Il Diavolo dei Girolamini che tormentava il giovane novizio

Il Diavolo dei Girolamini che tormentava il giovane novizio

Satana ama Napoli e la frequenta spesso. Altrimenti non si spiegano tutte quelle storie popolari che vedono il diavolo in città, fra il dipinto di Mergellina e il Palazzo del Diavolo al Centro Storico.
Per non parlare di Goethe, che addirittura parlava di un “paradiso abitato da diavoli“.

Ebbene, ci sono alcune persone sulle quali però il Signore del Male si accanisce un po’ troppo, come è accaduto al povero Carlo Maria Vulcano, un giovanissimo novizio che frequentava la Chiesa dei Girolamini nel 1696 e che, per un mese intero, fu torturato dai dispetti del diavolo, dagli orinali volanti alle lucertole nel letto.

Diavolo
Il diavolo che va a parlare con l’uomo nel letto

La richiesta del Diavolo

La storia è raccontata in un libretto anonimo chiamato “Cronache” ed edito da Franco Di Mauro, oggi introvabile. Fu scritto pochi giorni dopo gli strani eventi.

Tutto cominciò il 6 maggio 1696, quando un giovane di buona famiglia, tale Carlo Maria Vulcano, fu mandato nella Chiesa dei Girolamini per darsi al noviziato. Sembrava tutto normale all’inizio: spesso i secondo o terzogeniti venivano spediti in chiesa, per garantire loro non solo una vita dignitosa, ma anche studi e cultura.

Il problema è che, in quel giorno di piena primavera, nella stanza del giovane Carlo fece la sua apparizione un uomo vestito completamente di bianco, con un’immensa fiamma al posto del volto. Si avvicina al giovane e pronuncia queste parole: “devi lasciare il noviziato“.

Lui, terrorizzato, comincia a pregare. E cominciano così gli eventi strani: il diavolo, lasciando la stanza, fece cadere per terra un gigantesco mobile di legno, con un fracasso e un’onda d’urto che fece finire giù anche un bacile d’acqua che, al contatto con il pavimento, svanì nel nulla.
L’inferno era appena cominciato.

diavolo dispetti giovane frate
Il diavolo che fa dispetti al giovane frate

Comincia la tortura

Già un’apparizione del genere farebbe venire gli incubi anche ad un cuor di leone. Ma il povero Carlo aveva solo cominciato la sua tortura: il giorno dopo, infatti, quando si svegliò di buon mattino per cominciare le preghiere, vide nel corridoio svolazzare i materassi e i cuscini anche degli altri novizi.
Poi fu il turno delle chiavi: quando si fece sera, nessuno trovò più le chiavi del dormitorio. Era ormai troppo buio per cercarle e, quindi, i giovani furono costretti a dormire per terra: si scoprirà il giorno dopo che erano finite in fondo al pozzo.

Tutti caddero nel panico più totale: perché il Diavolo ce l’aveva con i poveri religiosi del complesso dei Girolamini? Le preghiere si intensificarono. E il Demonio, decisamente seccato dal fatto che nessuno aveva capito quali fossero le sue intenzioni, decise di intervenire in prima persona andando a colloquio con i rettori del convento: ci sono ben quattro dialoghi, ben dettagliati e riportati minuziosamente, che Satana ebbe con il priore, padre Don Maria Squillante.
Immaginiamola come la scena di un film: l’araldo del Male e l’uomo di fede, uno di fronte all’altro, che parlano del destino di un giovane novizio: il diavolo non voleva che Carlo diventasse sacerdote ma, con la piena fiducia nell’operato di Dio, le richieste del demonio furono respinte e lui se ne andò via pronunciando parole che “per non disonorare l’animo del lettore, non riporto“.

Brutta scelta.

Diavolo colloquio gesù
Il diavolo a colloquio con il santo

L’inferno in un convento

Il giovane novizio si trovò a vivere una vita a dir poco infernale: per dispetto, il demonio faceva comparire orinali pieni di sterco che gli svolazzavano attorno. Una cosa assolutamente sconsigliata soprattutto quando si dorme. Poi cominciarono a comparire frasi minacciose che deturparono tutti i muri del convento: “TEMI LE PAROLE DELLA MIA LINGUA BESTIALE“.
I preti le provarono tutte: tentarono esorcismi, preghiere e invocazioni di Sante Reliquie. Si provò a fare un pellegrinaggio fra tutte le chiese di Napoli, ma molti non aprirono nemmeno le porte per evitare di trovarsi col guaio del diavolo in casa. Non sia mai che il demonio, visitando le chiese assieme al buon Carlo Maria, si affezionasse a qualche altro istituto religioso!

