Il Teatro San Carlo: storia del teatro dell'opera più antico del mondo dalla nascita al 1799

Il Teatro San Carlo: storia del teatro dell’opera più antico del mondo dalla nascita al 1799

Scopriamo il Teatro San Carlo

Napoli , città di meraviglie e primati assoluti, ha regalato al mondo modelli di eccellenza ineguagliati. Tra questi frutti dell’ingegno figura il Real Teatro di San Carlo , costruito nel 1737 per volere di Carlo di Borbone, che si attesta a pieno titolo quale teatro dedicato all’Opera più antico non solo del Vecchio Continente, ma del mondo intero.

Carlo di Borbone infatti decise di investire nella musica per dare maggiore lustro alla sua monarchia; come era in uso nel ‘700, il Teatro veniva identificato come lo specchio del potere regio e per questo il Massimo partenopeo venne costruito adiacente al Palazzo Reale, in una posizione di assoluta centralità.

La struttura venne realizzata in soli otto mesi e il progetto venne affidato a Giovanni Antonio Medrano , un brigadiere italo-spagnolo nonchè uno degli ingegneri più conosciuti del regno, il quale venne poi affiancato da Angelo Carasale. Medrano, nato a Sciacca ma trasferitosi da bambino in Spagna insieme alla sua famiglia, venne ricondotto in patria per seguire il giovane infante di Spagna Carlo, guidandolo nella su formazione scientifica e tecnica. Il teatro fu concepito dal Medrano con una pianta a ferro di cavallo ( il modello più antico in Europa) con una sala lunga 28,6 m e larga 22,5 m, con 184 palchi suddivisi in sei ordini , per una totale capienza di 1379 posti.

Teatro San Carlo originale
Il Teatro di San Carlo con i tendaggi e drappeggi del colore della dinastia Borbonica

L’inaugurazione del Massimo avvenne la sera del 4 Novembre , data non casuale, essendo infatti il giorno dedicato a San Carlo, nome del sovrano. Il sipario di questo tempio musicale si aprì sulle note dell’opera “Achille in Sciro” di Pietro Metastasio musicata da Domenico Sarro, ci furono inoltre due balli di intermezzo di Francesco Aquilante. Com’era d’uso all’epoca, l’Achille fu interpretato da una donna, Vittoria Testi, mentre altri protagonisti dell’opera furono la prima donna soprano Anna Peruzzi e il tenore Angelo Amorevoli.

Di principio al San Carlo andò in scena soltanto l’opera seria ; l’opera buffa andava in scena presso altri teatri della città, come il  Mercadante (all’epoca denominato “Fondo dei Lucri”) o il San Bartolomeo o il teatro dei Fiorentini.

Il Settecento del Teatro San Carlo

Il Teatro si guadagnò un’ammirazione senza eguali, non solo per la sua bellezza architettonica e decorativa, ma soprattutto per la sua importanza musicale a livello europeo e dunque ,per quell’epoca, mondiale . Il San Carlo divenne il faro della musica Italiana nel mondo , soprattutto grazie al prestigio incontrastato di cui godeva in quegli anni la Scuola Napoletana.

I Conservatori di Napoli

A partire dagli anni venti del XVIII secolo, di pari passo allo sviluppo dell’Opera, si andarono affermando sempre più musicisti provenienti dalla scena napoletana, la cui formazione si deve per la maggiore alla presenza in città di ben quattro conservatori. Tali strutture erano inizialmente delle istituzioni di accoglienza per bambini orfani e/o poveri , provenienti dalla città o da tutto il Regno. Verso la fine del XVII secolo si decise di introdurre anche l’insegnamento musicale e, grazie all’ausilio di musicisti eccelsi del calibro di Francesco Durante , ci si rese conto che la qualità dei risultati era talmente alta da garantire ai giovani un futuro nell’ambito della musica e del canto.

I conservatori napoletani iniziarono a nascere intorno dalla prima metà del ‘500 e assunsero nel corso dei decenni un ruolo sempre più fondamentale nella storia della musica d’Italia e d’Europa.

