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Arroccato sul Monte Virgo, troviamo il Castello di Casertavecchia. Oggi, purtroppo, è un rudere, di cui è ancora possibile ammirare la torre e alcune strutture interne, ma durante il Medioevo era un edificio imponente e illustrissimi sono stati i suoi ospiti.

Allacciamo le cinture e dirigiamoci a Casertavecchia.

Iniziamo un nuovo viaggio, allo scoperta di un gioiello del nostro territorio che è fruibile solo in parte.

Il castello di Casertavecchia si trova al margine dell’omonimo borgo, ma non al suo stesso livello: si trova, infatti, su una collinetta pianeggiante, quindi più in alto rispetto al resto del borgo e a nord è protetto da un vallone, difesa naturale molto importante in tempi turbolenti come quelli del Medioevo, dove gli assedi e i saccheggi erano abbastanza frequenti.

Purtroppo, non abbiamo informazioni certe per quel che riguarda la datazione del primo impianto fortificato del Castello di Casertavecchia.

Sappiamo che il monaco benedettino di origine longobarda Erchemperto, nell’anno 861 d.C. cita nel suo “Historiae longobardorum beneventorum”, un villaggio denominato “Casahirta”, dal latino casa che significa villaggio e hirta che significa aspra, ma del castello di Casertavecchia, nessuna traccia.

Torre del Castello di Casertavecchia
Torre del Castello di Casertavecchia

Il primo documento che cita il castello di Casertavecchia è datato al 1277, quando viene ceduto da Carlo I d’Angiò a Beltrando del Balzo, signore di Avellino.

L’ipotesi che viene accettata dalla comunità scientifica è che il primo recinto murario sia stato costruito in età normanna. Rainulfo Drengot arrivò ad Aversa, a pochi chilometri da Casertavecchia, nel 1030 e le prime notizie certe della contena normanna di Caserta sono a cavallo tra l’XI e il XII secolo, insieme all’erezione della diocesi di Caserta.

La planimetria del castello di Casertavecchia ci mostra un recinto di forma esagonale irregolare. Nel lato sudorientale del castello di casertavecchia, troviamo la grande torre a pianta poligonale.

Il mastio del castello di Casertavecchia, ha tre livelli coperti, e sulla sua sommità ha un terrazzo. Il livello inferiore presenta una cisterna ma non è accessibile. Al primo livello era presente una porta, aperta in direzione del palazzo, molto probabilmente si trattava di un ponte levatoio, che oggi è andato perduto. Una scala di pietra scavata nella muratura invece collega il secondo salone della torre da quello inferiore. Analogalmente, un’altra scala collega il salone del secondo livello al terrazzo. Gli archeologi hanno trovato i resti del balneum e di una stufa nella zona della torre che dà verso il borgo di Casertavecchia.

Non si sa quante torri avesse il castello di Casertavecchia, alcune voci della comunità scientifica sostengono quattro, altri cinque, altri sei. Una fonte del passato, Santoro, ci riporta che il castello di Casertavecchia avesse dieci torri.

In un testamento del 1327, ci viene detto che il castello di Casertavecchia è per la maggior parte in rovina, ma sappiamo che la merlatura era ancora presente nel XVII secolo.

Interno del castello di Casertavecchia
Interno del castello di Casertavecchia

Le leggende del Castello di Casertavecchia

Attorno al Castello di Casertavecchia, come ogni fortezza che si rispetta, aleggiano diversi racconti e leggende dal sapore misterioso. Uno di questi racconti riguarda la torre del castello, che non ha la porta. Infatti si narra che la torre in realtà protegge un ricchissimo tesoro, che però non è mai stato trovato.

Un’altra leggenda riguarda Siffridina, contessa di Caserta, che morì lontana dal suo amato borgo. Siffridina Gentile si sposò con Tommaso, conte di Caserta, da cui ebbe Riccardo, che crebbe alla corte dello Stupor Mundi, Federico II di Svevia. Riccardo poi sposò la figlia dell’imperatore e di Bianca Lancia, Violante.

Dopo la morte di Federico II, Riccardo cambiò spesso schieramento, e quando morì, suo figlio Corradello, ancora giovane, divenne nuovo conte di Caserta e Siffridina fu la sua tutrice. Quando Carlo d’Angiò scese in Campania, Siffridina spinse suo nipote ad allearsi con Corradino di Svevia, ma il suo piano fu scoperto e venne condannata al carcere a vira nel Castello svevo di Trani, dove passò i suoi ultimi giorni.

Gli abitanti di Casertavecchia dicono che intorno alla mezzanotte, guardando la Torre del castello di Casertavecchia, sia possibile vedere la sagoma della contessa morta lontano dal luogo che tanto amava.

Il Castello di Casertavecchia è stato anche set cinematografico. Ha infatti ospitato le riprese di alcune scene del film “Il Decameron” di Pier Pasolo Pasolini, in particolare, la novella di Andreuccio da Perugia. E attualmente, a settembre, ospita il festival “Settembre al borgo”.

Bibliografia

Tescione, G., Caserta medievale e i suoi conti e signori, Caserta, 1994

Pistilli, F.P., Castelli normanni e svevi in Terra di Lavoro: insediamenti fortificati in un territorio di confine, San Casciano val di Pesa, 2003

Martucci, E., Romano, A. M., La città reale, Caserta, 1993

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