I Bizantini a Napoli avviarono una fase di rinascita dopo il 553, quando Narsete ricostruì le mura distrutte da Totila. La città, governata da un duca militare e un giudice civile, conobbe prosperità grazie ai mercanti orientali e a una vivace cultura bilingue greco-latina. Resistette ripetutamente agli assedi longobardi del VI secolo, mantenendo la propria autonomia pur circondata da minacce esterne. Dal 638 i duchi, formalmente sottoposti a Bisanzio, divennero i veri signori della città, stabilendosi sul colle del Monterone. Napoli intrecciò complessi rapporti commerciali persino con i Saraceni, alternando conflitti e alleanze. La rottura definitiva con l’impero avvenne nel 763, quando il duca Stefano II riconobbe l’autorità papale, pur mantenendo la piena autonomia cittadina.

Bizantini a Napoli: la rinascita dopo le devastazioni gotiche
Un primo segnale di rinascita per Neapolis si registra a partire dal 553, quando il generale Narsete provvide a ricostruire le mura cittadine distrutte da Totila. Tale intervento segnò l’inizio di una fase di recupero dopo anni di sanguinose devastazioni: la città poté beneficiare dell’arrivo di numerosi mercanti provenienti dall’Oriente bizantino, i quali contribuirono alla ripresa delle attività economiche e commerciali. Si ristabilì un clima di vivacità culturale, caratterizzato dalla coesistenza delle due lingue, greco e latino, e da un Cristianesimo che si esprimeva attraverso riti e tradizioni differenti. Anche l’edilizia conobbe una significativa espansione, soprattutto verso l’area sud-occidentale. Sul piano istituzionale, il governo locale fu affidato a due figure: un giudice, subordinato al prefetto d’Italia, e un duca con competenze militari che dipendeva dall’esarca di Ravenna, massima autorità bizantina nella penisola.

Il ruolo della Chiesa e le minacce longobarde
Con il progressivo rafforzarsi del potere temporale della Chiesa, la funzione giudiziaria perse importanza fino a scomparire, e le prerogative civili passarono al vescovo. Questi assunse un ruolo ben più ampio rispetto a quello dei tempi delle catacombe, diventando non solo guida spirituale, ma anche garante dell’ordine politico. Decisivo fu il sostegno papale nella difesa della città durante gli attacchi longobardi. Nel 592, infatti, un’alleanza tra Ariulfo, duca di Spoleto, e Arechi, duca di Benevento, portò all’assedio di Napoli. Il Pontefice sollecitò l’intervento dell’esarca di Ravenna tramite il vescovo locale, ma quest’ultimo inviò soltanto un tribuno, Costanzo, incaricato di organizzare le truppe già presenti. Nonostante la disparità di forze, i Longobardi non riuscirono a violare le robuste mura cittadine, limitandosi a conquistare Capua e i territori lungo i fiumi Volturno e Garigliano.
I tentativi di conquista e la costante minaccia
Un ulteriore tentativo di espugnare Napoli ebbe luogo nel 599, quando dal ducato di Benevento mosse un nuovo assalto, nonostante l’armistizio stipulato tra il re Agiulfo e l’esarca Callinico fosse ancora valido. Anche in quell’occasione la città resistette, grazie al valore del maestro dei militi Maurenzio, che si distinse nella difesa. La minaccia longobarda, tuttavia, rimase costante e avrebbe continuato a gravare sul futuro di Partenope.
L’affermazione del potere ducale con i Bizantini a Napoli
A partire dal 638, il potere dei vescovi andò progressivamente riducendosi, mentre quello dei duchi si consolidò. Questi ultimi, pur formalmente sottoposti a Bisanzio, divennero i veri signori della città, che si trovava a essere prospera e di fatto autonoma. Il loro prestigio aumentò ulteriormente dopo il fallimento della ribellione guidata da Giovanni Consino contro l’imperatore d’Oriente: catturato e giustiziato, egli lasciò campo libero alla riorganizzazione voluta da Costante II, il quale, giunto a Taranto con un esercito, nominò duca il napoletano Basilio. Da allora i successori – Teofilatto, Cosma, Andrea, Stefano I, Bonello, Teodosio, Cesario – designati direttamente da Costantinopoli, abitarono in sontuosi palazzi sul colle del Monterone, dove oggi sorgono la chiesa dei Santi Severino e Sossio e il complesso di San Marcellino. Tali duchi, dotati di autorità sia civile sia militare, erano subordinati allo stratego di Sicilia, principale rappresentante del potere bizantino nell’Italia meridionale.

