Petraio, Michael Bublé e l'alba di un nuovo giorno

Petraio, Michael Bublé e l’alba di un nuovo giorno

Illlustrazione di Laura Capuano
Illlustrazione di Laura Capuano

“E’ davvero adorabile!”. Rispondo che lo so, ogni volta. Lo è. Yuri ha un musetto che potrebbe far innamorare anche un disperato del cuore. Passeggia fiero mentre arrivano i complimenti sentiti dell’operaio che si appresta ad iniziare la sua giornata. Uno dei tanti rappresentanti di una ideale platea da marciapiede. Una platea che presto scompare. Perché è bello credere che questo posto, in fondo, sia solo mio. O meglio, nostro.
Le Rampe del Petraio accumulano fascino ad ogni passo. Percorrerle con un cielo ancora stellato prima di un’imminente alba forse è concausa di magia. Queste scale sono preziose non solo per i piedi, pesanti o meno, che hanno sostenuto. Ma soprattutto per ciò che resta impresso nel percorso.
Di tutte le zone della mia città, questa è per me la più affascinante. Perché dietro le cose teoricamente meno appariscenti, in realtà si nasconde un tripudio di emozionanti sensazioni. Il sonno ancora persiste, la stanchezza pure. Ma questa strada ho bisogno di continuare a percorrerla.
Vengo a trovare te.

Le piccole porte nascondono in realtà infiniti mondi. Una luce è accesa, mentre una signora in procinto di andare al lavoro fa colazione silenziosamente. I panni stesi vengono accarezzati dal vento. Le piante assorbono il rumore e la sua assenza.
Yuri tira molto. E’ giovane, veloce, il guinzaglio è un limite che non può rispettare. Accelero il passo anch’io. Se penso alla salita del ritorno un po’ di magone arriva. Ma devo esserci, ancora una volta. Ho bisogno di raggiungerti, poiché non saranno mai troppe le cose che ho da dirti.
Inizio a sentire il profumo del mare. Un ultimo sforzo e potrò ammirare ciò a cui tengo di più.
Le cuffie continuano ad accompagnarmi dolcemente, con la loro musica. Un cantante canadese, dalla voce calda e avvolgente, mi prende per mano.
Come avresti fatto tu.
Finalmente ci sono. Ed è tutto perfetto. Un pizzico d’azzurro, all’orizzonte, nel cielo blu. Un mare calmo ma non per questo piatto, un panorama che toglie ogni umana difesa.
E anche tu. Nell’aria, nella testa, nel mio petto.
La foto non ti dà giustizia. Eri bello come una stella cadente, un abbraccio dosato, un regalo inatteso. Lo sei ancora, lo giuro.
La tua rosa è qui. Si distacca quasi con forza dalle mie dita, per arrivare a te.
Siamo sempre insieme.

Capii che ti avrei baciato al termine del primo appuntamento proprio quando mi portasti qui. “Tutto quello che sai o credi di sapere su di te, su di me, sulla nostra città, in questo posto devi dimenticarlo. Qui solo una cosa conta: quello che provi, ciò che senti”, mi dicevi. Ed io ti ho creduto. Ci credo ancora.
Non ho mai smesso di venire qui. Anche a Yuri tutto questo piace. Era un fagottino quando mi hai permesso di accoglierlo nella mia vita, ora è tanto forte da correre con scintillante vigore .
Continuo ad osservare la bellezza che ho di fronte. Adoro tutto questo per un motivo molto semplice: non c’è niente di chiuso. E’ tutto aperto, sotto gli occhi di tutti. O meglio, di chi sa guardare. Di chi può e vuole farlo. Forse, persino di chi ne ha bisogno.
Ogni cellula del mio corpo ti ha amato dal primo istante, senza ammetterlo.
Ricordo ancora l’ultima volta che siamo stati qui.
L’ultimo sguardo alla giornata nascente, alle cose che prendono vita. L’ultimo sguardo ai tuoi occhi brillanti, vispi, teneri.
“Allora, hai capito cosa conta qui?”
“Contiamo noi”.
L’ultimo bacio.
L’alba sta per sorgere.

Prendo posizione sulle scale. E lo show vive un altro capitolo, come sempre. E’ un sole meno che tiepido, l’umidità è ancora presente. I colori però cambiano e prendono vita. Rendendo tutto migliore.
Yuri inizia a tirare il guinzaglio: vuole tornare a casa. Resteremo solo un altro po’. Il tempo di un’ultima canzone.
Quel cantante, Michael Bublé, ne ha scritta una davvero bella. “Lost” parla di un uomo che, nonostante le difficoltà, promette di non abbandonare la sua amata. Ed io con te non mi sono mai sentita “persa” o smarrita, nemmeno per un secondo.
Nemmeno ora che posso guardarti solo in foto, oppure dentro di me.
“Perchè non sei sola, ed io sono sempre lì con te. E ci perderemo assieme fino a che la luce arriverà ed entrerà. Perchè quando ti senti come se fossi esaurito e il buio vince su di te, tesoro, non ti sei persa. Anche quando il tuo mondo si schianta e non riesci a sopportarne il pensiero, non ti sei persa“.
Splende il sole nel cielo. Continui a splendere tu, per me.
Non sarò mai più sola. Grazie a te, non lo sono mai stata.

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