Marianella e il pane di Sant'Antonio

Marianella e il pane di Sant’Antonio

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Cambiamenti. Passati, in corso.

Napoli è il frutto dei continui mutamenti che hanno caratterizzato la sua storia, dei popoli che si sono succeduti, dei continui processi di stratificazione che hanno subito le sue vie, le sue piazze, i suoi edifici.

Napoli non è solo centro.

Napoli è un agglomerato di zone differenti, che nei secoli hanno vissuto storie differenti.

Se ci spostiamo nella zona Nord della città possiamo scoprire un quartiere, che nel suo piccolo ha tanto da raccontare: Marianella.

Si dice che l’apparenza inganni, e in questo caso, il detto calza a pennello.

Le prime notizie accertate risalgono al XIV secolo. Marianella, o per meglio dire “Marillenellum” è un ” Villaggio regio nel territorio di Napoli, […] abitato da 1370 individui addetti tutti all’agricoltura“. Probabilmente il nome prende origine dall’antico padrone del territorio, sotto la dominazione romana, di cui si presuppone sia la villa caratterizzata dall’opus reticulatum ritrovata nella metà degli anni ottanta a Cupa Marfella.14467065_1120733634662888_1151724446_o-1

Ma come si è arrivati a Marianella? Le teorie sono tante, ma la più accreditata vuole che la devozione verso la Madonna e la presenza di una sua effigie, un affresco nella chiesa, abbia avvicinato sempre più quel nome a quello di Maria.

Nel corso dei secoli Marianella diventa un casale, un gruppo di poche case rurali, governato dalle famiglie che vi abitano e connesso al governo centrale.

Un territorio ricco a livello agricolo, un centro di caccia, che rifornisce continuamente la città.

Nel 1809 è Comune, con confini determinati e potere affidato a un consiglio eletto con capo il sindaco.

Nel 1827 un Villaggio, e come tale entra effettivamente a far parte del comune di Napoli.

Cuore di Marianella è la chiesa di San Giovanni Battista e Sant’Alfonso Maria de Liguori, costruita tra l’VIII secolo e il 1312.

Marianella è stata poi, fino agli anni ’60 del novecento, un quartiere di villeggiatura. I nobili napoletani, nel periodo di vacanza, si spostavano dal centro, nelle residenze, che avevano fatto costruire appositamente per sopperire al caldo estivo, con immensi giardini annessi.

La famiglia de Liguori possedeva un grande territorio boschivo e agricolo, dove praticavano la caccia e coltivavano la canapa, dando lavoro a molti degli abitanti della zona.

Invece la famiglia Merricone, possedeva diversi palazzi distribuiti in vari punti del territorio. In particolare, in uno di questi, lungo il corso principale, l’allora Corso Napoli n°65, un locale del piano terra era stato adibito a chiesa, dove si celebravano messe private. Solo in un momento dell’anno, il 13 giugno, nel giorno di Sant’Antonio, le porte della chiesa dei Merricone venivano aperte a tutta la popolazione di Marianella.

Già a fine maggio, si andava di porta in porta a elemosinare cibi e offerte per i più bisognosi in onore di Sant’Antonio. Poi il giorno della festa, il fornaio preparava appositamente delle pagnotte da mezzo kilo, che venivano poste su un grande tavolo con una tovaglia ricamata durante la cerimonia. Il parroco dopo la messa benediceva il pane, che veniva poi offerto ai presenti. Molti erano familiari e amici di persone inferme, che aspettavano di portare a casa il pane benedetto di Sant’Antonio sperando in una guarigione.

Lidia Vitale

Fotografia di Giada Tanzillo

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