Margherita di Durazzo, una straordinaria regina nell'ombra

Margherita di Durazzo, una straordinaria regina nell’ombra

Poco si parla delle donne in politica, specialmente nel medioevo. E invece ci sono personalità come quella di Margherita di Durazzo, moglie di Carlo III di Napoli, che hanno scritto la storia d’Italia.

Fu infatti una donna autoritaria e dalla straordinaria intelligenza politica che, di fatto, amministrò il Regno di Napoli e fu madre di ben due re: il primo fu suo figlio, il giovane e ambizioso Ladislao, la seconda fu l’altra figlia, Giovanna II.

Nonostante una vita passata fra complotti, guerre e vendette, gestendo una delle fasi più complicate del Regno, Margherita odiava Napoli. E infatti, una volta lasciato il trono al figlio, decise di trasferirsi a Salerno, città alla quale fu legatissima e dove è oggi sepolta.

Margherita di Durazzo Salerno
Un particolare della tomba di Margherita di Durazzo a Salerno

Basta regine!

Margherita di Durazzo si trovò a gestire territori costantemente in crisi: non a caso nacque in Francia intorno al 1348, dato che la corte era fuggita in patria durante l’invasione di Luigi d’Ungheria.
Oltretutto era anche la persona con maggiori diritti al trono di Napoli, essendo la nipote della regina Giovanna I d’Angiò, una delle prime sovrane d’Europa che, con la sua personalità e i suoi misteri (come l’omicidio del primo marito, Andrea d’Ungheria), ancora oggi è una delle figure più affascinanti del medioevo italiano.
I nemici attorno a Giovanna, però, erano numerosissimi. E il trono di Napoli, che alla morte della regina sarebbe rimasto senza un erede, diventò oggetto di una enorme lotta in famiglia, fra Luigi d’Angiò e Carlo di Durazzo: Margherita fu costretta a sposarsi proprio con quest’ultimo, nonostante non avesse alcuna intenzione di dividere il suo titolo di regina.

Condivideva infatti con Giovanna la volontà di governare da sola il regno, senza influenze e matrimoni politici. Ma i tempi erano cambiati e una Giovanna ribelle era già sufficiente. Nonostante il matrimonio, in realtà il marito rimase per tutta la vita in guerra e, di fatto, l’amministrazione fu gestita da Margherita.

Carlo III di Napoli
Carlo III di Napoli, il marito di Margherita di Durazzo

Tra il Papa e gli Angioini: un’enorme guerra in famiglia

Potremmo dire che la regina Margherita di Durazzo dormì per tutta la vita sempre con un occhio aperto e con un pugnale sotto il cuscino: il timore di un assassinio o di un complotto erano compagni fissi della sua esistenza. D’altronde, sarà in futuro proprio lei ad ordinare la morte di Giovanna, imprigionata a Muro Lucano.
Durante la prima invasione di Luigi d’Angiò, figlio adottivo di Giovanna, si rifugiò nel Castello di Morcone per riuscire ad organizzare la resistenza armata in attesa del marito, che era in guerra su altri fronti. Ci riuscì con grande intelligenza e accortezza e, dopo una prima alleanza con il Papa Urbano VI, vide il marito incoronato come Carlo III di Napoli, nonostante desiderasse lei il titolo di regina. Era il 1381 e gli anni seguenti sarebbero stati di ferro e fuoco.

Le casse del Regno di Sicilia continentale erano infatti prosciugate dalla guerra fra Durazzo e Angiò, a Napoli la situazione era sul punto di esplodere, con la regina Giovanna I che, imprigionata a Castel dell’Ovo, cercava di organizzare un complotto per far uccidere Carlo e Margherita e, infine, con l’altra sorella, Agnese, che aveva nascosto a Firenze la colossale dote di 38.000 fiorini che non voleva cedere a Carlo.
Nel frattempo anche il Papa aveva cambiato atteggiamento: desiderava una ricompensa per aver appoggiato Carlo III e Margherita, ma non arrivò nella misura da lui gradita. Gli attriti finirono in uno degli eventi più violenti dell’epoca: l’assedio di Nocera del 1383, quando Carlo III circondò la città e mise una taglia di 10.000 fiorini sulla testa del Papa in persona.

Assedio di Nocera
L’assedio di Nocera

Un figlio per vendetta

Era il 1384 e Napoli, ad appena due anni dall’incoronazione della regina, continuava ad essere una polveriera. Tutto il Sud Italia infatti era pieno di fazioni ribelli che scatenavano rivolte, devastando città e bloccando l’economia del paese intero.
Nel 1387, quando ormai la vita in città era diventata impossibile per garantire la sicurezza di lei e dei suoi figli, decise di rifugiarsi a Gaeta che, potremmo dire, è da sempre la città più fedele ai monarchi napoletani, da Margherita di Durazzo a Francesco II di Borbone.