Tali istituzioni erano, rispettivamente in ordine cronologico :

  • il conservatorio di Santa Maria di Loreto (1537);
  • il conservatorio della Pietà dei Turchini (1573);
  • il conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo (1589);
  • il conservatorio di Sant’Onofrio a Porta Capuana (1598).

Le istituzioni napoletane, dapprima fondate con intento caritatevole, assurte poi a un ruolo di fama consolidata, iniziarono anche ad ospitare allievi provenienti da famiglie facoltose , trasformandosi in tutto e per tutto in scuole di musica.

Tutti i conservatori di Napoli sono poi confluiti nel 1808 nel Conservatorio di San Pietro a Majella, istituzione grandiosa, di cui questa città ha solo che andare fiera, avendo formato alcuni tra i più importati compositori e direttori d’orchestra della nostra contemporaneità, uno fra tutti Riccardo Muti.

La Scuola Napoletana

La scuola di musica che ha travolto l’Europa del Settecento e non solo, nacque proprio grazie agli allievi e ai docenti dei conservatori napoletani.

Gli autori più rappresentativi della Scuola Napoletana in quell’epoca furono Niccolò Porpora, Jommelli, Piccinni, ma anche Latilla e Galuppi. Non si possono inoltre non nominare i famosissimi “evirati cantori” dell’epoca , tra cui il famigerato Farinelli (Carlo Broschi) e Gaetano Majorano detto “Caffariello”.

Nei suoi primi anni di attività inoltre l’impresario teatrale è Angelo Carasale , il quale venne considerato un vero e proprio modello imprenditoriale per tutta la comunità teatrale europea. Al San Carlo infatti non ritroviamo solo compositori italiani o strettamente afferenti al Regno Borbonico, si avvicendano infatti sul suo ambito palco personalità di spicco provenienti da tutta Europa.

Il San Carlo in Europa

A riprova di questo infatti il celebre compositore tedesco Gluck mise in scena al San Carlo nel 1752 la sua opera ” La clemenza di Tito“. Altri celeberrimi artisti mostrarono un notevole interesse per la scena musicale napoletana; tra questi figuravano ad esempio Handel e Haydn, mentre Mozart , che insieme al padre Leopold nel 1770 soggiornò sei settimane a Napoli , decise di ambientare il primo atto della sua celebre opera “Così fan tutte” proprio in un caffè della città.

Altri personaggi di assoluto spicco della scena musicale napoletana furono Domenico Cimarosa e Giovanni Paisiello. Proprio Paisiello nel 1787 divenne “sovrintendente all’Orchestra del San Carlo” e fu inoltre designato, da Ferdinando IV, come autore dell’Inno nazionale delle Due Sicilie.

La Rivoluzione del 1799

Il Teatro di San Carlo fu protagonista anche dei moti che portarono alla breve ma intensa vita della Repubblica Napoletana, nata a seguito dei moti giacobini del 1799. Il Massimo viene infatti ribattezzato come “Teatro Nazionale di San Carlo” ed è il suo palco che ospita ferventi comizi e opere inneggianti alla neonata Repubblica. Inoltre persino Domenico Cimarosa scrisse un Inno patriottico dedicato , come riportava il celebre giornale “Monitore napoletano” : “Nel Teatro Nazionale di San Carlo fu cantato un inno patriottico in mezzo a’ più lieti evviva alla Libertà”. Poco dopo questi episodi di incontenibile entusiasmo , la restaurazione della monarchia borbonica represse nel sangue i moti rivoluzionari , ma le parole e le azioni dei protagonisti quali Eleonora Piementel Fonseca, Francesco Caracciolo, Melchiorre Delfico, Domenico Cirillo e atri, rimarranno indelebili nella storia della città di Napoli e dell’Italia intera.

La storia del Teatro di San Carlo è la storia di questa città.

  • Gaia Borrelli

Sitografia e Bibliografia di riferimento:

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