Carlo II detto “lo Zoppo” ascese al trono di Napoli in circostanze drammatiche, dopo anni di prigionia presso gli Aragonesi. Catturato nel 1284 durante una disastrosa battaglia navale, fu liberato solo nel 1287 dietro pagamento di un oneroso riscatto e la consegna di ostaggi. Il suo regno fu caratterizzato dal tentativo, mai riuscito, di riconquistare la Sicilia perduta dal padre durante i Vespri del 1282. Svolse un ruolo cruciale negli affari della Chiesa, favorendo l’elezione di Celestino V e assistendo poi all’ascesa di Bonifacio VIII. Il suo governo si distinse anche per tragici episodi di intolleranza religiosa, come le persecuzioni contro ebrei e musulmani, culminate nella distruzione della comunità islamica di Lucera nel 1300. Tra guerre inconcludenti, alleanze matrimoniali e repressioni sanguinose, il suo regno rappresentò un’epoca di profonde contraddizioni nella storia angioina del Mezzogiorno.

Carlo II
Carlo II “lo Zoppo”: dal carcere aragonese al trono di Napoli – Fonte: Immagine creata da IA (Gemini)

La discendenza e la rivolta siciliana 

Rimasto vedovo di Beatrice di Provenza, Carlo I d’Angiò contrasse un secondo matrimonio con Margherita di Borgogna. Dal primo legame coniugale erano nati sette figli: il primogenito Ludovico, venuto alla luce nel 1248 e morto dopo pochi giorni; Carlo, nato nel 1254 e destinato a succedergli sul trono con il nome di Carlo II, già nominato nel 1271 luogotenente per i territori continentali del regno; quindi Filippo, Roberto, Bianca, Beatrice e Isabella. Proprio durante la celebrazione delle seconde nozze del sovrano, la Sicilia insorse sotto la guida di esponenti rimasti fedeli alla dinastia sveva.

Le consuete misure di repressione e confisca non bastarono a sedare i rivoltosi, e la ribellione si trasformò in un movimento ininterrotto che culminò nel 1282 nella celebre guerra dei “Vespri siciliani”. Le dure battaglie che seguirono si conclusero con una rovinosa disfatta per i Francesi e con la conquista dell’isola da parte di Pietro d’Aragona: una ferita che né Carlo né i suoi discendenti riuscirono mai a rimarginare. Non valsero a compensare tale perdita i tentativi di espansione che il re aveva compiuto in precedenza, come l’acquisizione dell’Albania dopo la morte del despota d’Epiro, né l’assunzione del titolo di re di Gerusalemme, conferitogli dal Pontefice per legittimare le sue aspirazioni orientali. La questione siciliana rimase infatti un tormento costante, aggravato dall’episodio che vide prigioniero l’erede al trono, Carlo di Salerno. 

Drouet trafitto dalla spada viene ucciso, da “I Vespri siciliani” di Francesco Hayez – Fonte: pubblico dominio

La cattura di Carlo di Salerno e la morte di Carlo I 

Nel giugno del 1284, infatti, la flotta aragonese, guidata dal celebre ammiraglio Ruggero di Lauria, penetrò audacemente nel golfo di Napoli. Invece di attendere i rinforzi provenzali, dove suo padre si trovava, il giovane principe decise di affrontare l’avversario per infondere coraggio alla popolazione. L’esito fu disastroso: la sconfitta e la cattura del principe suscitarono l’ira del sovrano, che nel frattempo era rientrato in Italia. Inutili furono i tentativi di riscattare il figlio, e Carlo I, con un esercito ormai indebolito da diserzioni, tentò ancora un’invasione dell’isola, senza esito.

L’anziano re si ritirò in Puglia per riorganizzarsi, ma colpito da febbre acuta morì a Foggia il 7 gennaio 1285. Le sue spoglie furono deposte nel duomo di Napoli, mentre in Francia, nella basilica di Saint-Denis, venne eretto in seguito un monumento funebre in sua memoria. Poco prima di morire, consapevole della fragilità della situazione politica, designò come successore provvisorio il nipote Carlo Martello, in attesa della liberazione del figlio Carlo, che avvenne soltanto nell’aprile 1287 a seguito del pagamento di un oneroso riscatto e della consegna di alcuni suoi discendenti come ostaggi. La liberazione avvenne nel contesto delle complesse dispute dinastiche tra i figli di Pietro III d’Aragona: Giacomo, cui sarebbe toccata la Sicilia, e Alfonso, destinato a reggere Aragona e Catalogna. 

