Storia del carcere di Nisida: quando i pirati provarono a saccheggiarlo

di Marco Godino

Situato in uno dei punti più incantevoli e spettacolari di Napoli, il carcere di Nisida è l’istituto penale minorile (IPM) con più detenuti in Italia. Prima di essere carcere, però, la struttura ha subìto diverse trasformazioni nei suoi 5 secoli di storia: dapprima è stato un castello, luogo cruciale di avvistamento e difesa della costa, poi è divenuto carcere militare, fino a diventare uno dei 17 carceri minorili in Italia nel 1934.

Storia del carcere di Nisida: quando i pirati provarono a saccheggiarlo
L’isola di Nisida

L’isola di Nisida

Nisida è una piccola isola che sorge nelle stesse acque che lambiscono la lunga spiaggia di Coroglio, uno dei siti più suggestivi della costa napoletana.

L’isola, il cui nome deriva dal greco “nesis“, che significa appunto “isoletta”, è un cratere vulcanico la cui apertura superiore ha un diametro di 500 metri; il suo porto, ubicato in una rada che ha la forma di un anello spezzato, che si chiama Paone e, secondo taluni studiosi, fu il probabile approdo delle navi di Ulisse. A Nisida, Bruto aveva una bellissima villa in cui ospitò ragguardevoli personaggi della romanità, fra cui Marco Tullio Cicerone; fu qui che l’infedele “pupillo” di Cesare ordì con Cassio la congiura che portò alla morte del conquistatore delle Gallie e fu qui che la moglie di Bruto, Porcia, si tolse la vita dopo la battaglia di Filippi.

Le origini della struttura come sistema di difesa dai pirati

La costruzione della struttura dell’attuale carcere di Nisida risale al XVI secolo, a seguito di una radicale ristrutturazione di un maniero angioino, situato sulla parte più elevata dell’isola e con una probabile funzione di completare un sistema di difesa che si articolava proprio sui castelli.

Secondo gli studiosi, la ristrutturazione avvenne per far fronte al rinnovato pericolo delle incursioni saracene. Non bisogna dimenticare, infatti, che Napoli rappresentò per secoli uno degli obiettivi preferiti della cupidigia araba: nel Cinquecento, infatti, il terribile pirata Barbarossa devastò Ischia e Procida dopo avere messo a ferro e fuoco le coste della Calabria.

E fu sempre in questo secolo che un altro temibile pirata, Dragut, organizzò una spedizione contro la città che fu scongiurata dal tempestivo intervento della flotta spagnola. Il pericolo era a tal punto concreto che Pedro de Toledo decise di edificare il castello di Baia sulle rovine della residenza imperiale dei Cesari e non è irragionevole dedurre che gli Spagnoli intendessero attribuire a Nisida un ruolo di ulteriore consolidamento della linea di difesa.

Storia del carcere di Nisida: quando i pirati provarono a saccheggiarlo
Il Castello oggi carcere di Nisida

Da castello a carcere militare

Con i Borboni, che disponevano di una valida flotta, il rischio arabo divenne una pura teoria (anzi, furono proprio i Napoletani ad organizzare spedizioni contro Tunisi ed Algeri), percui il castello perse la sua importanza militare e fu trasformato in carcere.

Una decisione che costò alla dinastia l’appellativo di “negazione di Dio” da parte del politico britannico William Ewart Gladstone, che, nel 1851, scrisse la famosa lettera che “eccitò” tanto la pubblica opinione europea proprio in riferimento alle condizioni assolutamente “inumane” che il governo borbonico imponeva ai “politici” detenuti nell’isola; si seppe, poi, che il carcere non venne mai visitato dall’inglese (si limitò a fare un giro in barca intorno Nisida con qualche liberale napoletano), ma ormai il danno era fatto.

Dopo l’annessione di Napoli al resto d’Italia, il castello di Nisida restò carcere e divenne luogo di detenzione per i funzionari dell’ex regime borbonico. Nel secolo scorso, invece, divenne la sede dell’Accademia dell’Aereonautica Militare.

Il carcere di Nisida oggi

Una volta avvenuto il trasferimento della scuola militare a Pozzuoli, nel 1934 – in pieno regime fascista – il maniero venne trasformato in penitenziario minorile ed ora è sede dell’Istituto Penitenziario per Minorenni di Napoli.

Il carcere di Nisida accoglie attualmente una cinquantina di minori sottoposti a provvedimenti di natura sia penale che amministrativa. Più della metà dei ragazzi sono detenuti in esecuzione di una condanna definitiva, e in media i periodi di detenzione vanno da uno ai due anni. I reati per i quali sono prevalentemente reclusi sono: spaccio di droga, reati di furto, rapina.

Oltre al carcere, l’isola ospita una pluralità di strutture, diversamente orientate sia per tipologia di utenza che per progetti educativi. Oltre quindi all’IPM, che accoglie sia un’utenza maschile sia femminile sottoposta a provvedimenti penali, sull’isola è presente una struttura comunitaria dell’amministrazione della Giustizia Minorile (per utenza penale e non) e i laboratori del Progetto “Nisida: futuro ragazzi” (realizzati in partenership con il Comune di Napoli), destinati a minori e giovani sia “a rischio” che sottoposti a provvedimenti penali, coattivi e non.

Dal 2020, la popolare serie tv “Mare fuori” ha ambientato le storie proprio all’interno del carcere minorile di Nisida, le cui scene, però, sono state girate alla base navale della Marina Militare in Via Acton, sempre a Napoli.

Storia del carcere di Nisida: quando i pirati provarono a saccheggiarlo
Il carcere di Nisida

Fonti

“I castelli di Napoli” di Gennaro Ruggiero

http://nisida.napoli.com/penitenziario.php

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