Giovanna II di Durazzo salì al trono di Napoli nel 1414, acclamata dal popolo dopo la morte improvvisa del fratello Ladislao. La sua ascesa segnò l’inizio di un regno travagliato, caratterizzato da scelte impulsive e dall’influenza di favoriti senza scrupoli. Donna di quarantatré anni priva di esperienza politica, Giovanna si trovò in balia di cortigiani ambiziosi che sfruttarono la sua debolezza per accumulare potere e ricchezze. Il suo governo fu un continuo oscillare tra alleanze aragonesi e angioine, revoche di adozioni dinastiche e congiure di palazzo. La storia di questa sovrana racconta le follie e le contraddizioni di un regno allo sbando, dove la passione personale prevalse sempre sulla ragion di Stato, precipitando Napoli in un’instabilità che avrebbe segnato il destino del Mezzogiorno per decenni.

Giovanna II di Durazzo
Giovanna II di Durazzo – Fonte: Immagine creata da IA (Gemini)

L’ascesa al trono di Giovanna II di Durazzo

La morte prematura di Ladislao, priva di eredi nonostante i suoi tre matrimoni, aprì un nuovo capitolo nella storia del Regno di Napoli. Per acclamazione popolare fu chiamata al trono la sorella, Giovanna, che divenne la seconda regina con quel nome a reggere le sorti del regno partenopeo. L’unica figura che avrebbe potuto contrastarne l’ascesa, Maria d’Enghien, venne abilmente neutralizzata: dapprima confinata nelle stanze di Castel dell’Ovo e poi relegata nella contea di Lecce, dove si spense nel 1446. 

Castel dell’Ovo – Fonte: pubblico dominio

Una regina inesperta sotto l’influenza dei cortigiani 

La memoria del fratello conferiva su Giovanna un’aura di grandi aspettative, ma, al pari della sua prozia angioina Giovanna I, ella non seppe corrispondervi. A differenza di quest’ultima, però, Giovanna II di Durazzo non era una fanciulla inesperta, bensì una donna di quarantatré anni, priva tuttavia di qualsiasi pratica di governo. Si ritrovò così esposta all’influenza di cortigiani e uomini ambiziosi, pronti a sfruttarne l’inesperienza. 

Favoriti e lotte di potere a corte 

Vedova di Giovanni d’Austria e rimasta senza figli, Giovanna non volle più risposarsi. La sua condizione di regina nubile la rese oggetto di attenzioni e calcoli politici. Il primo a imporsi fu Pandolfello Alopo, inizialmente semplice coppiere, poi elevato a gran ciambellano del regno. Egli approfittò della sua posizione fino a esercitare un potere soffocante, giungendo a imprigionare Muzio Attendolo Sforza, chiamato dalla sovrana a riorganizzare l’esercito. 

Le pressioni affinché la regina si liberasse di Pandolfello furono insistenti. Alla fine Giovanna cedette e scelse come consorte Giacomo II di Borbone, conte della Marca. La decisione si rivelò disastrosa: come già Andrea d’Ungheria anni prima, Giacomo manifestò un’aspirazione diretta al trono. Dopo aver fatto arrestare Alopo ed emarginato la sovrana, fu vittima di una congiura organizzata dalla stessa Giovanna. Resosi conto della sua precaria posizione, il Borbone attenuò le proprie pretese e restituì alla regina parte della sua libertà d’azione. Tuttavia il rapporto fra i due era ormai irrimediabilmente compromesso, tanto più che Giovanna aveva trovato un nuovo favorito: Giovanni Caracciolo, detto Sergianni, cavaliere ambizioso e abile manovratore. Forte della passione che la regina nutriva per lui, egli divenne gran siniscalco e di fatto esercitò il potere come fosse il vero sovrano. 

Tra Aragonesi e Angioini: le scelte dinastiche 

Quando Giacomo della Marca rinunciò spontaneamente alle proprie pretese e lasciò Napoli, Giovanna intuì la natura predatoria di Sergianni, non diversa da quella del marito. Nel tentativo di riequilibrare la situazione politica, ella decise di adottare come erede Alfonso d’Aragona, mossa dettata sia da un calcolo diplomatico sia dalla pressione esercitata da Luigi III d’Angiò, erede della tradizione angioina. L’accordo, nelle intenzioni, avrebbe dovuto garantire stabilità fino alla morte della regina, ma gli eventi presero presto un’altra piega. 