Il Regno di Napoli sembrava perso ma, anziché tornare in Ungheria, la donna decise di rimanere stoicamente in Campania. La figlia Maria era morta a Morcone per malattia, mentre il figlio Ladislao aveva 10 anni: la regina lo crebbe personalmente, insegnandogli l’arte della guerra e affidandolo ai migliori precettori.

Un solo sentimento, però, fu quello che Margherita di Durazzo cercò di instillare nel cuore di suo figlio: Ladislao doveva diventare il volto della vendetta. E ci riuscì benissimo.

Ladislao di napoli
Ladislao giovanissimo

Il miracolo per i Durazzo, che sembravano destinati all’estinzione, avvenne quando Urbano VI morì nel 1389 dopo essere caduto da un mulo. Il nuovo papa Bonifacio IX, un pugliese di origini napoletane, incoronò ad appena 10 anni il giovane Ladislao, lasciando la madre come reggente fino alla sua maggiore età. E così fu anche oltre: quando diventò maggiorenne, a 16 anni, Ladislao chiese alla madre di continuare ad occuparsi del Regno di Napoli mentre lui regolava i conti con i nemici.

Volle infatti concludere il lavoro lasciato in sospeso dal padre e dalla madre: con un carisma senza pari e una sete insaziabile di sangue, riuscì personalmente a radunare un esercito per uccidere tutti i capi fedeli al rivale, Luigi II d’Angiò. E non solo: era il 1399 e, a soli 23 anni, fece sgozzare (o uccise addirittura personalmente) tutti i capi delle famiglie nobiliari napoletane che non gli erano fedeli. I Sanseverino furono letteralmente decimati.
Mentre il figlio metteva a posto le cose, la madre non fece affatto un passo indietro: rimase infatti lei a gestire politicamente il Regno e non la moglie di Ladislao, Costanza Chiaromonte.

Giovanna II
Giovanna II, regina di Napoli

L’amore di un figlio sanguinario

Margherita di Durazzo continuò la sua attività politica fino al 1400, quando aveva più o meno 52 anni: durante il suo intero periodo di reggenza continuò infatti a supportare il figlio consigliandogli strategie, mettendolo in guardia dai nemici e al riparo dai complotti. Fu proprio così che Ladislao riuscì, nel 1399, a dichiarare finalmente fatta la “pace” nel Regno di Napoli, dopo aver sterminato tutti i suoi nemici.

Ma la sete di potere non si estingue mai. E Ladislao, nei suoi 25 anni di fuoco, coltivò la pazza idea di creare un “Regno d’Italia”. Era nato in un regno in guerra, per tutta la sua giovane vita era fuggito dai nemici dalla Francia e da Roma e, con le sue sole forze, era riuscito a riprendersi un regno intero. Era giunto il momento di prendersi il resto della penisola e partì così per una colossale campagna militare che finì solo a causa della sua improvvisa morte nel 1414.

La madre, però, non avrà il dispiacere di vedere la fine prematura del figlio: si ritirò infatti a Salerno perché Napoli proprio non la sopportava, dopo una vita intera passata a sventare complotti e a salvare dai coltelli i propri figli in attesa di una vendetta che, con sua gioia, era arrivata. Si dedicò allora con grande attività alla politica cittadina e a supportare economicamente l’ordine dei francescani.
Margherita morì infatti nel 1412 per un’epidemia di peste dalle parti di Baronissi: la notizia raggiunse il figlio mentre era nel pieno delle campagne militari contro Firenze. Si commosse molto, cosa più unica che rara per un uomo dalla personalità cinica come la sua, ed ordinò la costruzione di una tomba meravigliosa.
Chiamò Antonio Baboccio da Piperno, uno dei più bravi scultori dell’epoca e non badò a spese per la sua opera: oggi è conservata nel Duomo della sua amatissima Salerno. Il palazzo dove abitò, invece, è diventato oggi il Museo Archeologico Provinciale.

Ladislao non poteva immaginare che, appena due anni dopo, qualcuno avrebbe dovuto far costruire una tomba monumentale anche per lui: fu infatti sua sorella Giovanna II, diventata regina, a dover raccogliere l’eredità del fratello e della madre. Con lei stava per finire un’epoca per il Regno di Napoli.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
Leonard, Gli Angioini di Napoli, Firenze, 1967
Giovanni Antonio Summonte, Historia della città e del Regno di Napoli, Antonio Bulifon, Napoli, 1647

Palazzo della Regina Margherita di Durazzo nella città Salerno (worldorgs.com)
MARGHERITA d’Angiò Durazzo, regina di Sicilia in “Dizionario Biografico” (treccani.it)

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