Ferma alla fermata di piazza Dante

Ferma alla fermata di piazza Dante

Fermata di piazza Dante.
Ferma alla fermata di piazza Dante

Un giorno come tanti, ferma alla fermata di piazza Dante.
E un autobus che come una ragazzina ancora spettinata, si lascia attendere.

I pensieri si accavallano, si abbracciano, si distruggono quando sono costretti a lasciarsi andare, a ripiombare nella mente senza essere chiamati.

Che poi chi sa cosa vuol dire Dante, con quel braccio alzato in mezzo alla piazza. Se sta lì ad indicare qualcuno o qualcosa, o solo a rimproverare quei ragazzi scalmanati che lo utilizzano impunemente come limite della porta di un campo da calcio. Sai quante pallonate avrà preso.
Se ha mai rischiato che gli cadesse l’alloro. Che poi chi sa se io invece lo indosserò mai.
E chi ha voglia di studiare per gli ultimi esami.

Quel professore non dovrebbe essere già felicemente in pensione?
Mi pare che il bidello bassino con gli occhiali del liceo sia stato traferito a Bolzano.
Uh, è l’una e un quarto.

Fosse stato qualche anno fa sarei fuori scuola, sotto l’Obelisco del Gesù a lamentarmi del compito di latino che non avrei saputo fare e a raccontare a Giulia di come si chiamava… ah sí, Guido, quello carino della IV C, con gli occhi leggermente a mandorla.
Mi pare si sia iscritto a ingegneria per poi appendere tutto e fare il gelataio in Germania.

Che poi, non me ne si voglia, ma proprio a Düsseldorf te ne vai a vendere il gelato, dove probabilmente farà freddo pure ad agosto.
Invece qui un caldo oggi, ma davvero siamo già a giugno?

Sicuro se sabato vado in costiera a prendere un po’ di sole piove.
Quei ragazzi con la cartina in mano fermi a piazza Dante chi sa da dove vengono, se hanno bisogno di una mano. Impacciatissimi appena usciti dalla metro, probabilmente cercano il centro. Ora mi avvicino.

Ah, se ne vanno via, peccato. Sarà per la prossima. Certo che Napoli ultimamente è stracolma di turisti. Da qui solo io ne vedo tre a fare un selfie di fronte il Convitto di piazza Dante.

Sta moda dei selfie mi rimarrà sempre oscura.
“Signora si vuole sedere?”Grazie assaje nennè, sta arrivann o pullmàn
Davvero, di già? Ma che ore sono? Quasi le due, chi sa che si mangia oggi…

Lidia Vitale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You May Also Like
Castel dell'Ovo: il castello più antico di Napoli

Castel dell’Ovo: il castello più antico di Napoli

Napoli è per eccellenza la città delle chiese, ma non dimentichiamo che è anche la città dei castelli! Tra i ben sette castelli racchiusi all’interno del perimetro cittadino, però, Castel…
L'insalata caprese: storia della regina della tavola estiva

L’insalata caprese: storia della regina della tavola estiva

Quando si parla di caprese, saltano subito in mente i colori rossi del pomodoro, il dolce sapore di una mozzarella lattosa e quel gusto speciale del basilico, tutto condito dall’immancabile…
Spaghetti alle vongole fujute: Eduardo de Filippo e la fame notturna

Spaghetti alle vongole fujute: Eduardo de Filippo e la fame notturna

La spaghettata, in tutte le salse (letteralmente!), è un must della cucina napoletana. Ma che fare quando la fame cresce e manca un fondamentale ingrediente per la preparazione? Eduardo de Filippo trovò una geniale soluzione, chead oggi è ancora viva sulle nostre tavole.
La tradizione della Pasquetta a Rione Alto

La tradizione della Pasquetta a Rione Alto

Il Rione Alto ha una storia molto triste: oggi è una accozzaglia di edifici senza storia, un tempo era l’antico borgo dei Cangiani, luogo preferito per le vacanze dei napoletani. Vi raccontiamo la bellissima storia di uno dei più importanti quartieri residenziali di Napoli, oggi soffocato dal cemento