Vittorio Gleijeses, il colonnello che ha raccontato tutte le storie di Napoli

Vittorio Gleijeses, il colonnello che ha raccontato tutte le storie di Napoli

Se la città di Napoli potesse avere un corpo, probabilmente sarebbe la madre orgogliosa di Vittorio Gleijeses, l’uomo che ha pubblicato un fiume di libri per divulgare le storie, la cultura, le curiosità di tutta Napoli e Campania.

Alla fine dei suoi giorni contò ben 50 libri pubblicati, centinaia di articoli scritti su tutti i quotidiani nazionali e un numero indefinito di conferenze. Si può dire che negli anni ’80 c’era un libro di Gleijeses in ogni casa di Napoli.

Festa Farina e Forca
“Festa Farina e Forca”, uno dei libri più famosi di Vittorio Gleijeses

Chi era Vittorio Gleijeses?

Tenente Colonnello della Motorizzazione per carriera, musicista per passione, scrittore e giornalista per necessità. Era un uomo dalla stazza robusta, sempre sorridente e molto alto: la sua presenza metteva sempre allegria ed era un uomo che solitamente non stava mai zitto, sempre desideroso di raccontare questa o quella curiosità che aveva scoperto.
Abitava a Via dei Mille e passava intere giornate con un bloc notes mentre si incamminava per le strade di Napoli e poi dei paesi dell’entroterra campano, cercando di esplorare luoghi a lui sconosciuti per poi gettarsi in forsennate ricerche. Internet non era nemmeno nelle fantasie più lontane e questo rallentava di molto le ricerche, che spesso oggi sono fatte con pochi click in biblioteche digitali.

Proprio per questa ragione è impressionante vedere la quantità di libri da lui pubblicata (fra cui decine di guide di Napoli molto voluminose) se si confronta con la lentezza necessaria nelle ricerche per preparare i testi storici prima degli anni 2000.

Vittorio Gleijeses ritratto
Un ritratto di Vittorio Gleijeses

Pignoleria militare, sensibilità napoletana

La ricerca delle notizie da raccogliere nei libri, nonostante una formazione da autodidatta (con la complicità dello storico Gino Doria, che diventò un suo caro amico), era svolta meticolosamente: non si limitava alla lettura dei libri, ma esigeva una visione diretta: quando doveva scrivere di qualcosa, saliva in automobile e raggiungeva il punto desiderato per descrivere le proprie sensazioni. E poi cercava di parlare con gli abitanti della zona, responsabili di musei, anziani che potevano dargli sempre lo “sfizio” che non si trovava nei testi dei grandi storici da lui consultati.

Se Vittorio Gleijeses potesse parlare oggi, probabilmente indicherebbe “Questa è Napoli” come primo suo libro da leggere. Fu ripubblicato in 4 edizioni, ogni volta arricchita e revisionata. Scriveva in ogni sua prefazione che quel libro era il “riassunto del suo lavoro“. Anche se continuò a scrivere fino al 1998, lasciando un patrimonio di libri che oggi sono praticamente diventati la base d’ispirazione ogni appassionato o curioso della città di Napoli. I suoi non sono trattati di storiografia e tantomeno ricerche accademiche, come le opere di Benedetto Croce, Cesare De Seta, Giancarlo Alisio e i tantissimi intellettuali straordinari che studiarono Napoli.

Vittorio Gleijeses non era un accademico (anche se ricevette la laurea Honoris Causa in lettere e filosofia). Si limitava a raccontare la storia, frutto delle sue tantissime ricerche personali. E non era immune da errori: addirittura nella prefazione del suo libro preferito, “Questa è Napoli” III ristampa, si scusò con i lettori per alcuni capitoli errati “che gli avevano procurato molti nemici e che aveva riscritto correttamente. Insomma, se oggi i commenti su Facebook finiscono spesso in toni un po’ violenti contro gli autori, evidentemente anche senza i social le cose non dovevano essere rosa e fiori.


