Cosa vedere a Pozzuoli? Alcune meraviglie tra storia e natura

di Imma Galluccio

E’ difficile decidere cosa vedere a Pozzuoli, borgo marinaro che offre a chi lo visita una passeggiata piacevole, alla scoperta di luoghi ricchi di storia e fenomeni naturali unici. Cittadina di scambi e intrecci di culture diverse, città cosmopolita che lascia alla Campania delle eredità inestimabili. Scopriamo insieme i luoghi simbolo, da visitare per conoscere l’essenza di un posto scelto fin dall’antichità come biglietto da visita per gli scambi mercantili del grande Impero.

Cosa vedere a Pozzuoli? Alcune meraviglie tra storia e natura

Rione Terra

La rocca dove nacque Dicearchia, la città del giusto governo, da alcuni profughi greci. Questo è il più antico nucleo di Pozzuoli, abitato da più di 2500 anni.
Già di per sé è un incanto, fra le strade strette e gli scavi archeologici. La sensazione di meraviglia, però, sale alle stelle quando si entra nel Tempio Duomo, una costruzione unica al mondo.

La storia del Rione, però, è molto travagliata. E nel 1970 fu sgomberato completamente. Nel 2014 è stato riaperto con la missione di diventare la prima città turistica d’Italia.

Il macellum

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Cosa vedere a Pozzuoli? Sicuramente Il macellum, o meglio conosciuto come “tempio di Serapide“, è il monumento simbolo della città. La struttura sorgeva sull’antico porto di Puteoli, ed era un mercato pubblico. È da sottolineare che il porto della città antica era il più importante dell’Impero romano, dove culture diverse venivano in contatto. All’interno del mercato c’erano continui rimandi alla funzione portuale con decorazioni marine, ormai andate perse.

Le tre colonne centrali di dimensioni maestose, in marmo cipollino, hanno fatto sì che il mercato fosse ritrovato e sono inoltre una grande testimonianza di un fenomeno unico nel territorio flegreo, il bradisismo.

Durante l’età tardo romana, e dopo la costruzione del porto di Ostia, quello di Pozzuoli con annesso mercato venne lasciato in uno stato d’abbandono tale che quest’ultimo venne sommerso dalla vegetazione, emergevano in superficie solo le tre colonne.

Nel 1750 Carlo di Borbone ne ordinò gli scavi, riportando in superficie ciò che restava dello splendido mercato. Durante gli scavi venne inoltre rinvenuta la statua del dio Serapide ed è per questo che erroneamente si è pensato che la struttura fosse dedicata al Dio.

Lo studio del bradisismo a Pozzuoli

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Il bradisismo è per definizione il periodico innalzamento e abbassamento del sottosuolo, causato da un’intensa attività vulcanica e che colpisce in particolar modo la città di Pozzuoli. Molti scienziati osservarono il macellum e notarono dei fori sulle tre colonne di marmo cipollino posti a diverse altezze.

Questi fori furono provocati dai litodomi, molluschi di mare che, durante l’inabissamento del sottosuolo e dopo l’inondazione della struttura, si incollavano alla superficie delle colonne. Diventarono di grande importanza per monitorare il fenomeno del bradisismo, che ha provocato e ancora oggi provoca danni e disagi alla cittadina flegrea: ricordiamo in questo caso l’evacuazione del Rione Terra nel 1980.

La necropoli in via Celle

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Segundo la strada che porta all’area residenziale della città, Pozzuoli alta, su via Consolare Campana è stata portata alla luce la più grande area sepolcrale puteolana. Quello che resta della necropoli in via Celle è solo una parte del complesso funebre, che si estendeva anche sull’area antistante alla strada.

Il complesso è chiuso ai visitatori e apre occasionalmente durante le giornate Fai. Questo può essere osservato in modo attento anche non entrando nel sito, le tombe infatti sono rivolte verso la strada, questa posizione le rende ben visibili.

