Tocco Caudio, l'abbandono della città medievale flagellata dai terremoti

Tocco Caudio, l’abbandono della città medievale flagellata dai terremoti

Persa su un versante del monte Taburno, decadente come una nave affondata e sventrata come una tomba profanata: questa è Tocco Caudio Vecchia, una città millenaria che lentamente si sta facendo divorare dalla natura, che l’ha sconfitta dopo nove secoli di battaglie.

Il terremoto del 1980, che rase al suolo parte del Sannio e dell’Irpinia, infatti, fu il colpo di grazia per una città millenaria.

Tocco Caudio Vecchia
Tocco Caudio Vecchio nelle sue condizioni attuali. Fotografia di Federico Quagliuolo

Cultura, nobiltà e medioevo

La strada principale del paese non è la solita Via Roma, ma è intitolata a Carlo di Tocco. Fu uno dei giuristi più importanti d’Italia ai tempi di Guglielmo II re di Sicilia, tant’è vero che visse per buona parte della sua vita nella capitale Palermo, poi fu nominato giudice della Gran Corte della Vicaria a Napoli, dove probabilmente morì.
Questo ci fa ben capire che Tocco Caudio non fu affatto una città di secondo piano nel suo passato, anzi, durante l’Alto Medioevo rivestì un ruolo strategico all’interno del Ducato di Benevento, poi confermò anche nella seconda parte dell’età di mezzo, quando il Sud Italia diventò terra di Re e Regine.

Era infatti una cittadina posta su un’altura difficilmente conquistabile ed ottima per l’osservazione del territorio e lo dimostrano ancora oggi quelle finestre vuote che affacciano sulla vallata, dove in lontananza ogni tanto si sentono le campanelline delle pecore portate in giro dagli ultimi pastori della zona. Mille anni fa questa zona era chiamata “Valle di Tocco“. Oggi invece è “Valle Vitulanese“, dalla vicina Vitulano che, dopo l’Unità d’Italia, diventò il comune dominante.

Troviamo anche una dinastia nobiliare che probabilmente fu originaria o diede nome alla zona: non a caso si chiamano i “Tocco” e forse diedero nome anche a “Tocchi“, in provincia di Siena.
Quel che è certo è che a Napoli la famiglia vantò moltissimi esponenti nei Sedili di Nilo e Capuana. Poi alcuni furono inviati da Carlo III d’Angiò a conquistare l’Epiro (una regione dell’Albania) e, in quell’occasione, diventarono governatori della zona per diversi secoli.

Via Carlo di Tocco
Via Carlo di Tocco oggi. Fotografia di Federico Quagliuolo

Le origini di Tocco

Già nel nome “Tocco Caudio Vecchia” leggiamo tutte le cicatrici di questa città. In origine infatti si chiamava solo Tocco, dopo l’Unità fu chiamata Tocco Caudio per distinguerla dalla sua omonima in provincia di Pescara e, dopo il 1980, è diventata “Tocco Caudio Vecchia” per distinguerla dalla “nuova”, ricostruita altrove dopo il terremoto.

C’è chi dice che si trattava di una leggendaria città sannita, tale Touxion, chi invece sostiene che il primo insediamento sia nato in epoca romana. La città fu distrutta talmente tante di quelle volte che la maggior parte dei dettagli architettonici del passato sono andati perduti, ma è rimasta un’unica cosa intatta nel corso dei secoli: la sua pianta originale. Gli edifici, infatti, venivano ricostruiti dopo ogni terremoto nello stesso punto di quelli precedenti.

Il resto della Storia medievale lo vediamo ancora oggi nella forma della città, che non è cambiata tantissimo nel corso dei secoli: probabilmente un tempo erano presenti delle mura molto solide, dato che la città riuscì a resistere per ben 8 giorni all’assedio dell’esercito di Ruggero II nel 1130. Le due porte, invece, non ci sono più.

