I barbari a Napoli colpirono la città a partire dal 410 d.C., ma le mura volute da Valentiniano III garantirono una difesa efficace. Mai espugnata, Napoli accolse profughi dall’Africa settentrionale, favorendo commerci, scambi culturali e l’affermazione di figure religiose come Quodvultdeus e Nostriano. Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, Romolo Augustolo visse confinato nella città, che si trasformò in centro monastico con l’arrivo dei basiliani. Sotto Teodorico, Napoli visse un periodo di prosperità e stabilità, integrando comunità ebraiche e sviluppando la vita culturale. Le guerre greco-gotiche portarono saccheggi e assedi, ma con l’azione di Narsete la città tornò stabile e riacquistò un ruolo centrale nel Mediterraneo.

Barbari a Napoli
Barbari a Napoli, tra morte e devastazione – Fonte: Immagine creata da IA (Gemini)

I barbari a Napoli e le difese della città 

A partire dal 410 d.C., come in gran parte della penisola italiana, anche Neapolis e il suo territorio circostante furono travolti dalle incursioni barbariche. Popolazioni che da tempo premevano ai confini dell’Impero, favorite dal lungo periodo di crisi e di instabilità vissuto da Roma – crisi aggravata dalla perdita di centralità politica a seguito della fondazione di Costantinopoli – giunsero fino alle regioni meridionali d’Italia, portando devastazione e morte. Particolarmente grave fu la fase in cui i Vandali, dopo essersi impadroniti della Mauritania, avanzarono sino alla Sicilia e risalirono la penisola, diffondendo distruzione. Per scongiurare ulteriori catastrofi, l’imperatore Valentiniano III decise di rafforzare le difese della città partenopea con una nuova cinta muraria e con torri di avvistamento. Tali opere, innalzate intorno al 440 d.C., si rivelarono decisive: esse garantirono a Napoli una resistenza efficace contro le ripetute offensive vandaliche, al punto che gli invasori furono costretti a rinunciare ai loro progetti di conquista. 

Napoli tra crisi, rinascite e conquiste 

La città, dunque, non venne mai espugnata. Anzi, Napoli seppe accogliere i profughi provenienti dall’Africa settentrionale, costretti alla fuga dalle invasioni. Questa funzione di rifugio non solo rafforzò il carattere solidale della comunità, ma favorì altresì lo sviluppo dei traffici commerciali e lo scambio culturale. In tale contesto giunsero figure eminenti del Cristianesimo, come Gaudioso e, successivamente, Quodvultdeus, vescovo di Cartagine, cacciato da Genserico e ancora oggi ricordato da un celebre affresco nelle catacombe di San Gennaro. Quodvultdeus svolse un ruolo di primo piano nel contrastare le eresie allora diffuse, tra cui il pelagianesimo e le dottrine di Florio. Similmente, il vescovo Nostriano si distinse come strenuo difensore dell’ortodossia, tanto da essere venerato come santo. Egli fu, inconsapevolmente, l’ultimo vescovo napoletano dell’Impero romano d’Occidente, la cui dissoluzione coincise simbolicamente con la sua epoca episcopale. 


Nel 475, il patrizio Oreste fece incoronare imperatore il figlio Romolo Augustolo, ancora adolescente. Dopo appena dieci mesi, però, il re degli Eruli, Odoacre, si impadronì del potere: fece giustiziare Oreste, depose Romolo e confinò l’ex sovrano a Napoli, presso l’antica villa di Lucullo sull’isolotto di Megaride, che in età normanna sarebbe stata trasformata nel Castel dell’Ovo.

Odoacre riceve Romolo Augustolo, in un’incisione ottocentesca – Fonte: Pubblico dominio


L’ultimo imperatore, privato della sua dignità e segnato dalla sconfitta, si ammalò e morì poco dopo proprio in quel luogo che la tradizione mitica indicava come il lido della sirena Partenope, progenitrice simbolica della città. 