Autonomia e relazioni internazionali
La lunga durata del ducato napoletano rappresenta un caso singolare nella storia altomedievale: circondata dai Longobardi di Benevento e di Salerno e continuamente minacciata da incursioni saracene, Napoli riuscì nondimeno a mantenere la propria autonomia. La sua forza risiedeva nella capacità di difendersi da ingerenze esterne senza rinunciare al commercio, persino con quei medesimi Saraceni che spesso la assalivano. A seconda delle circostanze, infatti, si alternavano scontri e alleanze: alcuni duchi, per tali rapporti ambigui, furono persino scomunicati da Roma. I mercanti arabi trattavano soprattutto il lino, ma si rifornivano anche di schiavi, offrendo in cambio spezie, stoffe e metalli preziosi. La loro presenza divenne stabile in un’area esterna alle mura cittadine, detta “campo del Moricino” – corrispondente all’attuale piazza Mercato – che per secoli rimase legata alla memoria della loro permanenza.

Superata temporaneamente la minaccia saracena, Napoli dovette fronteggiare le tensioni tra Impero e Papato. Nel 726 l’imperatore Leone III Isaurico impose la proibizione del culto delle immagini sacre, avviando la stagione dell’iconoclastia. Tale decisione generò malcontento in varie aree della penisola, in particolare nel Mezzogiorno. In un primo momento la città, saldamente legata a Bisanzio e sensibile al culto delle icone, obbedì agli ordini imperiali. Tuttavia, nel 763, il duca Stefano II compì una scelta di rottura: riconobbe l’autorità papale e assunse egli stesso la carica episcopale. Questo atto, pur segnando un deciso distacco dall’impero, non determinò traumi evidenti; al contrario, contribuì a rafforzare la posizione della città, che da allora si rese pienamente autonoma, mantenendo con Bisanzio soltanto un legame formale e residuale.
Riferimenti bibliografici
AA.VV., Conoscere Napoli. Storia e itinerari, Liguori Editore, Napoli 1990.
C. ALBANESE, I personaggi che hanno fatto grande Napoli, Mursia, Milano 2010.
A. CUTOLO, Napoli fedelissima, Aldo Martello Editore, Milano 1957.
F. DE BOURCARD, Usi e costumi napoletani, Longanesi, Milano 1970.
A. DE JACO, Napoli monarchica, milionaria e repubblicana, Newton Compton Editori, Roma 1982.
C. DE SETA, Napoli. Dalle origini all’Ottocento, Arte’m, Napoli 2016.
A. D’AMBROSIO, Storia di Napoli. Dalle origini ad oggi, Edizione Nuova E.V., Napoli 1993
G. DORIA, Storia di una capitale, Guida, Napoli 1935.
A. JELARDI, Strade, personaggi e storie di Napoli da Posillipo a Toledo, Guida, Napoli 2007.
F. FERRAJOLI, Napoli. Bellezze e testimonianze storiche, Adriano Gallina Editore, Napoli 1987.
A. GHIRELLI, Storia di Napoli, Einaudi, Torino 1992.
V. GLEIJESES, Napoli nostra e le sue storie, Società Editrice Napoletana, Napoli 1973.
V. GLEIJESES, Storia di Napoli dalle origini ai nostri giorni, Società Editrice Napoletana, Napoli 1977.
G. B. GUERRI, Il sangue del Sud, Mondadori, Milano 2010.
A. LA GALA, Napoli. Storie, personaggi, curiosità dagli antichi Greci al Novecento, Guida, Napoli 2015.
G. LA POSTA, Neapolis. Storia di Napoli e del meridione d’Italia, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1994.
M. PERILLO, Breve storia di Napoli, Newton Compton Editori, Roma 2021


Lascia un commento