Cosimo Fanzago, l’“archistar” del barocco napoletano

di Mariano Cervone

Ha realizzato alcune delle chiese più belle di Napoli, i suoi palazzi sono delle vere e proprie icone di architettura, ma in pochi sanno che uno dei principali artefici del barocco napoletano era in realtà originario di un piccolo paesino della provincia di Bergamo, attirato a Napoli dal cantiere della Certosa di San Martino. Stiamo parlando di Cosimo Fanzago, che potremmo definire, senza esagerare, il Renzo Piano del Regno di Napoli. Sì, perché oggi, l’architetto cui si devono le più innovative opere del suo tempo, sarebbe osannato come una vera e propria “archistar”.

Pietro Fanzago zio di Cosimo Fanzago orologio planetario Clusone
Orologio planetario, Clusone – Pietro Fanzago

Una vita da romanzo

Una vita da romanzo, la sua, la cui storia personale va inevitabilmente ad intrecciarsi con quella di Napoli, la città nella quale, più di tutte le altre, ha lavorato e trovato la fama.

Cosimo Fanzago nacque in quella che viene popolarmente definita “la città del tempo”, Clusone, un piccolo paesino nel nord Italia, dove lo zio Pietro, ingegnere, matematico e fonditore, aveva realizzato sul finire del ‘500 l’orologio planetario, ancora visibile e tuttora funzionante, sulla facciata della torre del municipio, oggi cartolina per antonomasia di Clusone.

Un casato di nobili origini

Quello dei Fanzago è un casato di nobili origini, proveniente da Milano, che si era stabilito nella Val Seriana. Cosimo Fanzago, alla morte del padre, abbandonò la sua terra di nascita per seguire un altro zio paterno, Pompeo, orpellaio e Ufficiale delle Gabelle nella Capitale del Viceregno.

Ed è proprio a Napoli che il giovane Fanzago, agli inizi del XVII secolo, comincia a formarsi e lavorare.

Le prime commissioni come scultore

Cosimo Fanzago era cresciuto in un ambiente creativo ed era naturale per lui l’idea di contribuire a ridisegnare il profilo di un palazzo, di una chiesa, di una strada con le sue idee. Tra i suoi lavori nel Viceregno ci sono guglie e cancelli, conventi e sculture. Sì, perché questo prolifico architetto, è stato anche un abile marmoraro e scultore.

Sono proprio delle effigi le prime opere a cui lavora, quelle di Don Pedro Fernández de Castro per il Palazzo dei Regi Studi, oggi Museo Archeologico di Napoli, i cui stemmi si trovano adesso alla Certosa di San Martino. Proprio il cantiere della Certosa lo aveva attirato a Napoli, presso la bottega del fiorentino Angelo Landi.

Da Clusone alla Duchesca a Napoli

Cosimo Fanzago passò così dalla piccola Clusone alla chiassosa Duchesca, zona del mercato, oggi odierna Stazione Centrale, dove l’architetto risiedeva insieme alla sua famiglia. A farcelo sapere è lo stesso contratto che Fanzago firmò, dove si legge che viveva nelle case dello scultore Girolamo D’Auria. Ma Cosimo non trovò soltanto un lavoro e una posizione nel panorama napoletano, anche una moglie. L’architetto infatti sposò Felicia, figlia del Landi, dalla quale ebbe ben quattro figli, di cui l’ultimo, Carlo, proseguì l’attività paterna fino in Spagna.

Gli altari maggiori nelle chiese di Napoli

A Napoli la creatività e le creazioni di Cosimo Fanzago crebbero esponenzialmente con la sua fama. Le prime commissioni infatti furono gli altari maggiori, tra i tanti, quello di Santa Maria la Nova, realizzato con l’aiuto di uno scalpellino di Carrara, e quello monumentale della Chiesa di San Domenico Maggiore, fino alla Cappella Palatina di Palazzo Reale. Ma è nell’architettura che Cosimo espresse il meglio di sé, trovando nei marmi policromi, nelle lesene dal gusto classico, nelle scale che si intrecciano le forme attraverso le quali mostrare al mondo la sua inconfondibile visione del barocco.

Cosimo Fanzago San Giuseppe delle Scalze Napoli
Chiesa di San Giuseppe delle Scalze, Salita Pontecorvo – foto: Ciro Halfblack

La soluzione del dislivello a Napoli

A Napoli Fanzago si ritrovò spesso a risolvere il problema del dislivello, che caratterizza molte aree su cui sorgono alcuni degli edifici che ha realizzato, per il quale non adottò sempre la medesima soluzione, ma si concentrò su di un raffinato equilibrio formale per dare vita ad un’eleganza funzionale: nasscose le scale in un atrio, che si apre dopo la facciata, per la Chiesa di San Giuseppe a Pontecorvo; trasforma le scale in parte della facciata stessa, all’esterno, creando un suggestivo portico per Santa Maria della Sapienza; e infine tramuta le scale quasi in un elemento decorativo a sé stante per Santa Teresa a Chiaia.

Cosimo Fanzago Cancello San Gennaro Duomo di Napoli
Cancello della Cappella del Tesoro di San Gennaro, Duomo di Napoli

Il cancello di San Gennaro

Ma gli anni della maturità per Cosimo Fanzago sono caratterizzati anche da un altro incarico prestigioso, dal forte valore simbolico per la città di Napoli: il Cancello d’Ingresso della Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro, all’interno del Duomo della città. Ancora una volta gli elementi decorativi sembrano quasi confondersi con quelli funzionali, allo stesso modo in cui bronzo e ottone sono utilizzati in questa straordinaria opera di toreutica. A sormontare la mezza lunetta superiore, il busto del Santo che guarda benedicente, mentre le colonnine della parte bassa, se percosse, emettono note musicali come uno xilofono, a memoria della funzione, anche musicale, per cui era stata eretta la Cappella.

Cosimo Fanzago Palazzo Donn'Anna Posillipo
Palazzo Donn’Anna, Posillipo

L’opera incompiuta di Palazzo Donn’Anna

I primi anni ’40 del Seicento videro Cosimo Fanzago impegnato nel rifacimento di quello che diventerà uno dei più celebri edifici di Napoli, Palazzo Donn’Anna, sulla costa di Posillipo. Fanzago ebbe il compito di adeguare la preesistente struttura ai nascenti canoni del barocco. L’architetto però non riuscì a finire l’opera, per la prematura morte di donn’Anna durante un’insurrezione popolare. Il palazzo assunse così i contorni di un’antica rovina, che andava a confondersi tra le vestigia indefinite dei resti delle ville romane, che punteggiano la collina di Posillipo.

L’arte di Fanzago nell’opera di Matilde Serao

Quest’opera, che si staglia nel cielo di Napoli, diventerà così celebre che persino Matilde Serao, nel suo Leggende napoletane, sentì il bisogno di parlarne: «Il bigio palazzo si erge nel mare – si legge nel saggio – Non è diroccato, ma non fu mai finito». Poi, quasi a fare un elogio allo stesso Cosimo Fanzago aggiunge “non cade, non cadrà, poiché la forte brezza marina solidifica ed imbruna le muraglie, poiché l’onda del mare non è perfida come quella dei laghi e dei fiumi, assalta ma non corrode”. Il palazzo, come tutte le altre opere del Fanzago che adornano Napoli, continueranno a rappresentare le più importanti pagine in pietra, marmo e piperno del barocco napoletano.

Bibliografia

Sulle strade delle lettere e delle arti, Cesare De Seta
Baroque and Rococo – Architecture and Decoration, Anthony Blunt

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