Il Fiordo di Furore, una meraviglia incastonata nella roccia

Il Fiordo di Furore, una meraviglia incastonata nella roccia

Riapre dopo tre anni il Fiordo di Furore, l’affascinante insenatura della costiera amalfitana che ha fatto innamorare poeti e registi. Venne chiuso nel 2017 per un incendio che provocò dei danni con rischio di caduta massi. Una volta conclusi i lavori di bonifica e messa in sicurezza la zona è stata riaperta ai bagnanti l’11 luglio 2020.

Il Fiordo di Furore, una meraviglia incastonata nella roccia

Cenni storici

Il borgo di Furore venne fondato all’epoca dei Romani, quando gli antichi si insediarono in questo luogo per la sua conformazione geografica. Si presentava infatti come una roccaforte inattaccabile. Le prime tracce ufficiali del borgo risalgono però solo al 1752, con la compilazione del catasto carolino. La zona non era densamente popolata ed era priva di terreni coltivabili. Per questo alcuni sostengono che probabilmente gli abitanti di Furore fossero cittadini di Amalfi mandati in esilio e costretti a vivere in un luogo così inospitale. Ancora oggi il comune di Furore conta soli 747 abitanti. Le sue case, costruite nella roccia a strapiombo sul mare, sono quasi invisibili per chi viaggia lungo la costiera Amalfitana. Dal 1997 è Patrimonio Mondiale UNESCO e fa parte del Club dei borghi più belli d’Italia.

Il Fiordo di Furore

Alle pendici dei Monti Lattari, una profonda spaccatura nella roccia dà origine a un paesaggio suggestivo, quello che il poeta Alfonso Gatto descrisse come un’assorta meraviglia dell’essere. L’insenatura si formò nei secoli dalle acque del torrente Schianto, quasi sempre secco, che scende a picco dall’altopiano di Agerola. Una riserva naturale che è possibile raggiungere solo dopo un lungo sentiero. Quella che si presenta agli occhi di chi vi giunge è la vista delle rocce a strapiombo sul mare cristallino e la fiorente vegetazione che si inerpica lungo le alture. Nei giorni di tempesta si ode solo il forte rumore delle onde del mare che si infrangono sugli scogli. Il nome originario era infatti Terra Furoris che probabilmente deriva proprio dal frastuono delle furiose onde marine. La scogliera del fiordo costituisce una tappa del Campionato Mondiale di Tuffi dalle Grandi Altezze.

Furore e il cinema

Il Fiordo di Furore fu paesaggio dell’amore tormentato tra Anna Magnani e Roberto Rossellini. Dopo il loro primo lavoro insieme Roma, città aperta, girarono al Fiordo alcune scene del film Amore. La Magnani restò sempre legata al borgo, tant’è che oggi Villa della Storta è sede del Museo permanente dedicata all’attrice. Anche Luciano De Crescenzo si innamorò della costiera, tant’è che è stato sepolto nel 2019 proprio al cimitero di Furore.

Laura d’Avossa

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