Il cinghiale calidonio, la vera storia del simbolo di Benevento

Il cinghiale calidonio, la vera storia del simbolo di Benevento

Dall’antica Grecia a simbolo di Benevento. Il cinghiale Calidonio, nato molto tempo prima delle streghe, è il vero simbolo della città. La sua storia è raccontata da Omero e, come Napoli si regge sull’uovo di Virgilio, così Benevento si fonda sulle zanne del cinghiale sepolte sotto la città.

Si può dire che, per come sono sempre stati combattivi, orgogliosi e indomabili i popoli sanniti, l’anima del cinghiale si addice particolarmente bene. Anche se molto probabilmente i greci non fondarono Benevento e tutta la storia fu creata da un grosso fraintendimento nel corso dei secoli.

Scopriamo di più.

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Il cinghiale stolato di Benevento

Alle origini del cinghiale calidonio

Secondo la leggenda, Artemide mandò un cinghiale gigantesco e ferocissimo nella regione della Calidonia per uno sgarbo.
Il re Oineo, in realtà, era un uomo molto apprezzato dagli dei dell’Olimpo. Raccontano i greci che il sovrano di Calidone realizzava di frequente sacrifici e rituali per ingraziarsi tutte le divinità e addirittura ospitò in casa sua il dio Dioniso, che si innamorò della moglie e la stuprò con la complicità del marito, che finse di lasciare la città per l’ennesimo sacrificio. Dioniso fu riconoscente verso la complicità dell’uomo e lo ringraziò insegnandogli l’arte del vino e ordinò che la bevanda dovesse essere chiamata in suo onore “oinos“.

Un giorno, però, Oineo fece un bel guaio: dimenticò di ringraziare Artemide durante i suoi riti annuali per il raccolto e la dea, urlando parole di fuoco e maledicendolo per la dimenticanza, si vendicò mandandogli un cinghiale grande quanto una montagna, con le zanne affilate come due spade, per distruggergli il vigneto e la città.

Cominciò così a Calidone, un’antica città sulle coste del Golfo di Corinto, la leggenda che secondo Procopio e altri storici antichi portò alla nascita di Benevento.

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Anche noi possiamo toglierci lo sfizio di ammazzare il cinghiale calidonio, anche se su Playstation

La caccia al cinghiale calidonio

Oineo mandò messaggeri in tutta la Grecia per chiedere aiuto ai migliori guerrieri di tutto il paese: chiunque avesse ucciso il cinghiale, avrebbe portato a casa il corpo e le zanne.
All’appello risposero tutti gli eroi delle leggende: Castore e Polluce da Sparta, Linceo di Messene, Teseo di Atene, Giasone di Iolco, Nestore di Pilo, Peleo di Ftia e tantissimi altri nomi ricorrenti nella mitologia locale. Si aggiunse in ultima istanza anche una giovane donna, cacciatrice formidabile: si chiamava Atalanta, la donna allattata dagli orsi sulle montagne dell’Eubea. Si riunì così una squadra di combattenti fenomenali che avrebbero dato filo da torcere anche agli Avengers. Tutti con un solo obiettivo: uccidere la bestia leggendaria.

La guerra contro il cinghiale calidonio portò lutti e dolori, ma alla fine gli uomini ebbero la meglio sulla bestia: dopo averlo preso di sorpresa mentre si abbeverava vicino ad un fiume, cominciò una battaglia furiosa in cui morirono Anceo e Ileo, squartati dalle zanne dell’animale. Ci pensò Atalanta, con una freccia finita dietro l’orecchio, a stordirlo. Subito dopo Anfiarao si lanciò col pugnale sul volto della bestia accecandola e, mentre Teseo stava per essere schiacciato dalle zampe del mostro, Meleagro con uno scatto felino conficcò un giavellotto nella pancia dell’animale, che cadde a terra con un tonfo tale da far tremare il suolo. Fu poi ucciso con un colpo al cuore, come alla fine di una gigantesca tauromachia.

Per riconoscenza, Meleagro scuoiò il cinghiale calidonio e diede la pelle ad Atalanta come segno di gratitudine per aver sferrato il primo colpo. Le zanne e le carni, invece, furono portate a casa e diedero origine al lungo viaggio che, stando ai racconti antichi, finirà in Campania.

Cinghiale Calidonio caccia
La caccia al cinghiale calidonio in un vaso greco

Il cinghiale arriva a Benevento

Qui le storie diventano moltissime e confuse, dato che ogni autore antico ha la sua versione. Al tempo delle vicende greche, ambientate circa 30 secoli fa, non esistevano ancora le città sannite ed osche della Campania. E allora bisogna far intervenire gli storici.

Quel che dice la leggenda più famosa è che a Benevento giunse Diomede, l’eroe greco nipote di Meleagro, che partecipò alla guerra di Troia assieme ad Achille. Aveva da lui ereditato le zanne e le portò con sé come trofeo di famiglia durante il viaggio. Stando ad altre versioni della leggenda, fu proprio Diomede ad uccidere il cinghiale calidonio nel suo viaggio verso l’Italia, dove diffuse la civiltà greca e fondò Venafro e Benevento. Così si legge su molti libri turistici che Diomede il greco sarebbe il leggendario fondatore del capoluogo sannita.

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Lo stemma della città di Benevento, con il cinghiale stolato (o cinghiale calidonio) nella parte superiore

Ma è proprio così?

Nella realtà dei fatti è molto improbabile. La confusione giunge a tal punto che alcuni scrittori dei secoli passati che raccontano la storia dei popoli italiani, come Giuseppe Micali, dicono che la città fu fondata da Diomede proprio con il nome benaugurale di Benevento.

Il suo nome originale era probabilmente “Males“, diventato poi “Maleventum” con i latini. Altri autori, come Procopio, parlano di una “Maleventum” in Dalmazia, altri in Grecia; altri ancora invece dicono che in Italia esistevano due Benevento: una in Campania e un’altra fra la Puglia e la Lucania, ma non ci sono prove sull’esistenza di questa seconda città.

Per giunta – ragiona lo storico beneventano Enrico Isernia – è molto improbabile che in tempi antichi i sanniti si vantassero di avere origini greche, così come è ancora più improbabile che il leggendario Diomede sia giunto a Benevento, dato che non esistono fonti certe e tantomeno reperti greci tali da far supporre che la città sia di origini elleniche. Ci fu infatti molto tempo dopo, con Virgilio, la moda latina di recuperare le antiche origini greche per nobilitare la storia dei popoli italiani.

Ma il cinghiale calidonio è lì, su tutti i muri, in bassorilievi medievali e addirittura nello stemma della città (mentre quello della provincia è un toro furioso). Anche questa potrebbe essere, però, un’interpretazione sbagliata: conclude Isernia che non è raro vedere figure suine nei simboli cittadini antichi: in Egitto i maiali indicavano i luoghi fertili e in Italia la tradizione non è da meno, con diverse città antiche che coniavano monete con figure di maiali. Probabilmente Benevento fu una di queste città fertili identificate con il maiale che, successivamente, per letteratura si trasformò nel famoso cinghiale calidonio della leggenda greca, in un’unione tra Storia e mito.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
Giuseppe Micali, Storia degli antichi popoli italiani, Milano, 1836
Enrico Isernia, Istoria della città di Benevento dalla sua origine fino al 1894, Stabilimento tipografico d’Alessandro e figlio, Benevento, 1895
Daniello Maria Zigarelli, Storia di Benevento, Tipografia Lista, Napoli, 1860
Cinghiale Calidonio, Enciclopedia Britannica

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