Statua funebre di Carlo I nella basilica di Saint-Denis – Fonte: dominio pubblico

L’ascesa al trono di Carlo II e il caso Celestino V 

Il 29 maggio 1285, cessata provvisoriamente la crisi siciliana, Carlo di Salerno poté finalmente incoronarsi re di Napoli. Egli rientrò in città dopo cinque anni d’assenza, privo di fasti solenni, ignaro del ruolo decisivo che di lì a poco avrebbe svolto negli affari della Chiesa. Alla morte di papa Niccolò IV, nel 1292, il conclave si trovò paralizzato dalle divisioni interne del collegio cardinalizio. Dopo aver sostenuto senza successo la candidatura di Matteo Rosso Orsini, Carlo II si recò a Perugia per perorare la causa, ma al ritorno fece visita a Pietro da Morrone, eremita noto per santità.

L’idea del re era che il santo uomo potesse sollecitare il conclave a una scelta unitaria; inaspettatamente i cardinali decisero di eleggerlo papa, riconoscendone il valore spirituale. Pietro, dopo iniziali esitazioni, accettò e fu incoronato col nome di Celestino V a L’Aquila, il 29 agosto 1294. Trasferitosi a Napoli, ospite nel Castel Nuovo, il nuovo Pontefice visse in umiltà, ma divenne ben presto ostaggio delle manovre del cardinale Benedetto Caetani. Costui, approfittando della fragilità di Celestino, lo indusse a rinunciare al pontificato il 13 dicembre 1294, per poi farsi eleggere papa il 23 gennaio 1295 con il nome di Bonifacio VIII. Quest’ultimo, deciso a riaffermare la libertà della Chiesa da ogni ingerenza, si trasferì a Roma e fece imprigionare il dimissionario Celestino V nel castello di Fumone, dove morì nel 1296 in circostanze non del tutto chiarite. 

Bonifacio VIII in un’incisione – Fonte: Pubblico dominio

Alleanze, guerre e repressioni 

Concluse le tormentate vicende ecclesiastiche, Carlo II rivolse la propria attenzione alle alleanze dinastiche. Dai suoi legami con Maria d’Ungheria nacquero numerosi figli, destinati a matrimoni di grande rilevanza politica, come quelli di Roberto, futuro re di Napoli, e di Maria, che sposarono i figli di Giacomo II d’Aragona, sancendo la riconciliazione tra le due casate. Strategia che, tuttavia, non gli evitò nuove guerre: il ghibellino Federico III d’Aragona, violando il trattato di Anagni, rivendicò la Sicilia e la guerra del Vespro riprese. Nonostante alcune iniziali vittorie, Carlo fu costretto alla resa, salvo poi riprendere le ostilità sotto la spinta di Bonifacio VIII, che nel 1300 chiamò in aiuto Templari, Ospitalieri e Genovesi. 

Carlo II – Fonte: dominio pubblico

I rapporti tra Carlo II e Bonifacio VIII furono ambivalenti. Da un lato, il Pontefice concesse legittimazione religiosa alle reliquie di Maria Maddalena ritrovate in Provenza, dall’altro incoraggiò politiche repressive che avrebbero macchiato la memoria del sovrano. Già nel 1289 Carlo aveva espulso gli ebrei dai domini francesi; pochi mesi dopo ordinò a Napoli una strage contro la comunità ebraica, che costò la vita a gran parte dei suoi membri e segnò tragicamente la toponomastica cittadina con il “vico Scannagiudei”.

Analogo destino toccò, nel 1300, alla comunità musulmana di Lucera: con il beneplacito papale il sovrano scatenò una crociata che portò alla distruzione dell’insediamento fondato da Federico II. Tra il 15 e il 25 agosto, le truppe guidate da Giovanni Pipino da Barletta rasero al suolo la città, uccidendo uomini, donne e bambini, mentre circa diecimila superstiti furono ridotti in schiavitù. Le ricchezze ricavate dalla devastazione furono utilizzate per ripagare i debiti con i banchieri fiorentini, e la città venne rifondata sotto il nome di Civitas Sanctae Mariae

Il tramonto di Carlo II 

Negli ultimi anni, segnati dalla malattia, Carlo II si ritirò in Provenza. Avvertito il peggioramento delle sue condizioni, dettò testamento il 6 marzo 1309. Poche settimane più tardi riuscì a imbarcarsi per Napoli, dove dimorò brevemente nel Maschio Angioino prima di trasferirsi nella residenza di Poggioreale, detta “Casanova”. Vi morì il 5 maggio 1309. Fu sepolto nella chiesa di San Domenico Maggiore da lui fondata, prima che i suoi resti venissero traslati ad Aix-en-Provence, sua città prediletta. 

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