I Romani credevano nella vita dopo la morte, le loro tombe riflettevano questa credenza. Le entrate possedevano tutte un’epigrafe che fungeva da richiamo ai vivi. Inoltre in base a quella che era la dimensione di ognuna si poteva andare ad individuare lo status sociale del defunto. ll complesso comprende 14 edifici di destinazione funeraria o connessi con la celebrazione dei riti funebri, costruiti tra le metà del I secolo a. C e la II metà del II secolo d. C.

L’edificio più grande è anche quello più visibile esternamente, si tratta di un colombario monumentale, con pianta quadrangolare all’esterno e pianta circolare all’interno e con copertura a cuspide. La facciata è in opus reticolatum puro in tufo. La struttura si articola su tre livelli: un piano ipogeo, un piano intermedio e uno superiore. Al piano intermedio è visibile un ballatoio di servizio. Al piano ipogeo sono presenti tombe a fossa interrate nel pavimento, al piano superiore erano presenti sulle pareti nicchie o loculi di forma semicircolare, destinate ad ospitare le ollae, urne che contenevano le ceneri dei defunti.

I giardini di Villa Avellino

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cisterna di villa Avellino

Il giardino di Villa Avellino sono il parco pubblico più importante e conosciuto di Pozzuoli. Si trova non poco distante dalla necropoli di via Celle e dall’anfiteatro Flavio, ed è il luogo ideale per trovare ristoro dopo una lunga passeggiata e bere una bevanda fresca, tra la ricca vegetazione dei giardini e la brezza di mare che sale nella parte alta della cittadina.

Inizialmente giardino privato di villa Avellino, edificata nel 1540, dopo vari cambi di proprietà fu donato al Comune nel 1980. Vengono ancora accuratamente conservati gli agrumeti, che si fondono ai ruderi delle antiche vestige romane.

Il parco è situato in una zona in cui si concentravano le strutture pubbliche e private dell’antica Puteoli, nei pressi sono stati rinvenuti numerosi resti di ville private. Nel giardino pubblico è possibile inoltre ammirare i resti di un’antica cisterna.

Fu soprannominata “Centocamerelle“, prima che il duca di Lusciano ne ordinasse gli scavi e la rendesse praticabile, vi si entrava a stento per un buco e vi era la necessità di camminarvi a carponi una volta dentro: ciò fece pensare che la struttura fosse composta di ambienti di diverse dimensioni come un labirinto.

L’Anfiteatro Flavio

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Restando a Pozzuoli alta, uscendo da Villa Avellino, sulla stessa linea d’aria ritroviamo l’Anfiteatro Flavio. L’anfiteatro costruito in età Flavia (70-81 d.C), forse dagli stessi architetti del Colosseo, era la struttura in cui vi si tenevano tutte rappresentazioni teatrali più famose.

In un’epoca in cui non esistevano cinema e televisioni, il teatro era un momento attesissimo e catartico a cui tutti potevano partecipare. L’anfiteatro di Pozzuoli è il terzo per grandezza, dopo quello di Roma e quello di Capua. Era capace di ospitare circa 40.000 persone, molte di più rispetto agli abitanti dell’antica Puteoli.

La struttura si sviluppa in due piani ed è possibile osservare i sotterranei e la fossa scenica perfettamente conservati, che vengono arricchiti da busti e capitelli sistemati un pò sparsi lungo l’area. La loro posizione un pò bizzarra ha una ragione: l’Anfiteatro Flavio durante il periodo di decadenza della città fu abbandonato, danneggiato dal bradisismo dai frequenti terremoti.

Questi fenomeni, insieme allo sprofondamento del pavimento e l’accumulo di terreno, resero l’area molto fertile e coltivabile. Gli operosi contadini puteolani intralciati dai resti dell’antico teatro li spinsero lungo i sotterranei, dandogli quasi per caso un degno riparo dalle intemperie.

Bibliografia

F.Demma- Monumenti pubblici di Puteoli, per un’archeologia dell’architettura, L’Erma di Bretschneider, 2007

Napoli e Dintorni, Touring Club Italiano 1948

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