Alla fine si scelse l’unica strada possibile: mandar via il ragazzo il più lontano possibile da Napoli.

Diavolo uomo religioso
Il diavolo che porta via l’uomo religioso

Sorrento e Capri a ferro e fuoco

La permanenza di Carlo Maria Vulcano a Sorrento fu praticamente brevissima. La prima notte passò tranquilla, poi il secondo giorno il ragazzo si ritrovò il letto completamente invaso da migliaia di lucertole che, da sotto le coperte e dall’interno dei vestiti, gli camminavano addosso.
Cominciò a urlare scappando in tutto il convento, suscitando grosse polemiche fra i tranquilli padri sorrentini.
Il terzo giorno fu il colmo: anziché lucertole, cominciarono a comparire milioni di scorpioni in tutta la stanza. Cercò di scappare via, ma i suoi piedi erano bloccati saldamente da due mani di un uomo morto che spuntavano dall’interno del materasso.

Non contento, il diavolo fece crollare il tetto del monastero.

Il ragazzo, in piena crisi di nervi, fu spedito a Capri. Per aggiungere la beffa al danno, appena lasciò il monastero di Sorrento, il tetto crollato tornò improvvisamente al suo posto.

Sull’Isola Azzurra le vicende furono ancora più folli: il primo giorno il giovane novizio fu costretto a dormire per strada. Il diavolo, infatti, fece sparire tutte le chiavi di casa di tutte le abitazioni dell’isola. E le porte diventarono così dure da non poter essere aperte nemmeno con la violenza.

Giusto per aggiungere un po’ di colore alla vicenda, tutte le sedie nelle case di Capri prendono fuoco contemporaneamente. Così, de botto, senza senso.

La tortura raggiunge il suo apice quando improvvisamente spariscono tutte le cuciture e i bottoni al vestito di Carlo Maria Vulcano. Praticamente è un tutt’uno con la stoffa, come un pupazzo. Chiaramente questo accade proprio nel momento del bisogno maggiore, quando quegli orinali volanti sarebbero stati davvero comodi. E invece fu costretto a farsela anche addosso.

Dog on fire Capri meme
L’esatta raffigurazione dell’esperienza caprese di Carlo Maria Vulcano

Non toccate la mamma!

La storia finisce coinvolgendo addirittura la mamma del malcapitato. Il giovane, frastornato, terrorizzato e in pieno stato di shock, fu invitato a pranzare in famiglia al suo ritorno da Capri, per discutere del suo futuro.
Fu così che la madre accolse il giovane: si sedette subito a tavola e, con gusto, spazzolò per bene l’intero banchetto, poi trattò in modo irrispettoso i genitori e infine se ne andò in modo abbastanza maleducato, senza nemmeno salutare. La famiglia rimase a dir poco ammutolita.
Pochi minuti dopo qualcuno si presentò all’uscio di casa: era di nuovo Carlo Maria Vulcano, che chiedeva disperato asilo ai genitori. Di tutta risposta, gli fu chiusa la porta in faccia per la maleducazione che aveva dimostrato pochi minuti prima.
Ma com’era possibile? Era appena arrivato a Napoli dopo un lunghissimo viaggio!

Alla fine il povero novizio capì: il diavolo, assumendo le sue sembianze, l’aveva anticipato e si era presentato a casa al posto suo. E come avrebbe mai potuto spiegarlo ai genitori, che ora erano furiosi con lui?

Questo fu l’ultimo episodio: il 30 marzo 1697, dopo un anno infernale, presentò la richiesta di scioglimento del voto. Fu approvata in fretta e furia e della storia di questo povero giovane non sappiamo più nulla.

Possiamo solo sperare che il diavolo, dopo tanti dispetti, l’abbia almeno ricompensato con una bella somma in denaro o con qualche episodio fortunato.

L’episodio raccontato si inserisce nell’enorme filone di cronache dell’inverosimile che caratterizzavano gli ambienti religiosi del ‘600 e Napoli ne è ricchissima: Carlo Celano ci parla di preti che si chiedono se il cioccolato sia il cibo del demonio, altri invece che parlano di fantasmi e spiriti.
Questa storia, però, per l’atteggiamento quasi scientifico che caratterizza la narrazione e per l’enorme quantitativo di dettagli forniti, in realtà, ci strappa più di un sorriso.

-Federico Quagliuolo

Fonti immagini:
The British Library – The British Library (bl.uk)

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