Le avventure di Giuseppe Castaldi, il primo storico di Afragola che fu esiliato a Parigi

Le avventure di Giuseppe Castaldi, il primo storico di Afragola che fu esiliato a Parigi

La vita di Giuseppe Castaldi fu davvero degna della trama di un film: fu l’autore del primo libro di storia di Afragola ed era un nobiluomo colto e pieno di interessi, discendente dall’antichissima famiglia dei Castaldo. Fu anche protagonista delle vicende della Repubblica Napoletana, con una fuga in Francia realizzata, paradossalmente, grazie alla persona che l’avrebbe dovuto condannare.

I Castaldo, una famiglia che fondò Afragola

Per arrivare alle origini della storia di Giuseppe Castaldi dobbiamo bussare alle porte dell’antica famiglia Castaldo di Afragola, che si trova in zona sin dal secolo XII e, con buona dose di certezza, si tratta di un ramo dei Castaldo di Napoli, nati prima dell’anno 1000. Erano ricchi proprietari terrieri e secondo la tradizione fu fra le famiglie fondatrici della città di Afragola in epoca normanna, anche se non abbiamo ricostruzioni storiche ben documentate. Quel che è certo è che la famiglia vantò diversi esponenti importanti come Antonino Castaldo, il notaio tanto famoso e stimato nel XVI secolo che fu chiamato dal figlio di Carlo V, Don Giovanni d’Austria per redigere i contratti da far stipulare ai militari per l’impiego nella spedizione di Lepanto, che finì nella più grande battaglia navale fra il mondo occidentale e i saraceni. Mica poco!

Battaglia di Lepanto
La battaglia di Lepanto dipinta in un quadro di Giorgio Vasari: fu un momento apocalittico. I contratti dei militari cristiani furono firmati proprio da un Castaldo!

La rivoluzione del 1799: salvo per un amico-nemico

Arriviamo però alla storia del nostro Giuseppe Castaldi che, dopo gli studi di Giurisprudenza tipici per i nobili della provincia napoletana, si trovò nell’immenso calderone di movimenti insurrezionali di fine ‘700 che, dalla Francia, esplosero in tutto il mondo.
L’esperienza della Repubblica Napoletana durò pochissimo, ma segnò l’inizio di profondissime fratture sociali nell’ambiente napoletano, che sfociarono in tutte le rivolte che caratterizzarono il secolo XIX. E nella città di Afragola, che all’epoca era la più grande cittadina nella provincia della capitale, i protagonisti furono due: da un lato Giuseppe Castaldi, di fede giacobina, e dall’altro Antonio Della Rossa, un magistrato sanfedista che era anche suo vecchio amico d’infanzia.
I due giunsero spesso allo scontro verbale, con toni che andavano a metà fra lo scherzo e il dispetto. Erano famosi i loro screzi fra i vicoli di Afragola: si racconta che, quando le loro carrozze si incrociavano fra le strade della città, i due cercavano la collisione. Oppure, quando si beccavano per strada, uno chiedeva “Castaldi, sempre giacobino?” e l’altro: “Della Rossa, sempre con ‘o rre?“.

L’amicizia antica e il rispetto personale, però prevalsero sempre fra i due. E se Castaldi graziò Della Rossa durante il periodo giacobino di Napoli, quest’ultimo, quando si unì all’Esercito della Santa Fede del Cardinale Ruffo, non dimenticò l’amico.

Era infatti appena cominciato l’anno 1800 e il condottiero-religioso Fabrizio Ruffo aveva ristabilito il potere borbonico a Napoli, concedendo onori, premi e cariche agli uomini che l’avevano aiutato nell’impresa. Fra questi proprio Della Rossa fu nominato ministro di polizia della Giunta di Stato guidata dal Cardinale. Era il ruolo più delicato di tutti: il suo compito era quello di individuare tutti i giacobini per condannarli a morte o esiliarli. (interessante notare che il suo fu l’unico voto contrario alla condanna a morte nel processo contro Luigia Sanfelice).

Mentre nel Palazzo Reale di Napoli si aspettava con trepidazione lo sbarco di Ferdinando IV partito a Palermo, ad Afragola arrivò fra le mani di Giuseppe Castaldi una lettera del suo amico-nemico: “Se ci tieni alla vita, vai via“. Non se lo fece ripetere due volte: il nobile raccolse un piccolo tesoretto per garantirsi una vita dignitosa, poi di fretta e furia si lanciò verso il porto di Napoli e viaggiò in un bastimento francese che giunse a Marsiglia. Cominciò così l’11 marzo 1800 il viaggio che cambiò la vita del nobile afragolese. E che ci regalò opere dal valore inestimabile.

Marsiglia Giuseppe Castaldi
Marsiglia ai tempi di Giuseppe Castaldi

Il viaggio in Francia

Solo, senza amici e lontano più di 1000km dalla sua Afragola, Giuseppe Castaldi non si perse d’animo durante il suo esilio. Cominciò un “Grand Tour al contrario“, partendo da Marsiglia per giungere nella Parigi di Napoleone, l’uomo più carismatico e potente della sua epoca.

