allegoriche), straordinario esempio di architettura neoclassica. Gli ambienti sono decorati con affreschi e stucchi di grande pregio, e furono realizzati da importanti artisti dell’epoca, tra i quali Fedele Fischetti, Francesco Fuga, Mario Gioffredo ed i fratelli Desiderio.

Caratteristico il cortile esagonale intorno al quale ruotano, come un alveare, i balconi interni dei piani dell’immobile.

Bellissimo il salone delle feste, con oro e stucchi, decorato con specchi e affreschi. Oggi il piano nobile è caratterizzato da una teoria di salotti e camere da letto con letti a baldacchino, parte di una struttura ricettiva del luxury napoletano che sorge all’interno di questo monumento, con pareti finemente affrescate, decorate con stoffe e sete.

Passeggiando tra i sontuosi ambienti è possibile vedere anche un piccolo angolo privato di preghiera.

Palazzo Doria D’Angri, tra il tardobarocco e il neoclassico, è ritornato all’antico splendore a seguito di interventi di restauro che hanno interessato la facciata. È da qui che è passata la storia e da qui che l’Italia si è affacciata al mondo per la prima volta.

Bibliografia

Carlo Vanvitelli, Benedetto Gravagnuolo

Palazzi e giardini di Napoli, Nicola della Monica

I Palazzi di Napoli, Aurelio De Rose

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