Antro della Sibilla: unione perfetta di fascino e mistero

di Sara Barone

Da quasi un secolo ormai, l’Antro della Sibilla, nel Parco Archeologico di Cuma, è considerato forse uno dei luoghi più interessanti e suggestivi del territorio Napoletano. Un posto ricco di mistero, dove sacro e profano si incontrano per unire egregiamente mito e realtà.
Leggende che incrociano il passato e il presente, fondendo e creando la nostra meravigliosa storia partenopea.

Antro della Sibilla: unione perfetta di fascino e mistero
L’Antro della Sibilla

La Sibilla, tra mito e realtà

“Vaneggia il gran fianco dell’euboica montagna in un antro, cui cento larghi aditi guidano, cento gran porte; di là cento voci precipitano: della Sibilla i responsi” (Virgilio, Eneide).


Ci serviamo dunque di Virgilio, sicuramente tra le fonti più note che nella storia hanno tramandato questa tradizione popolare, per conoscere un po’ più da vicino le Sibille. Ne abbiamo già parlato, approfondendo la loro storia nell’articolo di Roberta Montesano, La Sibilla Cumana e la storia delle 10 sibille del Mediterraneo. Esse dunque altro non erano che Sacerdotesse con il dono della veggenza, devote ad Apollo e totalmente calate nella realtà.

Antro della Sibilla: unione perfetta di fascino e mistero
L’Antro della Sibilla

La Sibilla Cumana non si discosta da costoro, se non per la leggenda che porta con sè, che la rende affascinante, diversa e per certi versi più vicina ai nostri sentimenti. Pare infatti che di questa giovane fanciulla, dalle arti divinatorie, si fosse perdutamente innamorato lo stesso dio Apollo, e che per questo motivo egli le avesse promesso di esaudire ogni suo desiderio. La giovane espresse così la volontà di vivere tanti anni quanti il numero dei granelli di sabbia racchiusi in una mano. Il dio la rese dunque immortale, permettendole però, o forse condannandola a dover comunque invecchiare.

Ella visse così per più di un millennio, l’amore tra i due amanti non si perse mai, ma il suo corpo divenne a un tratto così inconsistente da somigliare a una sorta di larva, tanto piccola da poter essere chiusa in una ampolla, conservata e custodita nel tempio di Apollo.
Di lei rimase nient’altro che la sua voce, la quale, eternamente, avrebbe poi echeggiato – o sibilato – gli oracoli, dal fondo delle grotte di Cuma, fino ai giorni nostri.

L’Antro della Sibilla, tra passato e presente

Sicuramente è uno dei luoghi più suggestivi di Cuma, nonchè dell’intero patrimonio flegreo, l’Antro della Sibilla è stato studiato da svariati archeologi. Pare infatti che le prime tracce risalgano al IV secolo a.C, anni in cui veniva utilizzato, con molta probabilità, come passaggio militare, lungo 131 metri e di forma trapezoidale. Eppure, oggi questo posto si presenta in maniera del tutto differente: un antro alto 5 metri, ricco di mistero già ad osservarlo dall’esterno, in cui si susseguono aperture laterali da cui filtrano i raggi del sole, come finestre aperte sul mondo e al cui termine si trova una sala preceduta dal vestibolo, dove si narra risiedesse la Sibilla.

Antro della Sibilla: unione perfetta di fascino e mistero
L’Antro della Sibilla

Si racconta, infatti, che la Sacerdotessa utilizzasse sempre lo stesso metodo, prima di profetizzare il responso: ella era solita camminare lungo le vasche della grotta e si immergeva poi nelle acque, per poi posizionarsi sul trono e interrogare l’oracolo.

Un luogo magico, senza alcun dubbio molto misterioso, in cui calarsi per assaporare il profumo della storia e per vivere da vicino una delle leggende più interessanti dell’antichità che affonda le radici in un passato così lontano eppure così vicino ai giorni nostri.

INFORMAZIONI UTILI

L’Antro della Sibilla si trova a Via Licola Cuma, 3, 80070 Pozzuoli NA ed è aperto tutti i giorni dalle ore 9:00 alle ore 16:00 (martedì chiuso)

Per ulteriori informazioni: Parco Archeologico di Cuma

Bibliografia

Paola Giovetti, L’Italia dell’insolito e del mistero 100 itinerari diversi, Edizioni Mediterranee, Roma, 2001

Amedeo Maiuri, I campi Flegrèi, dal sepolcro di Virgilio all’antro di Cuma, Libreria dello Stato, Roma, 1958

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