Il giovane nobile napoletano, però, aveva il “vizio” della scrittura storica. E allora per l’intero suo viaggio decise di creare un diario di viaggio dal tono storico: criticò infatti i libri dei vari viaggiatori del Grand Tour perché spesso “esagerati e non veritieri“. Chissà come avrebbe commentato Goethe! Anzi, scrisse proprio così:

“So che i viaggiatori solitamente sono portati per lo straordinario e per il meraviglioso, alcune volte mentono per soddisfare sé stessi o per piacere agli altri. Ho evitato i superflui e piccoli dettagli e ho taciute le avventure mie personali: queste cose annoiano e non istruiscono e fanno perdere inutilmente tempo tanto a chi scrive quanto a chi legge”.

Il libro, “Viaggio fatto per la Francia nell’anno 1800” è il racconto di un viaggiatore curioso e di uno scrittore moderno, con uno stile leggibile ancora oggi, a più di due secoli di distanza. Di ogni città sono raccontati episodi, elementi particolari scoperti per le strade (come ad esempio lapidi greche incastonate nei muri e tradotte), personaggi importanti da conoscere o curiosità del suo tempo. Proprio qui si notò un’altra sua passione, che poi esplose successivamente: quella per le iscrizioni antiche.

L’opera più importante di Giuseppe Castaldi, però, non fu quella legata al viaggio in Francia, ma quella che coltivò nel frattempo: cominciò a gettar le basi per la “Memorie storiche del Comune di Afragola“, sulla base di documenti che aveva raccolto fra il 1794 e il 1799 e che, per gli impegni della vita quotidiana, non era riuscito a mettere su carta.

Fu il primo libro di storia della città di Afragola: un documento dal valore inestimabile che ha salvato numerosissime testimonianze e informazioni che, altrimenti, avremmo perso.

Viaggio fatto per la Francia di Giuseppe Castaldi
Il Viaggio fatto per la Francia di Giuseppe Castaldi si trova anche nella biblioteca di Parigi, come mostra il timbro. Ironicamente fu collezionato durante la restaurazione borbonica in Francia.

Magistrato, storico e curioso esploratore della Campania

Alla fine il lungo viaggio di Castaldi in Francia fu un buon investimento: si salvò dalla morte e tornò in Italia acclamato e reinserito subito nel nuovo Stato napoleonico.
D’altronde, quando fuggì nel 1800, qualcosa di grande era nell’aria e lui stesso, visitando Parigi e il resto della nazione transalpina, lo aveva capito bene durante il suo viaggio: “la situazione della Francia è felicissima e la sua potenza è formidabile“, scriveva in una lettera mentre Napoleone era nel pieno della conquista dell’Italia del Nord e, di lì a qualche anno, avrebbe anche invaso Napoli dando inizio al decennio francese di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat.

Non abbiamo una data certa del suo ritorno in Italia, ma è certo che nel 1811 Giuseppe Castaldi era diventato magistrato della Gran Corte Civile di Napoli, come lui stesso racconta nel suo libro “Memorie Storiche del Comune di Afragola” pubblicato nel 1830, che perfezionò appunto come sfogo letterario durante le vacanze estive e concluse un lavoro cominciato quarant’anni prima.

Finì il periodo francese e tornò di nuovo Ferdinando, stavolta sotto un nuovo nome. Era però un’altra epoca e Giuseppe Castaldi, superati i fervori rivoluzionari dei vent’anni, accettò di buon grado l’antico regime: le sue competenze furono fondamentali per la Gran Corte Civile di Napoli e fece anche ingresso nell’Accademia Ercolanese, una società culturale creata da Carlo di Borbone per studiare i reperti dell’antichità trovati negli scavi. L’altra grande passione di Castaldi, infatti, era quella per le lapidi greche e romane, che amava tradurre per ricostruire le storie di eventi e personaggi nel luogo. Anche in merito a quest’attività scrisse numerosi interventi che furono assai apprezzati dalla comunità scientifica del tempo.

La sua vita, così, finì placidamente a Napoli nel 1840, lasciando in eredità libri dal valore inestimabile e un patrimonio importante lasciato alla famiglia. L’ultimo interrogativo che non avrà mai una risposta è quello legato alla sua “conversione” politica: non scopriremo mai se abbandonò le idee giacobine per convinzione o per salvare i suoi manoscritti storici, che furono pubblicati con vicino una lettera estremamente gioiosa del Marchese di Villanova, il censore del Ministero della Pubblica Istruzione, che “non ravvisa alcuna espressione contro il Sovrano o la Santissima Religione“.

Quel che è certo è che tutti noi dobbiamo ringraziare quella lettera dell’amico-nemico Della Rossa che, senza saperlo, salvò non solo la vita di un uomo, ma ha anche salvato la Storia di un’intera città.

-Federico Quagliuolo

Grazie a Ilario Triente Castaldo per il racconto e per la sua segnalazione

Riferimenti:
Carlo Cerbone, Giuseppe Castaldi tra Giacobinismo e restaurazione, Cento Studi Santa Maria d’Aiello, Afragola, 2008
Alexandre Dumas, I Borboni di Napoli,
Famiglia Castaldo, Nobili Napoletani

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