casa crollata tocco caudio vecchia
L’interno di una casa di Tocco Caudio Vecchia

Una storia di distruzioni

Il destino avverso ce l’aveva sin dal principio la nostra Tocco. Il primo terremoto disastroso di cui abbiamo notizia è quello del 1125, di VIII grado della Scala Mercalli, con scosse che durarono per 20 giorni di fila. Fu un inferno.
Sappiamo però che nell’847 e nel 990 ci furono nel Sannio terremoti tanto disastrosi da radere al suolo completamente quasi tutte le città della zona.
Gli abitanti di Tocco, però, non si diedero per vinti e ricostruirono la città sulle rovine delle antiche abitazioni che avevano ancora ricordi romani e sanniti. Ma le cose durarono per pochissimo tempo: nel 1293, fra Benevento e Cerreto, si scatenò un nuovo terremoto del VIII grado della Scala Mercalli: tutto da rifare e di nuovo un mare di vittime innocenti da piangere.
I frequenti terremoti, dall’altra parte della Campania, erano addebitati a divinità arrabbiate o personaggi mitologici, come Tifeo sotto Ischia e Mimante a Procida. In Sicilia si pensava invece a Colapesce. I sanniti e gli irpini, invece, pensavano solo a piangere la violenza di una terra così bella, ma indomabile e furiosa.

Via Carlo di Tocco
Ciò che rimane della via principale del paese, dedicata a Carlo di Tocco. Un tempo era il centro più attivo della vallata e, fino a quarant’anni fa, le case erano abitate da circa 500 persone. Fotografia di Federico Quagliuolo

Passano cinquant’anni, il tempo di una generazione, e il Pianeta bussò di nuovo alla porta con un cataclisma di misura epocale: il terremoto del 1349 fu talmente violento da distruggere completamente l’antica Telesia, creando un lago e rendendo inabitabile l’intera regione per 300 anni.

Nessuna tregua: il 5 dicembre 1456 ci fu un terremoto di magnitudo 7.1 Richter, il più potente sisma mai registrato in Italia nel II Millennio assieme a quello di Messina del 1908. Le vittime furono fra 20.000 e 30.000 e l’intera regione centrale degli appennini fu un ammasso di macerie. Duecento anni dopo, l’apocalisse: il terremoto del 1688 fu indicato come XI grado della Scala Mercalli, equivalente al “catastrofico”. Città come Cerreto Sannita furono completamente spazzate via e Tocco non fu da meno.

Nel frattempo la cittadina veniva ostinatamente ricostruita, disgrazia dopo disgrazia, ma il potere del territorio diventò sempre minore e il feudo, nel frattempo, passava di mano in mano fra nobili delle più varie famiglie. Arrivarono altri terremoti nel XVIII secolo e una breve tregua arrivò solamente nel XIX secolo.

Tocco Caudio dall'alto
Tocco Caudio dall’alto

Il gran finale arrivò nel secolo passato. Il 1930 si aprì con l’apocalisse del terremoto del Vulture, di X grado Mercalli, che però non registrò un numero alto di morti. Tocco Caudio non finì al suolo, ma il governo fascista dell’epoca decise di intervenire sulla cittadina. Notiamo infatti che ancora oggi esiste una “Via del Littorio” nella città vecchia, una singolarità rimasta in pochissime città italiane. Nel frattempo si cominciò a pensare che era conveniente spostare la città altrove, costruendone una nuova secondo criteri moderni, un po’ come accadde con Telese Terme. Fu individuata la Contrada Friuni, ma non si fece molto.

Il terremoto del 1962 fu la penultima campana: Tocco uscì danneggiata, ma non distrutta. Si procedette di nuovo al consolidamento e, nonostante il boom edilizio di quegli anni, si decise di non trasferire gli abitanti in case moderne.

Poi, una domenica sera, il 23 novembre 1980, di nuovo la Terra venne a reclamare l’attenzione. Tocco Caudio fu di nuovo scossa dalle fondamenta e non crollò, ma il Commissario decise di farla evacuare una volta e per tutte, una soluzione drastica simile a quella attuata col Rione Terra nel 1970. Furono spostati gli abitanti nella nuova Tocco Caudio, che fu costruita nella contrada individuata 50 anni prima.

Oggi ciò che rimane della città è il cadavere di quel paese che un tempo dominava la valle. C’è all’ingresso un timido tentativo di restauro cominciato nel 2009, ma interrotto dopo esattamente due edifici, che sono decorati pure con moderne targhe e QR. Poi, la putrefazione di una città che, dopo 1000 anni di botte provenienti dalla Terra, è stata costretta a soccombere davanti all’oblio del tempo, unico padrone dei nostri destini.

Proprio in queste strade c’è la visione del futuro di tutti quei piccoli borghi che, mentre si spopolano, vedono avvicinarsi la morte proprio come accadde con maggior violenza a Tocco.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
Famiglia Tocco (nobili-napoletani.it)
Tocco Caudio – Wikipedia

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