Castel Dell’Ovo, dove i barbari a Napoli confinarono Romolo Augustolo – Fonte: Pubblico dominio

Napoli dopo la morte di Romolo Augustolo

Dopo la morte di Romolo Augustolo, avvenuta di fatto nel 476, il castrum lucullianum mutò gradualmente funzione, trasformandosi in monastero. Qui si stabilirono i monaci basiliani provenienti dalla Pannonia, che portarono con sé le reliquie di san Severino. Sotto il regno di Teodorico, Napoli recuperò una centralità culturale paragonabile a quella dell’età classica, godendo di un periodo di relativa prosperità. L’integrazione nel regno goto non fu traumatica: la popolazione, anzi, beneficiò della stabilità e di una ripresa dei traffici commerciali, mentre una vivace comunità ebraica contribuì in modo significativo al dinamismo economico e sociale della città. 


Tale fase di rinascita fu interrotta dapprima da una violenta eruzione del Vesuvio, e successivamente dalle ambizioni imperiali di Giustiniano, deciso a restaurare il dominio bizantino sulla penisola. Ebbe così inizio la lunga e sanguinosa guerra greco-gotica (526–536), culminata con lo sbarco del generale Belisario in Sicilia. Giunto alle porte di Napoli, egli pose la città sotto un assedio durissimo.

Secondo le testimonianze di Jordanes e Procopio, circa ottocento soldati gotici, sostenuti da mercanti ebrei, tentarono di opporre resistenza. La cittadinanza, divisa tra i sostenitori del ritorno all’Impero romano d’Oriente e coloro che apprezzavano i benefici del dominio goto, esitava. Belisario seppe sfruttare l’incertezza: penetrò attraverso gli antichi cunicoli dell’acquedotto e, sorprendendo le difese, riuscì a espugnare la città. Seguì un violento saccheggio, che segnò profondamente la comunità. 
L’illusione di stabilità sotto l’autorità bizantina fu tuttavia di breve durata. Pochi anni più tardi, il re ostrogoto Totila, figura leggendaria e temuta, riconquistò Napoli, radendo al suolo le mura volute da Valentiniano III. La città fu teatro di scontri e distruzioni fino alla definitiva vittoria bizantina. Solo con l’azione del generale Narsete, incaricato da Giustiniano, la situazione si stabilizzò: Napoli poté allora avviarsi a una nuova fase di rinascita, tornando progressivamente a occupare una posizione primaria nel Mediterraneo. 

Riferimenti bibliografici

AA.VV., Conoscere Napoli. Storia e itinerari, Liguori Editore, Napoli 1990. 

C. ALBANESE, I personaggi che hanno fatto grande Napoli, Mursia, Milano 2010. 

A. CUTOLO, Napoli fedelissima, Aldo Martello Editore, Milano 1957. 

F. DE BOURCARD, Usi e costumi napoletani, Longanesi, Milano 1970. 

A. DE JACO, Napoli monarchica, milionaria e repubblicana, Newton Compton Editori, Roma 1982. 

C. DE SETA, Napoli. Dalle origini all’Ottocento, Arte’m, Napoli 2016. 

A. D’AMBROSIO, Storia di Napoli. Dalle origini ad oggi, Edizione Nuova E.V., Napoli 1993

G. DORIA, Storia di una capitale, Guida, Napoli 1935. 

A. JELARDI, Strade, personaggi e storie di Napoli da Posillipo a Toledo, Guida, Napoli 2007. 

F. FERRAJOLI, Napoli. Bellezze e testimonianze storiche, Adriano Gallina Editore, Napoli 1987. 

A. GHIRELLI, Storia di Napoli, Einaudi, Torino 1992. 

V. GLEIJESES, Napoli nostra e le sue storie, Società Editrice Napoletana, Napoli 1973. 

V. GLEIJESES, Storia di Napoli dalle origini ai nostri giorni, Società Editrice Napoletana, Napoli 1977. 

G. B. GUERRI, Il sangue del Sud, Mondadori, Milano 2010. 

A. LA GALA, Napoli. Storie, personaggi, curiosità dagli antichi Greci al Novecento, Guida, Napoli  2015. 

G. LA POSTA, Neapolis. Storia di Napoli e del meridione d’Italia, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1994. 

M. PERILLO, Breve storia di Napoli, Newton Compton Editori, Roma 2021

Diventa un sostenitore!

Storie di Napoli è il più grande ed autorevole sito web di promozione della regione Campania. È gestito in totale autonomia da giovani professionisti del territorio: contribuisci anche tu alla crescita del progetto. Per te, con un piccolo contributo, ci saranno numerosissimi vantaggi: tessera di Storie Campane, libri e magazine gratis e inviti ad eventi esclusivi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *