Antiquarium di Pompei, un assaggio della mostra

Antiquarium di Pompei, un assaggio della mostra

A Gennaio del 2021 è stato riaperto al pubblico, con una nuova veste, l’Antiquarium di Pompei: un percorso museale, composto da undici sale, che permette ai visitatori di arricchire ancora di più la conoscenza della storia della città. Ogni reperto, custodito ed esposto all’interno dell’Antiquarium di Pompei, ha grande fascino, magnetismo e una capacità assoluta di sintetizzare e simboleggiare micro-storie. E’ stato difficile fare una selezione degli oggetti da inserire in questo articolo, ma il nostro obiettivo era darvi solo un piccolo assaggio della mostra e così facendo stuzzicare la vostra curiosità.

Effetti del terremoto impressi nel marmo

Rilievo in marmo esposto nell' Antiquarium di Pompei

Uno dei reperti più interessanti è un bassorilievo che ritrae la città durante il terremoto del 5 febbraio del 62 d.C. Lo scultore rappresentò alcuni edifici del foro in modo inclinato enfatizzando in tal modo gli effetti provocati dalle scosse. Pompei fu una delle città maggiormente colpite e molti furono i lavori di ristrutturazione necessari. La città si trasformò in un grande cantiere, le strade furono affollate da operai impegnati a ricostruire templi e sistemare affreschi. Alcuni edifici furono talmente danneggiati che, nel 79 d.C., erano ancora in fase di rifacimento ed oggi sono diversi i punti del sito archeologico in cui è possibile vedere le tracce di quei “lavori in corso”.

Tesoro della fattucchiera

Amuleti ritrorvati nella casa del Giardino a Pompei

Il tesoro della fattucchiera è uno scrigno, emerso dalla cenere durante gli scavi della Regio V, nel quale erano custoditi specchi, collane, gemme e amuleti in osso, bronzo, ambra, pasta vitrea. La cassetta è stata ritrovata in un ambiente di servizio della casa del Giardino e molto probabilmente apparteneva ad una delle donne della casa. Gli oggetti ritrovati, anche se di forme diverse – falli, scarabei, teschi, campanelle – hanno tutti un forte valore scaramantico. Si tratta quindi, con molta probabilità, di decorazioni indossate dalla proprietaria – probabilmente una donna dai poteri taumaturgici – durante particolari rituali magici.

Eco delle Sirene Tour

Pigmenti in polvere

Pigmenti in polvere

Ad attirare in modo particolare l’attenzione ci sono anche delle ciotoline in terracotta con dei pigmenti in polvere che erano pronti per essere utilizzati da un Pictor per una decorazione ad affresco. Guardando questa vetrina vengono subito in mente le fantastiche decorazioni delle case di Pompei e spesso ci si chiede come sia possibile che si siano conservate così bene fino ad oggi. La risposta è semplice: è tutto merito della resistenza della tecnica dell’affresco e della bravura di chi lo ha realizzato. Per ottenere un buon risultato era fondamentale un lavoro di squadra ed un ottima organizzazione. Prima di tutto andava preparata la superficie: si facevano diversi strati di calce e inerte. Poi si preparavano i colori, ricavati da minerali e vegetali, ridotti in polvere grazie all’utilizzo di macine e mortai. A questo punto il pictor dipingeva sul muro ancora “fresco” con i colori sciolti in acqua. Durante la fase di carbonatazione dell’intonaco il colore veniva incorporato nella superficie acquistando grande resistenza all’acqua e al tempo.

Tintinnabula

Tintinnabula esposto nell'Antiquarium di Pompei

Anticamente possedere un sonaglio, come quello in foto, a forma fallica con dei campanelli non era considerata una cosa scandalosa. Si tratta di un tintinnabula, un oggetto portafortuna, generalmente appeso sull’uscio di casa o del negozio. Il suo potere apotropaico serviva ad allontanare il malocchio e garantire prosperità e ricchezza. Il pene anticamente era considerato come un simbolo di fertilità e per tale motivo utilizzato nei modi più svariati, non è un caso quindi che a Pompei si siano ritrovati ciondoli, lanterne, insegne, sculture e tantissimi altri aggetti di forma fallica. Una piccola curiostà: il portafortuna napoletano per eccellenza, o’ curniciello, deriva proprio dal fallo di Priapo, la cui forma è stata stilizzata nel tempo per adattarsi ai cambiamenti culturali.

Tronco di Cipressso

tronco di cipresso

Negli anni ’90 è stato ritrovato un tronco di Cipresso carbonizzato nei pressi dell’antico corso del fiume Sarno. L’albero era parte di un cipresseto utilizzato per la produzione di legno, infatti il Cupressus sempervirens era molto richiesto sia per la lavorazione di mobili e infissi sia come rimedio contro i morsi di serpente. Il reperto è rimasto per diversi anni nel deposito del parco archeologico in condizioni di luce e umidità stabili, fattori che ne hanno garantito il buono stato di conservazione. In occasione dell’apertura dell’Antiquarium di Pompei si è provveduto quindi ad una manutenzione straordinaria. Le principali operazioni effettuate sono state quelle di pulitura, consolidamento e protezione finale. La valorizzazione di questo esemplare è molto importante data la rarità di legni antichi conservati.

Il primo calco di un cavallo nell’antiquarium di Pompei

Calco di un equino

Nel 2018 per la prima volta è stato possibile riprodurre la sagoma di un equino con la tecnica dei calchi in gesso. Il calco è stato realizzato durante la campagna di scavo in località Civita Giuliana. L’esemplare è stato ritrovato, insieme ad altri due cavalli, in un ambiente di servizio di una villa. All’epoca gli equini erano divisi in diverse categorie in base al loro valore. L’esemplare ritrovato aveva vicino al cranio dei finimenti in ferro e bronzo, elementi che hanno fatto ipotizzare l’appartenenza dell’animale alla “razza più nobile”. Si trattava quindi molto probabilmente di un animale di rappresentanza appartenuto ad un uomo facoltoso dell’antica Pompei.

Per visite guidate all’Antiquarium di Pompei affidati a Eco delle Sirene tour. Per informazioni visita il sito https://www.ecodellesirenetour.it/

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