L'antica usanza di "fare l'isola" e la Chiesa dei Padri della Missione

L’antica usanza di “fare l’isola” e la Chiesa dei Padri della Missione

Chiesa dei padri della missione

 

Innumerevoli sono le chiese di Napoli e infinite sono le storie che narrano nei secoli.

Ma come nascono le chiese? E perché ce ne sono così tante?

Ritorniamo in un periodo della storia, intorno al ‘600-‘700, in cui numerosi ordini religiosi scelsero la città di Napoli come perfetta dimora in cui trasferirsi, causando un incremento sempre maggiore di monaci e suore, che, litigando e contrattando sottobanco per pezzi di terra, o peggio, per pezzi di edifici, sfrattarono numerosi napoletani.

Ma in particolare si parlava di un obiettivo particolare, che tutti i religiosi tentavano disperatamente di raggiungere. Ebbene, a quei tempi andava di moda “fare l’isola”. Cosa significa esattamente?

Gli ordini in questione, una volta ottenuta la proprietà di un edificio, tentavano di conquistarne altri, fino ad ottenere l’intero isolato sotto la propria custodia. L’obiettivo era quello di conquistare un pezzo di città, circondato interamente da strade, che non lasciasse a nessun vicino curioso la facoltà di mettere il naso nei propri affari.

E fu proprio da questa usanza che nasce la chiesa protagonista della storia di oggi: la Chiesa dei Padri della Missione di San Vincenzo de’ Paoli!

Ci troviamo al confine sud del Rione Sanità, in particolare nei pressi del Palazzo dello Spagnuolo e della Chiesa di Santa Maria dei Vergini.

Nel 1668 i Padri missionari di San Vincenzo de’ Paoli giunsero a Napoli: dapprima ospitati dal cardinale Caracciolo, poi, nel 1669, trovarono sistemazione presso il convento dei Vergini, abbandonato da circa 15 anni. L’arrivo del nuovo ordine religioso non andò giù al parroco dei Vergini, che pochi anni prima era riuscito a trovare un accordo per poter usufruire di alcune stanze del convento e che nel profondo era convinto di poter ottenere a poco a poco l’intero convento. Sogno divenuto irrealizzabile a causa dell’arrivo dei Padri Missionari che tutto fecero purché venire in aiuto al parroco. A seguito del primo insediamento dei padri, questi incominciarono a provare l’irrefrenabile desiderio di allargarsi, di conquistare, un po’ come il desiderio che spinse gli antichi a Romani a realizzare il grande Impero. Così, seguendo l’etica del “fare l’isola” i monaci iniziarono ad espropriare edifici. Padre Andrea Garagni fu il responsabile dei lavori e riuscì a trasformare l’antico convento, in un complesso religioso degno di nota, con tanto di oratorio. Ma l’opera non era completa: l’isola, la Capri dell’epoca, divenne molto rinomata al punto che alcune nobildonne decisero di finanziare la costruzione di una chiesa al suo interno. Arriviamo così al nocciolo della questione: la chiesa che fu tanto voluta da queste amabili signore altro non è che la protagonista di oggi! La chiesa non peccò certo di umiltà, a realizzarla, nella metà del ‘700, fu proprio Luigi Vanvitelli che diede sfoggio di tutte le sue doti realizzando una delle cupole ellittiche più famose della città.

Le chiese costruite intorno al ‘600-‘700 raccontano più o meno lo stesso destino, un destino che rende Napoli oggi una vetrina a cielo aperto sfoggiando gioielli dell’architettura, che seppur nati per un obiettivo alquanto bizzarro, quello di fare l’isola,  impreziosiscono e rendono speciale la nostra città.

 

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