Nella primavera del 1422 i rapporti con Alfonso V si incrinarono irrimediabilmente, a causa delle manovre di Sergianni, che non tollerava l’ingresso dell’aragonese nello spazio politico napoletano. Il conflitto culminò con l’arresto del Caracciolo da parte di Alfonso e con la reazione furiosa della regina, che fece rinchiudere il suo stesso erede a Castel Nuovo. L’episodio degenerò in un vero incidente diplomatico: il fratello di Alfonso, Pietro, sbarcò con una flotta imponente e mise a ferro e fuoco Napoli pur di liberare il sovrano aragonese. 

Rilasciato poco dopo, Sergianni convinse Giovanna a revocare l’adozione aragonese e a trasferire i diritti successori a Luigi III d’Angiò. Tale scelta gli consentì di accrescere ulteriormente il proprio potere, accumulando feudi e privilegi a dismisura. Alla fine la regina, stanca della sua ingombrante presenza, ordinò il suo assassinio. L’agguato avvenne nella notte del 19 agosto 1432 a Castel Capuano. Diversamente da quanto era accaduto con Andrea d’Ungheria, l’uccisione non ebbe gravi ripercussioni politiche, poiché il Caracciolo non era un sovrano. Pure, la sua memoria fu onorata con una sepoltura fastosa nella chiesa di San Giovanni a Carbonara, accanto al sepolcro di Ladislao, voluta dalla stessa regina. 

Il tramonto di Giovanna II di Durazzo

Privata ormai di ogni sostegno, Giovanna II continuò oscillare tra le due grandi casate rivali, revocando più volte le designazioni di erede. Dopo aver nuovamente favorito Alfonso, tornò a legarsi agli Angiò, affidando la successione a Luigi III. Ma nel 1434, durante la sua permanenza in Calabria, Luigi morì improvvisamente. Determinata a non lasciare il regno agli Aragonesi, Giovanna designò nel testamento Renato d’Angiò, fratello del defunto, come suo successore. 

La regina di Durazzo si spense nel febbraio del 1435. La sua morte lasciò il Regno di Napoli in uno stato di profonda instabilità, preludio a un conflitto ancora più aspro e sanguinoso, nel quale si sarebbero confrontate senza tregua le grandi dinastie europee. 

Giovanna II – Fonte: Pubblico dominio

Riferimenti bibliografici

AA.VV., Conoscere Napoli. Storia e itinerari, Liguori Editore, Napoli 1990. 

C. ALBANESE, I personaggi che hanno fatto grande Napoli, Mursia, Milano 2010. 

A. CUTOLO, Napoli fedelissima, Aldo Martello Editore, Milano 1957. 

F. DE BOURCARD, Usi e costumi napoletani, Longanesi, Milano 1970. 

A. DE JACO, Napoli monarchica, milionaria e repubblicana, Newton Compton Editori, Roma 1982. 

C. DE SETA, Napoli. Dalle origini all’Ottocento, Arte’m, Napoli 2016. 

A. D’AMBROSIO, Storia di Napoli. Dalle origini ad oggi, Edizione Nuova E.V., Napoli 1993

G. DORIA, Storia di una capitale, Guida, Napoli 1935. 

A. JELARDI, Strade, personaggi e storie di Napoli da Posillipo a Toledo, Guida, Napoli 2007. 

F. FERRAJOLI, Napoli. Bellezze e testimonianze storiche, Adriano Gallina Editore, Napoli 1987. 

A. GHIRELLI, Storia di Napoli, Einaudi, Torino 1992. 

V. GLEIJESES, Napoli nostra e le sue storie, Società Editrice Napoletana, Napoli 1973. 

V. GLEIJESES, Storia di Napoli dalle origini ai nostri giorni, Società Editrice Napoletana, Napoli 1977. 

G. B. GUERRI, Il sangue del Sud, Mondadori, Milano 2010. 

A. LA GALA, Napoli. Storie, personaggi, curiosità dagli antichi Greci al Novecento, Guida, Napoli  2015. 

G. LA POSTA, Neapolis. Storia di Napoli e del meridione d’Italia, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1994. 

M. PERILLO, Breve storia di Napoli, Newton Compton Editori, Roma 2021

Diventa un sostenitore!

Storie di Napoli è il più grande ed autorevole sito web di promozione della regione Campania. È gestito in totale autonomia da giovani professionisti del territorio: contribuisci anche tu alla crescita del progetto. Per te, con un piccolo contributo, ci saranno numerosissimi vantaggi: tessera di Storie Campane, libri e magazine gratis e inviti ad eventi esclusivi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *