Paolo Giovio: il vescovo di Nocera che “inventò” il museo

di Roberto Iossa

Paolo Giovio fu il primo a concepire l’idea di “museo” come luogo in cui si espongono le opere d’arte. Visse nel ‘500 e fu per più di vent’anni il vescovo di Nocera, in provincia di Salerno.

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Ritratto di Paolo Giovio. Photo by Sailko, CC BY 4.0 /modified Licenza Creative Commons

Paolo Giovio: comasco d’origine, nocerino d’adozione

Paolo Giovio nacque a Como nel 1483 e fu uno dei più grandi intellettuali del tempo. Laureato in medicina e in filosofia, visse a Padova, Pavia e Roma.

Strinse amicizie con i più importanti uomini del tempo: da Vasari a Carlo V per arrivare a Cosimo de’ Medici e Ferrante Gonzaga.

A Firenze fu anche al servizio di Giulio de’ Medici, il futuro papa Clemente VII. Questi lo nominò vescovo di Nocera dei Pagani, feudo corrispondente alle attuali Nocera Inferiore e Nocera Superiore.

Fu in carica dal 1528 al 1552. In questo periodo prese parte agli avvenimenti più importanti del secolo: lo scisma luterano e il concilio di Trento in primis. Morì all’età di 69 anni, colto da un morbo mentre si trovava a Firenze.

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Il monumento funebre nel chiostro della Basilica di San Lorenzo a Firenze

E proprio a Firenze, nel chiostro della basilica di S. Lorenzo, si trova il suo monumento funebre addossato a una parete. Il monumento fu eretto nel 1574 per volere della famiglia. Alla base venne posta una lapide che ricorda non solo le sue origini comasche, ma anche il suo legame con Nocera.

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La targa commemorativa posta alla base del monumento funebre

Un religioso dalla vasta cultura

Paolo Giovio fu un grande appassionato di arte, letteratura e filosofia. Scrisse numerose opere storiche, biografiche e di cultura in generale.

“Di fervido ingegno, fin da giovane coltivò con grande amore le lettere, del che fan fede le molte opere da lui scritte, e per le quali acquistò in breve grande rinomanza”

Le sue passioni spaziavano dalla storia alla dietetica, dalla farmacologia alla geografia passando per l’arte. Una mente aperta che lo spinse a dare vita a un progetto pioneristico: il “musaeaum” di Borgovico.

Villa Borgovico a Como: un “museo” ante litteram

La storia dei musei moderni ha inizio proprio da Paolo Giovio.

Intendiamoci, già nel 1471 (quasi un secolo prima!) papa Sisto IV donò al popolo romano parte della sua collezione di statue antiche, dando inizio al primo nucleo dei Musei Capitolini, considerati il primo museo moderno della storia.

Nonostante ciò, fu Paolo Giovio ad associare il termine già esistente “musaeum” (che deriva dalle “Muse”, le nove divinità femminili greche protettrici delle arte e delle scienze) a un luogo in cui si espongono manufatti artistici di un certo valore estetico finalizzati alla trasmissione di conoscenza.

Fino a quel momento infatti, si tendeva a collezionare una serie di oggetti di varia natura e dalle più disparate origini, con uno spiccato gusto per l’occulto e il meraviglioso. I luoghi adibiti a ospitare questi oggetti erano le cattedrali, gli studioli e le “camere delle meraviglie” (conosci quella di Ferrante Imperato a Napoli?!).

Giovio allestì il suo museo personale a Borgovico, sul lago di Como. Un edificio pensato sin dall’inizio per il suo scopo espositivo, edificato tra il 1537 e il 1543. Si ispirava al modello delle ville classiche e ogni sua parte era ben studiata.

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Anonimo, Veduta della villa “Il Museo” di Paolo Giovio a Como, olio su tela, 1619. Fu eseguito pochi anni dopo la distruzione dell’edificio. Nella tela non è mostrata solo la conformazione architettonica della villa ma anche una selezione delle ‘imprese’ che vi si potevano vedere e che erano state concepite dallo stesso Giovio per i personaggi più illustri della sua epoca. Sul luogo dove si trovava la villa di Giovio attualmente di trova la Villa Gallia.

La prima sala era dedicata ad Apollo e alle Muse. Le successive, invece, ospitavano una vasta collezione di ritratti di uomini illustri del passato e del presente. Imperatori, papi, principi, letterati, poeti: circa trecento dipinti tra originali e copie!

Paolo Giovio suddivise la sua collezione in quattro macro-categorie: condottieri, artisti, dotti e filosofi. Nel suo “Tempio della Fama” c’erano anche importanti opere dei più grandi artisti del tempo tra cui Tiziano, Bronzino e Dosso Dossi.

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A. Bronzino, Ritratto di Andrea Doria nelle vesti di Nettuno, olio su tela, 1550-5, Milano, Pinacoteca di Brera. Uno dei tanti ritratti che si trovavano nel “Musaeum” di Paolo Giovio a Borgovico.

Ma la straordinarietà del museo di Borgovico non è solo questa. Paolo Giovio, infatti, aveva una concezione “educativa” di questo luogo.

Per far comprendere meglio l’importanza dei personaggi effigiati, collocò a fianco alcuni suoi scritti. Questi raccontavano storie e aneddoti riferiti al soggetto in questione, un po’ come i moderni pannelli esplicativi posti in ogni museo odierno.

Episodi, aneddoti, dicerie, pregi e difetti. Ogni scritto era diverso dall’altro, sottolineando anche il fine didattico del museo di Paolo Giovio. Successivamente il vescovo raccolse questi suoi scritti in una raccolta dal titolo “Elogia virorum“.

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Edizione degli “Elogia Virorum” stampata nel 1577 a Basilea. Photo by Sailko, CC BY-SA 3.0 /modified Licenza Creative Commons

Paolo Giovio invitava numerosi amici e conoscenti nel suo museo personale. Quello di Borgovico quindi fu il primo luogo pensato “ad hoc” per la sua funzione espositiva, sia da un punto di vista museologico che museografico.

Una dimostrazione di una mente brillante e pioneristica, che ha vissuto gran parte della sua vita nel territorio campano. A Nocera, per la precisione!

Fonti

  • G. Orlando, Storia di Nocera de’ Pagani, Editrice Gaia, 2018.
  • V. Falletti – M. Maggi, I musei, Universale Paperbacks Il Mulino, Bologna 2012.

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