Carlo di Borbone giunse a Napoli nel 1734 e restituì al Mezzogiorno quella sovranità perduta due secoli prima, inaugurando un’epoca di straordinaria fioritura culturale, artistica ed economica. Sostenuto dalla madre Elisabetta Farnese, il giovane principe approfittò del malcontento popolare contro il dominio austriaco per conquistare il regno con il favore della popolazione, che lo accolse trionfalmente come liberatore. Dopo aver sconfitto le truppe imperiali a Bitonto, Pescara e Gaeta, fu incoronato re di Napoli e Sicilia all’età di appena diciotto anni, ponendo fine a secoli di viceregno straniero. Il suo regno venticinquennale trasformò Napoli nella seconda città d’Europa per popolazione e in una capitale culturale del Mediterraneo, grazie a un imponente programma di riforme, opere pubbliche monumentali e il mecenatismo che favorì le scoperte di Pompei ed Ercolano. Il suo addio nel 1759, quando dovette ascendere al trono di Spagna, lasciò un’eredità indelebile.

carlo di borbone
Carlo di Borbone e l’Età d’Oro del Regno di Napoli nel Settecento – Fonte: Immagine creata da IA (Gemini)

L’ascesa di Carlo di Borbone 

Per Napoli e per l’intero Mezzogiorno d’Italia l’inizio del XVIII secolo segnò un punto di svolta grazie alla determinazione di una donna: Elisabetta Farnese, esponente della casata che per due secoli aveva governato il ducato di Parma e Piacenza. Divenuta consorte di Filippo V di Spagna, ella concepì per il figlio Carlo di Borbone un progetto politico di ampio respiro. L’occasione si presentò quando la regina venne a conoscenza del diffuso malcontento che serpeggiava a Napoli sotto il dominio austriaco. Dopo circa due secoli di viceregno spagnolo, i Napoletani avevano sperato che l’avvento degli Asburgo modificasse la loro condizione di subalternità; le aspettative, tuttavia, furono deluse, poiché gli austriaci imposero un regime ancor più oppressivo. Le notizie di questa insofferenza giunsero alla corte di Madrid, fornendo a Elisabetta l’occasione di immaginare per il figlio la corona partenopea. 

Elisabetta Farnese e il coniuge Filippo V di Spagna – Fonte: pubblico dominio

La conquista del Regno di Napoli

Nel 1731 la regina diede avvio al suo piano politico: dispose che l’Infante prendesse possesso del ducato di Parma e Piacenza, cui aveva diritto per nascita. L’anno successivo, da principe già investito di autorità, Carlo acquisì anche il granducato di Toscana, scelta che suscitò la reazione veemente dell’imperatore d’Austria. Ne derivò un conflitto aperto, che nei primi mesi del 1734 si tradusse in una campagna militare destinata a cambiare le sorti del Regno di Napoli. In quel frangente Carlo seppe cogliere il favore dei sudditi, proclamando la sua volontà di garantire indipendenza e prosperità una volta sconfitta la dominazione asburgica. 

L’avanzata verso la capitale si rivelò rapida e inarrestabile: la popolazione partenopea accolse con entusiasmo l’arrivo del Borbone, mentre le truppe imperiali, prive di sostegno locale, furono costrette a ritirarsi in Puglia. Il 9 aprile 1734, a Maddaloni, Carlo ricevette l’omaggio di diciotto deputati napoletani che gli consegnarono le chiavi della città, suggellando la sua legittimazione politica. Seguirono i combattimenti con i reparti austriaci asserragliati a Castel Sant’Elmo, il quale capitolò in soli cinque giorni, preludio alla resa delle altre fortezze. La caduta di Napoli avvenne senza eccessive perdite di vite umane, nonostante lo sbarco a Santa Lucia di una flotta di settanta navi spagnole. 

Il trionfo borbonico fu suggellato dall’innalzamento delle insegne gigliate sui castelli cittadini. Dopo una breve sosta al convento dei Minimi fuori Porta Capuana, Carlo entrò solennemente in città, percorse via dei Tribunali e si recò in cattedrale, accolto da manifestazioni di giubilo paragonabili a quelle tributate ad Alfonso d’Aragona secoli prima. 

Carlo di Borbone – Fonte: pubblico dominio

La stabilizzazione del regno sotto Carlo di Borbone

Il 15 maggio, a soli cinque giorni dal suo ingresso nella capitale, giunse la conferma ufficiale: Filippo V di Spagna trasferiva formalmente al figlio i diritti sui regni di Napoli e di Sicilia. Dopo due secoli di dominazione straniera, il Meridione recuperava la propria autonomia, rievocando i fasti inaugurati dai Normanni. La resistenza austriaca, pur non del tutto sopita, fu definitivamente annientata nelle battaglie di Bitonto, Pescara e Gaeta. La resa di Capua, ultimo baluardo imperiale, consentì a Carlo di recarsi a Palermo, dove il 3 luglio 1734 fu incoronato in cattedrale all’età di appena diciotto anni. 

