Napoli-Juventus 8-7: quando nel 2006 i campioni del mondo furono eliminati

Napoli-Juventus 8-7: quando nel 2006 i campioni del mondo furono eliminati

Quest’oggi parliamo di calcio e di ricordi, più precisamente di Napoli-Juventus. È vero di solito ci occupiamo di altro. Non siamo soliti scrivere di sport, quanto, piuttosto, delle leggende e delle storie che si tramandano ancora oggi tra i vicoli della nostra città. Napoli, però, vive di sport, vive di calcio. Il ricordo di Maradona è tuttora una presenza pesante che aleggia prepotentemente in città. Ne sono una testimonianza i numerosi graffiti che lo vedono ritratto da Ponticelli ai Quartieri Spagnoli.

Una sfida storica

Maradona, e più in generale la squadra del Napoli, sono molto più che semplici idoli sportivi. Essi sono un vero e proprio simbolo di una rivincita, di una questione meridionale, ancora irrisolta socialmente, e che nel calcio trova maggiore risonanza nel bene e, purtroppo, nel male. Per tali ragioni nessuna sfida in città è sentita più di un Napoli-Juventus. Certo in questi anni le partite con la vecchia signora sono state sinonimo di “big match”, considerando il traguardo sportivo che questo scontro rappresenta: ultima in ordine di tempo la Coppa Italia vinta lo scorso maggio dagli azzurri ai rigori. La sfida con i bianconeri, però, è qualcosa di più per tutti i tifosi del Napoli che va ben oltre i trofei e l’albo d’oro. Qualcuno più “estremista” ha voluto vedere in questa partita un contrasto meramente territoriale tra nord e sud, ignorando che la maggior parte dei tifosi Juventini forse si trova proprio nel mezzogiorno. Per altri Napoli-Juventus rappresenta più una sorta di una sfida ideologica tra due filosofie di calcio e di vita diverse. La prima più romantica, legata ai sentimenti e allo spettacolo che il calcio offre. La seconda più pragmatica, forse anche più cinica, che bada più allo scopo che al metodo. Questo discorso, più condivisibile ricorda forse un po’ quel contrasto tra uomini d’amore e uomini di libertà di cui spesso parlava nelle sue opere Luciano De Crescenzo, che rende questa sfida ancora più spettacolare perché a scendere in campo sono allo stesso tempo ironia e sentimenti, oltre che obiettivi sportivi.

Ma esattamente come nel film di De Crescenzo, “Così Parlò Bellavista“, ci fu un momento d’incontro tra queste due filosofie, in cui in molti scoprirono che in fondo quegli uomini di libertà non erano poi così lontani da loro, uomini d’amore. Certo qualcuno potrebbe dissentire, ma nei fatti nel 2006, quando l’Italia vinse i mondiali, ci fu una piazza del Plebiscito stracolma di gente pronta a festeggiare una squadra che li rappresentava, azzurra come il Napoli. Erano orgogliosi, nonostante fosse composta per la maggior parte proprio da giocatori bianconeri. Fu anche per questo che qualche mese dopo quando una Juventus, retrocessa per lo scandalo Calciopoli, e un Napoli, neopromosso in serie B dopo due anni di inferno in C1, si affrontarono, lo stadio San Paolo era stracolmo. Per la prima volta dopo anni, Napoli-Juventus tornava ad essere una sfida di grande fascino e di un enorme valore simbolico. Entrambe ferite nell’orgoglio, seppur per motivi diversi, erano vogliose di rivalsa.

Davide contro Golia

Il fascino di quella sfida era enorme. Era dalla stagione 2000-2001 che non si assisteva ad un Napoli-Juventus in una competizione ufficiale e, perciò, l’attesa fu enorme. Certo il livello tecnico era totalmente differente e sproporzionato. La Vecchia Signora si presentava al San Paolo, orfana di qualche campione, che aveva deciso di cambiare aria, considerando la retrocessione in B di quell’anno. Persino l’allenatore era cambiato: Capello aveva passato il testimone a Deschamps (poi campione del mondo nel 2018 con la Francia). Nonostante i cambiamenti, l’avversario era forte e si presentava con 4-5-1 di assoluto valore. In porta c’era Buffon che era considerato il più forte portiere al mondo, candidato al pallone d’oro, ed era l’eroe di quel mondiale per gli strepitosi interventi decisivi ai fini della vittoria finale. La difesa, pur orfana di Cannavaro e Thuram, era composta da giocatori affidabili come Birindelli e da Kovac. Sulle fasce i terzini erano i giovani prospetti Chiellini e Balzaretti, che per anni costituiranno l’ossatura portante della nostra nazionale. A centrocampo la qualità era assicurata con nomi altisonanti come Marchionni, Nedved, Paro, Giannichedda e Cristiano Zanetti, con Camoranesi, campione del mondo pronto a subentrare. Anche Alessandro Del Piero partì dalla panchina, per fare spazio a Bojinov, prospetto all’epoca di assoluto valore, che in quel Napoli-Juventus partì titolare.