Nella vecchia Napoli non è raro scoprire, fra vecchi palazzetti cadenti dall’intonaco scrostato e stinto, le vestigia di un passato, quasi mimetizzate dall’incuria e dall’abbandono in cui versano. I vasetti di gerani e le “buatte” con le piante di garofani nascondono talvolta una bordura di pietra viva finemente intagliata; le brutte, policrome insegne di una scuola-guida o di un sarto si addossano a un elegante portale, che, pur se sporco e fuligginoso, resta come isolato dal contesto generale in una sorta di distaccata nobiltà. Napoli antica riserva di queste sorprese a chi sappia guardarla con occhi che vedono, sorprese che, se talvolta mortificano e addolorano, tuttavia inteneriscono

Vittorio Gleijeses, però, non si demoralizzò mai e i risultati gli davano ragione: sentiva dentro di sé la voglia di raccontare la città vista dai suoi occhi, tant’è vero che diventarono famosi negli anni ’80 i suoi libri sulle “passeggiate di Napoli”, divisi in capitoli con uno stradario da percorrere in un giorno, assistiti dalla sua guida storica.
D’altronde, faceva parte di quella generazione di “esploratori urbani” che, appassionati della storia di una città che negli anni ’50 e ’60 era ancora a metà fra gli ultimi testimoni antichi e il mondo moderno, si avventuravano per le strade alla ricerca di storie da raccontare, salvando sensazioni, momenti e visioni che oggi non ci sono più. Una storia di esplorazioni, quella di Vittorio Gleijeses, che ricorda un po’ quella di Clemente Esposito, che invece è il “papà” di tutta la Napoli sotterranea.

Questa è napoli
“Questa è Napoli”, il libro preferito di Gleijeses

Musica, animali e francobolli

Anche se oggi lo conosciamo come storico, il vero amore di Gleijeses era la musica ed il collezionismo di francobolli, che definì “il grande dolore della sua vita“, dato che a Roma, durante la guerra, fu costretto a disfarsene. Dopo quel momento di lutto, non li collezionò più.

A rinfrancarlo però ci pensò la musica, che nessun conflitto può mai strappare via dall’anima del popolo napoletano: amava suonare e cantare ma, con una penna prolifica come la sua, non potevamo non aspettarci anche la scrittura di numerosi testi, alcuni dei quali furono cantati nel Festival della Canzone Napoletana 1956: “Basta ammore pe’ campà“.

Aveva anche un cane pastore, che chiamò “Sarmen del Pirata Nero”: era anche un grande appassionato di Salgari. Più in generale era un animalista e diventò anche Commissario Nazionale della Società per la Protezione degli Animali: è grazie a lui se negli anni 50 l’Italia ha posto il veto all’introduzione della Corrida nel paese.

Vittorio Gleijeses e la canzone presentata al Festival

L’eredità immensa di Gleijeses

Vittorio Gleijeses morì il 24 aprile 2001. Aveva 87 anni e lasciò Napoli solo con il corpo: oggi i suoi numerosissimi libri si possono reperire ovunque ed è lì che vive ancora. Si possono trovare facilmente anche nelle librerie di famiglia, oppure durante una passeggiata a Port’Alba si possono salvare una “Guida di Napoli” dalle pagine ingiallite e increspate dall’umidità data dal troppo tempo passato senza un acquirente amorevole.
In mezzo alle pagine di testi considerati spesso “di serie B” c’è, vivo e vegeto, l’anima di un uomo che attende solo di raccontare le sue storie per ispirare i futuri divulgatori della Storia di Napoli.

-Federico Quagliuolo

Dedicata ad Antonella Galluccio

Riferimenti:
Tutta Napoli, annuario dei personaggi, Deperro, Napoli, 1959
Vittorio Gleijeses, Questa è Napoli, Fausto Fiorentino editrice, Napoli, 1972
Vittorio Gleijeses, La Regione Campania, Edizione Del Giglio, Napoli, 1978

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