Beata Maria Cristina di Savoia, la Reginella Santa di Napoli

di Mariano Cervone

Maria Cristina di Savoia è stata una principessa consorte del Regno delle Due Sicilie negli anni ’30 dell’’800.

Figlia di Vittorio Emanuele I e Maria Teresa d’Asburgo-Este, è stata la madre dell’ultimo Re del Regno delle Due Sicilie, Francesco II detto Franceschiello.

Canonizzata il 25 gennaio del 2014 presso la Basilica di Santa Chiara a Napoli dove è tutt’ora sepolta, era soprannominata dai napoletani la Reginella Santa per il suo forte senso religioso.

Beata Maria Cristina di Savoia, la Reginella Santa di Napoli
Tomba di Maria Cristina di Savoia (Cappella dei Borbone, Basilica di Santa Chiara, Napoli)

Il legame tra i Borbone e i Savoia

Si sposerà nel 1832 con Ferdinando II di Borbone, facendo così da trait d’union tra il casato dei Savoia cui apparteneva e la dinastia dei Borbone, tra quella monarchia che si espandeva e quella che invece era costretta a cedere porzioni di regno.

Tra le virtù che, sin dall’infanzia a Torino, connotavano la regale figura di Maria Cristina c’era sicuramente l’obbedienza, in particolare alla madre Maria Tersa, al punto da renderla oggetto di scherno nell’ambito del Regno: “No, no, mammà non vuole” rispondeva all’offerta di qualsiasi cosa le fosse invece proibita dalla Sovrana d’Austria.

Maria Cristina salirà al trono come regina consorte a soli vent’anni, lasciandolo dopo appena quattro: morirà di parto, dando alla luce Francesco II, all’età di ventiquattro anni.

Ma perché era considerata “Santa”?

Secondo le fonti del tempo, già all’età di sette anni mostrava un forte senso religioso, e aveva l’abitudine di unirsi a Dio attraverso la preghiera. Nel corso delle sue preghiere, che divennero abitudine quotidiana a seguito del catechismo con Monsignor Cusani, era solita ringraziare per le benedizioni della sua vita, per i giorni “prosperosi e felici agli augusti suoi genitori, alle affettuose sorelle”.

È lo stesso Ferdinando II che, alla morte dell’amata consorte, avvia il processo di beatificazione. Il 10 luglio del 1859 è la Santa Sede stessa che proclama la scomparsa della regina venerabile.

Celebrata dall’allora Arcivescovo di Napoli, il Cardinale Crescenzio Sepe, la messa si tenne in presenza di esponenti delle dinastie della defunta sovrana, i Savoia e i Borbone.

La causa di beatificazione e canonizzazione era stata ripresa nel 2004, a seguito di convegni che andarono ad indagare la figura di Maria Cristina. È lo stesso Papa Francesco, il 2 maggio 2013 che, ricevendo in udienza privata il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, ha autorizzato l’emanazione del decreto in merito al miracolo attribuito all’intercessione di Maria Cristina.

Oggi le spoglie della regina si trovano nella cosiddetta Cappella dei Borbone all’interno della Basilica di Santa Chiara a Napoli. In una delle cappelle laterali del monumentale edificio di culto napoletano troneggia il dipinto della sovrana, risalente al XVII secolo che mostra la donna in un personale momento di preghiera, il cui ritratto è riprodotto sulle immaginette votive distribuite all’interno della Chiesa.

Maria Cristina di Savoia ritratto Gioacchino Vellutino
Maria Cristina di Savoia Gioacchino Vellutino ritratto (Basilica di Santa Chiara, Napoli)

La causa della canonizzazione

Secondo le fonti del tempo, la genovese Maria Vallarino, malata di un carcinoma alla mammella, avrebbe rifiutato l’intervento chirurgico, ingerendo invece un frammento di tessuto (ex indumentis) appartenente ad una reliquia dell’allora venerabile sovrana. Da quel momento il male sembra regredire subito, scomparendo del tutto dopo una settimana. La donna morirà ben 39 anni dopo senza alcuna recidiva.

La figura di Maria Cristina di Savoia è molto sentita a Napoli, non solo da un punto di vista spirituale. Molto nota è la sua grotta, all’interno del bosco di Capodimonte, che non poche leggende di fantasmi e apparizioni ha generato nel tempo.

Il 31 gennaio 1836, sul letto di morte, le ultime parole di Maria Cristina, allora poco più che ventitreenne, confermarono la sua profonda spiritualità e fede religiosa: «Credo, Domine!», Credo, Signore!, addormentandosi nella speranza della vita eterna e nell’eterna devozione del popolo napoletano.

Bibliografia:

Vita della venerabile serva di Dio Maria Cristina di Savoia, Guglielmo de Cesare 1865
La regina “contesa” Maria Cristina fra Borbone e Savoia, Alessia Facineroso 2021

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