Il Napoli dal canto suo schierò un 4-3-1-2, figlio di un mercato con colpi incredibili per la categoria e che poi Reja con grande acume tattico trasformò in un 3-5-2 che fece le fortune degli azzurri portandoli prima in serie A e poi in Europa e che sarà adottato da molti suoi successori, Mazzarri su tutti. Iezzo in porta era sinonimo di affidabilità e anche di esperienza, visto che era uno dei pochi ad aver militato anche in serie A, per poi scendere in C per il suo Napoli, compiendo un grande gesto d’amore. Cannavaro e Domizzi erano prospetti provenienti dalla serie A e che si dimostrarono molto affidabili sia quell’anno che in quelli successivi. Grava e Savini erano i due terzini che in serie C avevano fatto le fortune del Napoli. A centrocampo il gran colpo Dalla Bona dal Milan era un giovane di cui tutti aspettavano l’esplosione, Bogliacino la mezzala di grande intelligenze acume tattico, Montervino l’incontrista e colonna dello spogliatoio. Dietro le punte Calaiò e Bucchi, ex capocannoniere della serie B con il Modena, agì De Zerbi che quella sera confezionò una delle sue più grandi prestazioni con la maglia azzurra.

I supplementari di Napoli-Juventus

Quel Napoli-Juventus terminò 3 a 3. Dopo ventisette minuti il San Paolo fu ammutolito da Chiellini, che trovò il primo di tanti gol al Napoli nella sua lunga e vincente carriera. La reazione degli azzurri fu ottima. De Zerbi con la sua fantasia innescò Bucchi, che in sforbiciata segnò un gol da capogiro. Nella ripresa il Napoli riuscì, addirittura, a portarsi in vantaggio con Calaiò, che scartò Buffon, portando il risultato sul 2-1. Sentendosi in difficoltà Deschamps cacciò dal cilindro Del Piero e Camoranesi. L’ingresso dei due campioni del mondo fu decisivo e scatenò forse qualche timore reverenziale negli azzurri, che avevano certamente esperienza e qualità, che, però, non erano paragonabili a quella di chi pochi giorni prima aveva alzato, addirittura, la coppa del mondo. Del Piero alla sua maniera pareggiò i conti, con un tiro a giro sul secondo palo al 79′, portando la partita ai tempi supplementari. Se Del Piero fece Del Piero, nei supplementari Camoranesi fece Zidane: in uno scontro Montervino ci fu una manata e da lì una repentina espulsione. Una Juve in dieci riuscì a passare in vantaggio a pochissimi minuti dal termine. A peggiorare la situazione ci fu l’espulsione di Grava al 114′ che ristabilì la parità numerica. Improvvisamente, però, un Napoli all’arrembaggio e disperato le provò tutte. Così, da una carambola in area di rigore, spuntò lui, Paolo Cannavaro, fratello di quel Fabio che aveva alzato la coppa pochi mesi prima e che presto avrebbe alzato anche il pallone d’oro, che con una rovesciata gonfiò la rete e il cuore di tutto il San Paolo. Fu un gol incredibile che Cannavaro, ancora oggi, a distanza di 14 anni ricorda con grande affetto. Napoli-Juventus era una sfida ancora aperta! Si andò ai rigori, che questa volta furono sfavorevoli a Buffon e compagni. Con il rigore decisivo sbagliato da Balzaretti, il Napoli continuò la sua corsa fino agli ottavi di finale contro il Parma, che poi lo eliminò in doppia sfida.

Fu una grande vittoria per gli azzurri, da molti ritenuta il vero punto di partenza della gestione vincente di De Laurentiis. Da quel Napoli-Juventus i percorsi di azzurri e bianconeri s’incrociarono molto frequentemente tra supercoppe, sfide scudetto e finali di Coppa Italia. Quella sera in cui quasi tutti erano beniamini, non ci furono uomini d’amore e uomini di libertà. In quel Napoli-Juventus ci furono due squadre che ripartirono da zero e che da quel momento hanno viaggiato costantemente di pari passo senza paura di diventare grandi.

Fonte immagine in evidenza: CalcioNapoli24

Giovanni Ruoppo

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