Mariano Semmola, il medico geniale che volle rimanere a Napoli

Napoli è famosa per tante cose, ma raramente la medicina è stata portata come motivo di vanto per il popolo napoletano. Grave colpa!

Sulla riva del golfo nacquero alcuni fra i più geniali medici dell’intero pianeta, le cui glorie furono spesso adombrate dalla gigantesca figura di Antonio Cardarelli e di Domenico Cotugno. Eppure, il coetaneo Mariano Semmola non fu meno geniale, pur rimanendo oggi silenzioso ed abbandonato in una statua di Piazza Cavour.

La Storia non fu clemente con la memoria di tanti medici, ma Semmola mantiene ancora uno sguardo fiero, con i suoi i capelli lunghi ed arruffati del medico che ancora veste un elegantissimo camice di fine ‘800 che copre il suo vestito elegante.

Mariano Semmola
Un ritratto di Mariano Semmola sul giornale “L’Illustrazione Italiana” del 1888, dove si raccontano gli innumerevoli successi del medico napoletano

Un figlio d’arte

Fu figlio d’arte: nato nel 1831 dal pugliese Giuseppe Semmola, uno dei più importanti esponenti della scuola medica napoletana e medico di fiducia di Francesco I e Ferdinando II, anche Mariano fu subito instradato all’arte che rese gli uomini padroni della vita e della morte: già a ventun’anni era laureato in Medicina e, in una età in cui i giovani cercano confusamente la strada della propria vita, andò ventiquattrenne a Firenze per partecipare alla sua prima conferenza sanitaria internazionale, nel 1856.
La timidezza non era affatto un tratto del suo carattere: giovanissimo e spavaldo, il giovanissimo laureato si sedette fra medici tanto vecchi e saggi da sembrar millenari vicino a lui.
Semmola si muoveva agilmente e parlava con la naturalezza di un esperto studioso: il suo comportamento destò grande stupore e fu particolarmente apprezzato dagli eccellenti colleghi provenienti da tutta Europa e riunitinella bellissima Firenze.

A venticinque anni tenne una lezione magistrale nella prestigiosissima Accademia di Medicina di Parigi (nella quale si era appena specializzato), dinanzi a luminari francesi eccellentissimi e strappando applausi da scienziati assai più anziani di lui.

E così, a soli trentaquattro anni, gli fu data la prima cattedra di Farmacologia Sperimentale d’Italia, a Napoli. 

Diventò quindi medico capo dell’Ospedale degli Incurabili, che allora era il luogo nel quale si riunivano le più belle menti della medicina napoletana, e, nel 1888, fu chiamato da Francesco Crispi in persona per redigere il primo regolamento sanitario nazionale della Storia. 

Le passioni di Mariano Semmola

Non era infatti solo un medico favoloso: Mariano Semmola era anche un grande appassionato di diritto e di filosofia: per tutta la sua vita, infatti, si trovò a combattere per la creazione del Codice Sanitario del 1888, che servì ad ammodernare gli ospedali e, soprattutto, a garantire cure anche ai più indigenti.

Si sedette anche nel Parlamento Italiano e si fece promotore di importantissime riforme per l’Università di di Napoli, che, a suo avviso, doveva essere dotata delle attrezzature più moderne per garantire studi di eccellenza.

Poi, il viaggio in Sud America: il Regno di Napoli era già caduto da vent’anni, ma la moglie dell’Imperatore del Brasile era una delle ultime rappresentanti del Regno delle Due Sicilie ancora su di un trono: Teresa Cristina di Borbone, infatti, era la figlia di Francesco I e, nonostante migliaia di chilometri di distanza, rimase assai affezionata a quel bambino prodigio che vide crescere nella sua Napoli: quando si ammalò Pietro II del Brasile, l’imperatrice chiamò immediatamente Semmola che, con un lungo viaggio, giunse a Rio de Janeiro per salvare l’imperatore da una malattia allora sconosciuta.

Mariano Semmola, il medico geniale che volle rimanere a Napoli
Pedro di Brasile e Teresa Cristina

Poi, tornò a Napoli e, partendo sempre dal suo amato golfo, fu inviato a Washington, Londra, Parigi, Bruxelles, Amsterdam e Vienna come rappresentante dello Stato Italiano nei più prestigiosi incontri internazionali. Gli furono offerti numerosi contratti nelle maggiori accademie mondiali, ma Semmola rifiutò sempre con fermezza le proposte, spiegando che il suo dovere era quello di preparare i futuri medici napoletani. 

Medico, scienziato, filosofo, accademico, letterato ed esperto di diritto: Semmola riuniva in una sola persona tutte le eccellenze napoletaneDopo una vita passata a studiare, a viaggiare per il mondo intero a rappresentare il genio napoletano, morì nel 1896 nella Napoli che fu per lui madre, compagna e tomba. 

P.S.
Una curiosità: a Mariano Semmola, per onorare la memoria di uno scienziato tanto importante, fu intitolato proprio il primo tratto di Spaccanapoli. Dopo la morte di Benedetto Croce, la strada fu “strappata” al vecchio proprietario e dedicata all’illustre filosofo napoletano.

Fortunatamente Semmola fu “trasferito” nel più periferico Rione Alto, dove ancora esiste Via Mariano Semmola.

-Federico Quagliuolo

4 comments
  1. Non possiamo dimenticare altri medici le cui vicissitudini
    si son incrociate con la storia di Napoli: Prospero Postiglione, Pietro Castellino ,Ferdinando
    Palasciano.

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