Celle di Bulgheria, storia del paese che lega la Campania alla Bulgaria

Celle di Bulgheria, storia del paese che lega la Campania alla Bulgaria

Celle di Bulgheria è un paese tanto piccolo quanto curioso nel suo nome, che già dovrebbe insospettirci nel suono.

Prima dell’Unità d’Italia si chiamava solo “Celle” o “Celle di Bulgaria”, ai piedi del monte Bulgaro (chiamato oggi Bulghero). Il nome non ci inganna: il paese fu davvero fondato nel medioevo da persone provenienti dalla lontana Bulgaria.

Diventò anche famoso per essere stato la città di nascita di Antonio Maria De Luca, il protagonista delle rivolte del Cilento del 1828.

Celle di Bulgheria, dai bizantini al monastero

Per scoprire questa storia cilentana, dobbiamo andare indietro di circa 1600 anni. Era appena caduto l’Impero Romano e l’intera Italia era stata divisa fra i regni dei barbari. Fu l’occasione per l’ex Impero d’Oriente, comandato da Bisanzio, per riconquistare i territori antichi: se Napoli fu presa con metodi brutali da Belisario, la venuta del generale Narsete non fu meno pacifica nel resto d’Italia. Fu probabilmente in questo periodo che giunse qui una comunità bulgara.

Khan Alcek Celle di Bulgheria
Il khan Alcek, in una statua nel paese. Foto di Дянко Марков

L’orda Bulgara che mise a soqquadro l’Europa

Paolo Diacono, storico del IX secolo che scrisse l’Historia Langobardorum, parla del dell’arrivo in Italia intorno all’ottavo secolo di Alcek, principe bulgaro, con ciò che rimaneva dell’Orda Bulgara, un esercito di 9000 persone che mise a soqquadro l’Europa intera, dai Balcani alla Baviera. In cambio della sua incondizionata fedeltà, chiese di stanziarsi con gli ultimi 700 superstiti della sua gente dalle parti dei Monti del Matese, fra Sepino, Boiano e altre città limitrofe. Il principe Romualdo di Benevento, che regnò dal 671 al 687, non ci trovò nulla in contrario e diede il suo assenso, contento di avere al suo servizio degli ottimi e valorosi combattenti.

Probabilmente proprio da quella zona partì una piccola colonia di bulgari che si stanziò in Cilento. A testimoniare questa storia c’è proprio una statua dedicata al principe Alcek nel cuore di Celle di Bulgheria.

Quel che è certo è che, almeno fino al X secolo la piccola colonia dell’attuale Celle di Bulgheria visse totalmente isolata dal mondo circostante e fra le genti si parlava ancora in bulgaro: quando Roberto il Guiscardo risalì l’Italia nel XI secolo ingaggiò fra i suoi uomini proprio alcuni bulgari “autoctoni” di Celle di Bulgheria perché erano ritenuti fra i più esperti nella conoscenza del territorio cilentano.

Monte Bulghero
Il monte Bulghero visto dal paese

E Celle?

Nello specifico, poi, il nome “Celle” viene da un monastero benedettino che si trovava ai piedi del monte Bulghero intorno al VI secolo.

Nel corso dei secoli il paese rimase abbastanza isolato dal resto delle vicende che coinvolsero la Campania e il Regno di Sicilia: protetto dalle incursioni saracene a causa della sua distanza dal mare e isolato dalle vicende politiche che guardavano tradizionalmente alle città del centro della Campania, i suoi abitanti si specializzarono nella coltivazione dell’uva e più in generale nelle attività agricole, che ancora oggi rappresentano il cardine dell’economia locale.

Targa Antonio Maria De Luca Celle di Bulgheria
La targa di Antonio Maria De Luca a Celle di Bulgheria inaugurata da Vincenzo De Luca, all’epoca sindaco di Salerno

Celle di Bulgheria e i moti rivoluzionari in Cilento del 1828

Un altro personaggio, ben più moderno, legato a Celle di Bulgheria è Antonio Maria De Luca. E in questo caso c’entra proprio la politica: erano i tempi del breve regno di Francesco I di Borbone e, nel 1828, il canonico di Celle di Bulgheria era uno dei più attivi promotori della lotta liberale nel Cilento, fondando una società segreta, “I Filadelfi“. L’intenzione dei moti rivoluzionari non era far cadere la monarchia borbonica, ma il ripristino della Costituzione del 1820, che Ferdinando I con un colpo di mano cancellò, contro anche il parere favorevole del figlio.

I tempi erano però cambiati e Francesco I, disinteressato alla vita politica, non aveva intenzione di inimicarsi nessuno nella corte di Napoli e rinunciò ad ogni proposito riformista, che invece aveva appoggiato da giovane. Affidò quindi al marchese Francesco del Carretto la soluzione delle rivolte costituzionaliste in Cilento: finì con un massacro di tutti i rivoluzionari e con la distruzione del vicinissimo villaggio di Bosco. Fu un’opera tanto brutale da scandalizzare lo stesso re, che disse di non essere stato a conoscenza delle reali intenzioni del suo ministro di Polizia.
Quel che la storia ci tramanda è che il marchese del Carretto (da non confondere con Ferdinando, il figlio al quale è intitolata una strada) fu negli anni seguenti confermato come ministro di polizia anche sotto Ferdinando II di Borbone proprio per l’efficacia indubbia dei suoi metodi.

Anche Antonio Maria De Luca fu giustiziato nel 1828 e, nel 2011, un altro De Luca, Vincenzo, ha inaugurato una targa per ricordare la memoria dell’illustre figlio di Celle di Bulgheria.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
Egidio Finamore, Origine e storia dei nomi locali campani, Arcolaio, Napoli, 1961
Comune di Celle di Bulgheria
http://www.comune.salerno.it/client/scheda_news.aspx?news=2920&prov=76&stile=7

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