Carlo III di Durazzo inaugurò una nuova fase della storia del Regno di Napoli, segnando il passaggio del potere dal ramo principale degli Angiò a quello cadetto dei Durazzo. Salito al trono nel 1381 dopo aver fatto uccidere la regina Giovanna I, Carlo III si presentava come legittimo erede grazie alla sua discendenza capetingia e al matrimonio con Margherita di Durazzo, nipote della stessa sovrana defunta. Il suo regno, pur breve, fu caratterizzato da una politica di consolidamento del potere attraverso la repressione degli oppositori e il risanamento della capitale, ma anche da aspri conflitti con il papato e con la fazione angioina rimasta fedele all’antipapa Clemente VII. La sua morte violenta in Ungheria nel 1386, a soli quarantun anni, lasciò il regno nelle mani della vedova Margherita e del giovanissimo figlio Ladislao, aprendo un lungo periodo di lotte dinastiche per il controllo di Napoli.

Carlo III di Durazzo
Carlo III di Durazzo e Margherita di Durazzo – Fonte: Immagine create da IA (Gemini)

Ascesa di Carlo III di Durazzo e la legittimità dinastica 

Con l’improvvisa ascesa al trono di Carlo III di Durazzo ebbe inizio la seconda fase della dominazione angioina nel Regno di Napoli, caratterizzata dal predominio politico della casata dei Durazzo, ramo cadetto degli Angiò. Questa stirpe discendeva da Giovanni, fratello minore del re Roberto, che aveva detenuto il titolo di duca di Durazzo, nell’odierna Albania. Tale origine conferiva alla nuova linea dinastica una piena legittimità, poiché anch’essa appartenente alla discendenza capetingia, al pari degli Angiò di linea diretta. Non a caso Carlo, benché erede di Carlo di Gravina, consolidò ulteriormente la propria posizione sposando Margherita di Durazzo, figlia del suo zio e di Maria d’Angiò, sorella della regina Giovanna I. 

Le prime iniziative e la repressione politica 

Salito al trono, Carlo III si adoperò per il risanamento urbanistico di Napoli, con particolare attenzione al Castel Nuovo, destinato a divenire la sua residenza regale. Parallelamente avviò una severa repressione nei confronti del clero rimasto fedele all’antipapa Clemente VII: celebre il caso del cardinale Leonardo Griffone, spogliato delle insegne sacre, costretto a subire la distruzione dei propri arredi liturgici e infine imprigionato. Carlo ricompensò i baroni lealisti con i feudi confiscati ai ribelli e convocò il Parlamento Generale del Regno. Tuttavia, l’opposizione angioina, benché indebolita, non era stata definitivamente domata. Alla morte di Giovanna I essa trovò nuova forza, appoggiando la candidatura di Luigi d’Angiò, sostenuto militarmente dall’antipapa Clemente VII. 

Castel Nuovo alla fine del XIX secolo – Fonte: pubblico dominio

Il conflitto con Urbano VI 

Lo scontro tra le due fazioni si consumò in Puglia, dove Luigi, colpito da malattia, morì a Bari nel 1384, lasciando campo libero a Carlo di Durazzo, che poté rientrare trionfalmente a Napoli. Il regno sembrava avviato a una fase di stabilità, ma ben presto il sovrano entrò in conflitto con il pontefice Urbano VI, suo iniziale sostenitore. La causa del dissidio fu l’ingerenza costante del Papa negli affari di governo, legittimata dal fatto che era stato lui stesso a consacrare il nuovo corso politico. La frattura si aggravò quando Carlo, invitando Urbano a Castel Nuovo, di fatto lo fece prigioniero. 

La morte di Carlo III e la reggenza di Margherita 

Il Pontefice riuscì tuttavia a fuggire e si rifugiò a Nocera, che fu assediata dalle truppe reali. In risposta Urbano scomunicò Carlo, Margherita e i loro discendenti fino alla quarta generazione. Dopo essere riparato in Sicilia, organizzò attacchi contro Castellammare e Capri. Carlo, consapevole delle conseguenze delle sue azioni, tentò invano una riconciliazione, mentre ad Avignone Clemente VII incoronava Luigi II d’Angiò, figlio del defunto Luigi, come re di Sicilia e Napoli, esortandolo alla riconquista del Regno. 

Nel 1385 sopraggiunse un inatteso mutamento di scenario: dall’Ungheria giunse a Carlo l’invito a succedere sul trono, reso vacante dalla morte del re Luigi, acerrimo avversario di Giovanna I. Accettata l’offerta, Carlo fu incoronato re d’Ungheria, lasciando Margherita reggente a Napoli. Ma la vedova di Luigi d’Ungheria, sentendosi usurpata, con un inganno attirò Carlo in un agguato e lo colpì gravemente alla testa. Il sovrano spirò pochi giorni dopo, il 27 febbraio 1386, a soli quarantun anni. 

La notizia raggiunse Napoli con ritardo. La regina Margherita, consapevole della precarietà della situazione e del fatto che l’erede Ladislao aveva appena nove anni, tentò di occultare l’accaduto. Ma la morte del re non tardò a essere conosciuta da Urbano VI, che radunò una coalizione di nemici contro la regina. Costretta a fuggire dalla capitale, Margherita si rifugiò a Gaeta, mentre a Napoli esplodevano lotte fazionarie: alla fine prevalse Tommaso Sanseverino, nominato governatore in nome di Luigi II d’Angiò. La decisione irritò il partito urbano, ostile all’Angiò incoronato dall’antipapa. Urbano ordinò l’assalto a Napoli, ma non si spense in città il sostegno a Ladislao. 

L’ascesa di Ladislao di Durazzo 

Il corso degli eventi mutò improvvisamente nel 1389 con la morte di Urbano VI. Gli succedette il napoletano Pietro Tommacelli, con il nome di Bonifacio IX, dichiaratamente vicino ai Durazzo. Egli proclamò Ladislao legittimo re di Sicilia e Napoli, revocando la scomunica familiare. Luigi II, però, non si rassegnò: raccolto un esercito a Genova, mosse verso Napoli e ne prese possesso. Il partito durazzesco, forte stavolta dell’investitura pontificia, attese l’occasione per riprendere il potere. 

Nel luglio 1393 Ladislao compì sedici anni, raggiungendo la maggiore età, e l’anno seguente intraprese una campagna militare contro Napoli con quattromila cavalieri e seimila fanti, senza riuscire però a conquistarla. Determinato a non desistere, continuò nei successivi anni le sue operazioni, mentre Luigi II perdeva progressivamente sostegno, aggravato dalla morte di Clemente VII. Isolato e sconfitto, Luigi fu costretto alla resa: il 10 luglio 1399, nella chiesa di San Pietro Martire, firmò la capitolazione. In tal modo Ladislao di Durazzo, figlio di Carlo III, poté finalmente riconquistare il trono tanto a lungo conteso. 

Il sepolcro di re Ladislao nella chiesa di San Giovanni alla Carbonara, in un’incisione ottocentesca. – Fonte: Pubblico dominio

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