Piazza dei Martiri: le origini borboniche nascoste nel monumento dei leoni

Piazza dei Martiri: le origini borboniche nascoste nel monumento dei leoni

Piazza dei Martiri è uno dei luoghi più eleganti e famosi di Napoli. Già il nome lascia intendere il messaggio politico dietro questo luogo: il monumento dei leoni fu infatti costruito proprio per ricordare le persone che persero la vita per cacciar via i Borbone da Napoli.

Ironicamente proprio questo monumento nacque con una funzione opposta: voleva celebrare la pace nel Regno delle Due Sicilie e la stabilità della monarchia di Ferdinando II.

Stampa Piazza dei Martiri
Una stampa di Piazza dei Martiri da poco rinnovata con il monumento dei leoni costruito attorno alla colonna borbonica. Grazie a Margherita Chiaramonte per il suggerimento

Il monumento borbonico di Piazza dei Martiri: la colonna della Pace

La piazza nasconde la sua antica verità nella colonna al centro del monumento dei leoni: fu infatti rinnovata nel 1849 da Errico Alvino e fu fortemente voluta da Ferdinando II.
Per l’occasione l’architetto del Re si occupò anche dell’apertura della “Strada della Pace”, quella che oggi è diventata Via Domenico Morelli.

Dopo l’unità il sindaco di Napoli si limitò a finanziare la costruzione dei leoni attorno al monumento e della “statua della virtù dei caduti” sulla parte superiore della colonna. E fu con questa innovazione che la piazza cambiò schieramento politico: da borbonica ad antiborbonica.

I palazzi attorno a Piazza dei Martiri sono invece leggermente più antichi: furono tutti costruiti nel ‘700, da Palazzo Calabritto al vicino Palazzo Partanna. L’unica costruzione ancora più antica era Santa Maria a Cappella Nuova, che fu costruita nel 1625 e demolita nel 1812.

Piazza dei Martiri prima metà '800
Piazza dei Martiri, prima metà dell’800. Manca il monumento della colonna, l’unica cosa presente è il palazzo Calabritto

Una pace durata poco, una piazza che cambiò nome

I fatti del 1848 erano stati un campanello d’allarme troppo evidente per gli antichi stati d’Italia: i moti rivoluzionari stavano maturando a vista d’occhio e l’intera Europa fu sconvolta da quella che Mazzini chiamava “la scintilla“.
Fu dopo questi eventi che Ferdinando II, inizialmente visto di buon occhio dai carbonari (che gli proposero di unificare l’Italia), diventò sempre più ostile verso i liberali, tanto da farli imprigionare o costringerli all’esilio. Il 1849 fu il momento decisivo per capire cosa accadde durante l’Unità d’Italia appena 12 anni dopo, portata a termine proprio dai tantissimi intellettuali esiliati che ritornarono a Napoli, come Raffaele Conforti e Liborio Romano.

Ma il re napoletano non immaginava cosa sarebbe accaduto appena un anno dopo la sua morte. E, dopo la fine di quelle rivolte e la cacciata dei rivoluzionari da Napoli, volle celebrare la pace ritrovata con la costruzione del primo nucleo moderno del quartiere Chiaia, che in futuro si sarebbe sviluppato attorno a Corso Giambattista Basile, oggi diventata Via dei Mille.

Un progetto che fu completato solamente dopo il Risanamento. E, non a caso, la zona oggi si chiama Rione Amedeo di Savoia.

Piazza dei Martiri bombardamento
Piazza dei Martiri bombardata in guerra

Prima dei Borbone: cosa c’era al posto di Piazza dei Martiri?

Prima ancora la piazza si chiamava “Largo di Santa Maria a Cappella Nuova“: nacque in modo abbastanza spontaneo intorno al ‘500: prima di allora era vietata l’espansione della città al di fuori delle mura e all’altezza di Via Chiaia c’era una delle tante porte che sbarrava l’accesso ai forestieri.
Se potessimo guardare indietro nel tempo, probabilmente al posto della piazza avremmo trovato una piccola arena creata in tempi antichissimi dal fiume che attraversava Via Chiaia. E tutt’attorno poche case di pescatori che frequentavano la spiaggia: in spagnolo “playa” e, di lì, Chiaia.

colonna Piazza dei Martiri
Un dettaglio sulla colonna: l’architetto che ha costruito il palazzo

Non solo Piazza dei Martiri

Dopo il 1861, trascinati dal nuovo entusiasmo politico unitario, gli amministratori napoletani si affrettarono a cambiare i nomi di buona parte delle vecchie strade borboniche. Fu istituita una commissione di saggi che avrebbe dovuto riscrivere la storia delle targhe cittadine: Corso Vittorio Emanuele prima era Corso Maria Teresa; . Nel quartiere Chiaia, che all’epoca dei fatti era ancora poco più di una spiaggia di pescatori con l’incantevole Villa Reale, Corso Giambattista Basile fu rinominato in Via dei Mille e la nostra Piazza della Pace, diventò, in modo paradossale, il monumento agli antiborbonici.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
Gennaro De Ruggiero, Le Piazze di Napoli, Newton, 1999
Sergio Delli, Le Piazze di Napoli, Newton, 1990
https://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/09/05/news/cos_cambiata_la_toponomastica-6789193/?awc=15069_1605377532_4562723d28f6682a79e27eb4c5499dc2&source=AWI_DISPLAY

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