Nei mesi successivi Elisabetta Farnese intraprese una politica di conciliazione con l’Austria, con l’obiettivo di consolidare il regno del figlio. Nel 1737 rinunciò a Parma, Piacenza e alla Toscana, ceduti a Francesco di Lorena; in cambio, con la pace di Vienna, l’imperatore abbandonò ogni pretesa sul regno napoletano. Stabilizzata la situazione internazionale, Carlo poté avviare un’intensa opera di riforma interna. Affidò il governo a uomini di sua fiducia, tra i quali spiccava il marchese Bernardo Tanucci, ministro della Giustizia, che avviò un vasto programma di riorganizzazione fiscale e giuridica, imponendo contributi anche agli ordini religiosi e modernizzando l’apparato statale. 

Elisabetta Farnese – Fonte: pubblico dominio

Il periodo riformistico di Carlo di Borbone

Nel maggio del 1738 Carlo sposò Maria Amalia di Sassonia, di soli quattordici anni, con la quale intrattenne un sincero legame affettivo. I festeggiamenti cittadini furono grandiosi, e in quell’occasione nacque l’Ordine cavalleresco di San Gennaro. La coppia ebbe otto figli e condivise anni di serenità sino al 1744, quando la guerra di successione austriaca riportò il sovrano sui campi di battaglia. Le potenze europee, decise a ridimensionare l’influenza borbonica in Italia, mossero contro Napoli; tuttavia, la vittoria di Velletri sancì la stabilità del nuovo regno e accrebbe il prestigio di Carlo, celebrato perfino da papa Benedetto XIV. 

Un periodo di cultura e splendore artistico

Il ritorno in città fu trionfale e segnò l’avvio di una straordinaria stagione artistica e urbanistica. Carlo ereditò dalla madre il cosiddetto “mal di pietra”, ossia l’amore per l’edilizia monumentale, che si tradusse in un’intensa attività costruttiva resa possibile dalla prosperità economica. Il palazzo reale venne ampliato, furono erette nuove residenze di caccia e, soprattutto, sorsero le grandi regge di Capodimonte, Portici e Caserta, affidate a ingegneri e architetti di fama internazionale, tra cui Luigi Vanvitelli. A tali opere si affiancarono il maestoso acquedotto carolino e il Teatro di San Carlo, inaugurato nel 1737 e destinato a divenire il più antico teatro d’opera ancora attivo in Europa. 

Teatro San Carlo – Fonte: foto personale

Il regno conobbe una crescita demografica straordinaria: Napoli passò dai 270.000 abitanti dell’arrivo del sovrano agli oltre 440.000 di fine secolo, divenendo capitale non solo politica ma anche culturale del Mediterraneo. Le esenzioni fiscali, le opere pie e i cantieri pubblici favorirono un generale innalzamento della qualità della vita. La città si espanse verso il mare e verso oriente, sorsero ville e palazzi nobiliari lungo il Miglio d’Oro e, parallelamente, presero avvio le prime esplorazioni archeologiche di Ercolano e Pompei, che avrebbero dato impulso alla diffusione del Neoclassicismo in Europa. 

Parco Archeologico di Pompei – Fonte: foto personale

Accanto a residenze e chiese, grande rilievo ebbero le opere pubbliche: l’Albergo dei Poveri, capace di ospitare migliaia di indigenti, la caserma della Maddalena, i Granili, il cimitero delle 366 fosse. Si ridisegnarono piazze e mercati, si innalzarono fontane e nuove architetture. Napoli divenne anche centro propulsore di cultura illuministica e musicale, grazie alla presenza di accademie, conservatori e intellettuali quali Pietro Giannone e Raimondo di Sangro, principe di Sansevero. 

L’addio a Napoli 

Questo periodo aureo ebbe fine nel 1759. La morte senza eredi di Ferdinando VI di Spagna richiese che Carlo, quale fratellastro e legittimo successore, ascendesse al trono iberico con il nome di Carlo III. Egli dovette dunque lasciare Napoli, designando quale erede il figlio Ferdinando, di appena otto anni, sotto la tutela del ministro Tanucci. Il 11 settembre 1759 Carlo fu proclamato sovrano a Madrid, mentre poche settimane dopo la famiglia reale si imbarcava verso la Spagna. Ad attenderli a Barcellona vi era Elisabetta Farnese, colei che, con la sua lungimiranza politica, aveva donato a Napoli e al Mezzogiorno un’epoca di straordinaria fioritura.

Pianta di Napoli del 1760 – Fonte: pubblico dominio

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