Il corallo di Torre del Greco: l'antichissima e nobile tradizione dell'oro rosso campano

Il corallo di Torre del Greco: l’antichissima e nobile tradizione dell’oro rosso campano

Il corallo di Torre del Greco è una tradizione antichissima e nobile dell’area vesuviana. Ancora oggi avere un gioiello rosso comprato nel paese vesuviano è simbolo di eleganza e raffinatezza senza pari.

Si tratta di un’arte diffusa fra Napoli e Torre del Greco che vanta sei secoli di artigiani e lavorazioni espertissime, che affonda le sue origini addirittura nell’antica Grecia. Oltretutto, in quel delicatissimo rosso caratteristico di certi coralli, si sviluppò l’arte e l’inventiva femminile delle torresi: i coralli erano infatti pescati dagli uomini e lavorati per lo più da donne e divennero famosi in tutta Europa grazie a Carolina Bonaparte, moglie di Gioacchino Murat.

Una storia da amare e di cui andare orgogliosi ancora oggi.

La fotografia di copertina è un eccellente lavoro dell’Azienda Antonino De Simone di Torre del Greco.

Carolina Bonaparte corallo di Torre del Greco
Carolina Bonaparte che ostenta i suoi tantissimi gioielli di corallo di Torre del Greco

Una leggenda d’amore del 19° secolo

Rosso corallo, rosso come l’amore: come ogni cosa legata alla tradizione popolare, anche il corallo di Torre del Greco ha una storia legata a un episodio a metà tra il vero e la leggenda: Paolo Bartolomeo Martin, borghese originario di Marsiglia, nel 1805 sbarcò a Torre del Greco per vendere coralli e, secondo la tradizione locale, si innamorò di una bellissima popolana, tanto da decidere di aprire un’azienda.

Se sulla storia d’amore possiamo rimanere affascinati, è invece sicuro che nel XIX secolo Ferdinando IV di Borbone incoraggiò l’attività di produzione del corallo di Torre del Greco e diede proprio a Martin l’obbligo di formare giovani apprendisti per “estendere a Torre del Greco l’arte del corallo“.

Il commercio del corallo avveniva a Torre del Greco sin dagli anni di Alfonso d’Aragona, che li acquistava nella cittadina vesuviana per fare doni alla sua bella Lucrezia d’Alagno, ma è solo nel XIX secolo che la città si specializza nella lavorazione dei gioielli. È più probabile, ma meno poetico, che Martin scelse di stabilirsi a Torre del Greco per comprare e produrre coralli a minor costo, arricchendosi in un mercato “vergine” di industrie, favorito dalla politica borbonica di incentivi alle imprese artigianali e avvantaggiandosi della proverbiale abilità dei pescatori torresi.

Lavorazione corallo di torre del Greco
La lavorazione del corallo di Torre del Greco, fotografia di Antonino De Simone, link al sito web

Il corallo in Campania grazie ai siciliani

La lavorazione del corallo, però, è una tradizione molto più antica in Campania: proviene probabilmente dalla Sicilia, con Trapani che ha una scuola del corallo antichissima. Intorno al XV secolo ci fu una diaspora di corallari siciliani, molti di questi andarono in Campania, stabilendosi fra Napoli, San Giorgio a Cremano e, guardacaso, i paesi vesuviani. Ci sono infatti nei secoli del viceregno moltissime tracce di gioielli nobiliari in corallo prodotti da artigiani napoletani. C’è anche il caso di Antonio Carafa, che nel 1500 cercò di tassare i pescatori di corallo di Torre del Greco, che si ribellarono. La rivolta fu sedata solo nel 1525, dopo 25 anni di cause dinanzi alla Corte della Vicaria. I processi eterni, insomma, non sono una novità dei tempi moderni.

Lavorazione del corallo di Torre del Greco
Un francobollo che celebra la lavorazione del corallo di Torre del Greco

Dall’antica Grecia all’Asia: l’oro si tinge di rosso

Più in generale nel Sud Italia il corallo era noto già ai tempi della Magna Grecia. Se poi volessimo guardare ancora più lontano, in Asia è una tradizione di almeno 3000 anni e in Europa Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, racconta che le spade dei Galli erano ornate con decorazioni di corallo rosso: il prezioso e delicatissimo organismo marino era prelevato dalle parti della Liguria e della Sardegna.

Alcuni addirittura credevano fosse miracoloso: un tale Antonio – racconta sempre Plinio- fu convinto dall’amante a intingere una pallina di corallo nell’aceto per poi ingoiarla, convinto di ottenere una protezione contro la sfortuna. In medicina era consigliato anche per prevenire crisi epilettiche, incubi e malattie infantili. Un’intera tradizione pagana che fu poi trasportata nel Medioevo, quando si pensava che i gioielli di corallo fossero utili contro il demonio.

E c’è anche una curiosità: Plinio si lamentava della penuria di coralli nel Mediterraneo, che “non sono più copiosi come un tempo a causa dei mari troppo frequentati“. Chissà che avrebbe detto oggi!

Ovidio, che della poesia e delle passioni antiche ne ha fatto arte, ha invece tramandato la leggenda del corallo nato dal sangue di Medusa che, quando fu decapitata da Perseo, fece cadere nel mare alcune gocce del suo sangue, che si cristallizzarono e si diffusero in tutto il mondo.

pesca del corallo
La pesca del corallo in una incisione di Vincenzo Pepe

Il corallo di Torre del Greco: una storia femminile

La lavorazione del corallo di Torre del Greco è figlia di una antica tradizione di pescatori torresi che partivano per lunghe missioni di pesca nei mari della Sardegna, della Costiera Amalfitana, di Capri e del Nord Africa, con l’intenzione di rivendere i preziosi organismi marini nei porti di Genova e Livorno.

I Napoletani, come ci insegna la storia del Borgo degli Orefici, sono però fenomenali nell’apprendere un’arte e migliorarla. Fu così che, partendo dall’esperienza straordinaria della Real Fabbrica di Corallo di Torre del Greco di Martin, cominciarono ad aprirsi numerose piccole botteghe gestite dalle mogli dei pescatori di corallo e dai loro figli, che diventeranno i futuri imprenditori e artigiani che ancora oggi trasmettono questa antica tradizione.

Il corallo di Torre del Greco: l'antichissima e nobile tradizione dell'oro rosso campano
Orecchini napoletani in corallo di Torre del Greco datati 1860. Dal sito “Cosecosigioielli

Marketing francese

La svolta nell’artigianato del corallo di Torre del Greco arriva però nel decennio francese: Carolina Bonaparte, la moglie di Gioacchino Murat re di Napoli, quando si innamorò perdutamente della produzione di gioielli rossi.

La sorella di Napoleone regalò addirittura una spada all’Imperatore di Francia, con raffinatissimi cammei realizzati dagli artigiani torresi, oltre ad una scacchiera e altri gioielli sempre realizzati in oro rosso.

Più in generale l’entusiasmo della Regina Carolina verso i gioielli di corallo fu contagioso e diventò un “cadeau napolitain“, un regalo fatto a tutti gli ospiti dei sovrani francesi di stanza a Napoli. E non solo: la moda partì da Napoli e arrivò alla corte di Parigi, che la diffuse nel resto d’Europa. Nel frattempo, anche la nobiltà napoletana si adeguò ai gusti della sovrana e di quell’epoca possiamo trovare praticamente qualsiasi oggetto realizzato da manifatture di torre del Greco, dai pettini agli anelli, passando per decorazioni di spade, specchi e addirittura libri. Il corallo di Torre del Greco diventa così il desiderio di tutti: dalla nobiltà al popolo.

Ferdinando, ritornato a Napoli, raccolse quanto di buono fatto dai francesi a Napoli ed incoraggiò molto lo sviluppo dell’artigianato torrese.

Spada napoleone museo corallo di torre del greco
La spada di Napoleone regalata da Carolina Bonaparte, realizzata a Napoli con inserti di corallo di Torre del Greco. Si trova nel museo napoleonico di Fontainebleau, in Francia

Il Codice Corallino

L’esigenza di regolamentare la pesca dei coralli che, fino all’epoca di Ferdinando IV di Borbone era un mercato selvaggio gestito quasi in monopolio dai mercanti ebrei di Livorno e Genova, diede al sovrano napoletano un’idea geniale: creare un ordinamento giuridico.

Il consigliere di Ferdinando, d’altronde, era un geniale giurista di mare che ne capiva molto bene: il procidano Michele De Jorio, padre del primo codice marittimo d’Italia, del 1790. All’interno del testo è presente anche il Codice Corallino, che è la prima regolamentazione della pesca e dei rapporti fra i pescatori, con tanto di introduzione di gerarchie, obblighi e regole d’onore e di correttezza fra i mercanti.

Ed oggi, se Napoli non ne ha fatto un vanto, si può dire che Torre del Greco sia “la città del corallo” per antonomasia.
Fra le vetrine riccamente decorate del Corso Vittorio Emanuele, nel Museo del Corallo e nell’antichissima Scuola dell’arte corallina del 1878, la bella città vesuviana è l’orgogliosa custode dell’arte dell’eleganza rossa.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
Del Corallo e della sua pesca e della sua industria nelle Due Sicilie, Torre del Greco, 1838
Stefania Conti, le corallare di Torre del Greco
Cristina del Mare, l’eredità trapanese e gli esordi della lavorazione del corallo napoletano

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