
Lo stesso 23 dicembre 1984, mentre il Paese era ancora sconvolto dall’esplosione sul Rapido 904, un altro episodio di violenza colpiva il tessuto criminale napoletano.
“O’ Nasone”
Giulio Pirozzi, detto “’O Nasone”, figura di spicco del clan Misso, fu protagonista di un attentato che mostrava la brutalità della guerra tra clan camorristici in Campania.
L’attentato
L’attentato avvenne sull’autostrada A1, nei pressi di Afragola, quando un commando armato aprì il fuoco contro l’auto di Pirozzi e dei suoi affiliati. Quella sera, Pirozzi, insieme ad Alfonso Galeota e alle rispettive mogli, stava rientrando a Napoli dopo una visita a Firenze per assistere alla lettura della sentenza relativa alla Strage del Rapido 904.
La dinamica
L’auto su cui viaggiavano fu speronata e mandata fuori strada da alcuni killer della camorra sull’autostrada A1, all’altezza del casello di Afragola/Acerra. Galeota e la moglie di Giuseppe Misso, Assunta Sarno, furono uccisi sul colpo, mentre Pirozzi e sua moglie riuscirono a salvarsi, anche grazie all’intervento di un’auto della polizia stradale che impedì ai killer di completare l’opera. Pirozzi, benché ferito, si finse morto durante la sparatoria, aumentando le sue probabilità di sopravvivenza.
Un periodo non casuale
Proprio nel momento in cui la città e la regione si preparavano a festeggiare, la camorra dimostrava con violenza la sua presenza, interrompendo la serenità delle feste.
Natale di sangue
In seguito, Pirozzi e altri membri del clan furono processati per la Strage del Rapido 904. La Corte d’Assise d’Appello di Firenze, il 14 marzo 1992, li assolse dai reati di strage, riconoscendo la “matrice terroristico-mafiosa” dell’attentato. Pirozzi fu condannato a un anno e sei mesi per detenzione di esplosivo, mentre Misso ottenne una condanna a tre anni per lo stesso reato.


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