Napoli, 16 marzo 1851. Nel Palazzo Reale di Napoli, tra gli stucchi dorati e gli affreschi barocchi, nasceva Maria Antonietta Giuseppina Leopoldina di Borbone-Due Sicilie. Nessuno avrebbe potuto immaginare che quella bambina, figlia del conte di Trapani e nipote del re Francesco I, avrebbe attraversato la fine di un regno, vissuto tre esili e generato dodici figli che avrebbero portato il sangue borbonico in mezza Europa. La sua storia è quella di una dinastia che finì e di una famiglia che ricominciò.

Una principessa nella Napoli borbonica

Maria Antonietta crebbe nel Palazzo Reale che si affaccia su piazza del Plebiscito, in quella Napoli borbonica che negli anni Cinquanta dell’Ottocento era ancora una delle grandi capitali europee. Suo padre, il principe Francesco di Borbone-Due Sicilie, conte di Trapani, era figlio minore del re Francesco I, e quindi destinato a non regnare ma a vivere tra i privilegi e gli agi della corte.

La madre, Maria Isabella d’Asburgo-Toscana, era figlia del granduca Leopoldo II di Toscana e portava in dote quel sangue asburgico che aveva governato mezza Europa. Maria Antonietta, quindi, era il perfetto incrocio tra due delle più potenti dinastie del continente: Borbone e Asburgo. Un dettaglio che un giorno sarebbe tornato utile per combinare matrimoni dinastici.

La bambina trascorse i primi dieci anni della sua vita tra le stanze del Palazzo Reale, i giardini di Capodimonte, le villeggiature estive a Caserta. Era una vita dorata, scandita da cerimonie religiose, ricevimenti di corte, lezioni private di musica, lingue straniere, ricamo. Una vita che sembrava destinata a durare per sempre, ma che invece era sull’orlo del baratro.

1861: l’esilio a Roma

Nel 1860, Garibaldi sbarcò a Marsala con i suoi Mille. Il Regno delle Due Sicilie, che si estendeva da Gaeta alla Sicilia, si sgretolò in pochi mesi. Il re Francesco II – ultimo sovrano borbonico – si ritirò nella fortezza di Gaeta, dove resistette per quattro mesi sotto i bombardamenti delle artiglierie piemontesi. Alla fine, il 14 febbraio 1861, anche Gaeta capitolò.

La famiglia reale borbonica – inclusa la piccola Maria Antonietta, che aveva appena compiuto dieci anni – fu costretta all’esilio. La destinazione fu Roma, dove Papa Pio IX offriva rifugio ai sovrani deposti. Il pontefice, che governava ancora sullo Stato della Chiesa, era uno degli ultimi baluardi del vecchio ordine europeo, e la sua città divenne il rifugio di nobili e re spodestati dalle rivoluzioni nazionali.

Per Maria Antonietta, l’esilio romano significò lasciare Napoli – i suoi palazzi, i suoi giardini, le sue viste sul golfo – per trasferirsi in una città che, pur essendo magnifica, era straniera. La comunità borbonica in esilio a Roma era numerosa: re Francesco II con la moglie Maria Sofia di Baviera (la “regina santa” che aveva combattuto sulla barricate di Gaeta), principi, duchesse, ministri, generali. Vivevano in palazzi affittati, mantenendo le forme della vita di corte ma senza più il regno.

1868: il matrimonio con il conte di Caserta

A diciassette anni, l’8 giugno 1868, Maria Antonietta sposò suo cugino Alfonso di Borbone-Due Sicilie, conte di Caserta. Alfonso era figlio del re Ferdinando II – lo stesso che era morto nel 1859 lasciando il trono al giovane Francesco II – e quindi era zio del re deposto. Aveva ventisette anni più di Maria Antonietta: lui quarantasette, lei diciassette. Un matrimonio dinastico classico, combinato per mantenere unito il sangue reale e per dare legittimità alla casa borbonica in esilio.

Il matrimonio fu celebrato a Roma con tutta la pompa possibile. La comunità borbonica in esilio partecipò in massa, così come fecero rappresentanti delle altre case reali europee che ancora riconoscevano i Borbone come legittimi sovrani. Era un modo per dire al mondo che il Regno delle Due Sicilie non era morto, che esisteva ancora in esilio, che un giorno sarebbe potuto tornare.

Alfonso era un personaggio interessante: militare di carriera, aveva combattuto nelle campagne del 1860-61 contro i garibaldini, e dopo la sconfitta si era intestardito nell’idea che prima o poi i Borbone sarebbero tornati a Napoli. Non accettò mai la realtà del nuovo Regno d’Italia e visse sempre come un re in attesa di riprendersi il trono. Nel 1894, alla morte del fratellastro Francesco II, divenne di fatto il capo della Casa di Borbone-Due Sicilie, e i legittimisti lo proclamarono “Alfonso I, Re delle Due Sicilie”. Un titolo che esisteva solo sulla carta, ma che lui prese molto sul serio.

Dodici figli per dodici case reali

Maria Antonietta fece il suo dovere dinastico con straordinaria efficienza: tra il 1869 e il 1898 diede alla luce dodici figli. Non fu solo un’impresa fisica (ventinove anni di gravidanze e allattamenti), ma anche un capolavoro di diplomazia matrimoniale. Quei dodici figli vennero sistematicamente sposati con membri di case reali e aristocratiche europee, tessendo una rete di alleanze che compensava la perdita del regno.

Il primogenito, Ferdinando Pio, nato a Roma nel 1869, sposò Maria Ludovica Teresa di Baviera, figlia del re Luigi III. Il secondogenito, Carlo Tancredi, sposò prima Mercedes di Spagna – sorella del re Alfonso XIII – e poi Luisa d’Orléans. Maria Immacolata sposò Giovanni Giorgio di Sassonia. Maria Cristina sposò l’arciduca Pietro Ferdinando d’Asburgo-Toscana. E così via, in un complicato intreccio di matrimoni che collegava i Borbone-Due Sicilie con i Wittelsbach di Baviera, gli Orléans di Francia, i Wettin di Sassonia, gli Asburgo d’Austria.

Era la strategia tradizionale delle dinastie spodestate: se non puoi avere il potere politico, almeno mantieni il prestigio sociale sposando bene i tuoi figli. E Maria Antonietta lo fece magistralmente, assistita da suo marito Alfonso che dedicò gran parte della sua vita a negoziare questi matrimoni.

Da Roma a Cannes: l’esilio francese

La famiglia non rimase sempre a Roma. Dopo il 1870, quando i bersaglieri entrarono in città attraverso la breccia di Porta Pia e lo Stato della Chiesa cessò di esistere, i Borbone si spostarono. Vissero tra Roma, Vienna, Parigi e infine si stabilirono principalmente a Cannes, sulla Costa Azzurra francese.

Cannes negli ultimi decenni dell’Ottocento era il rifugio preferito dell’aristocrazia europea in esilio. Il clima mite, i grandi hotel, la discrezione della società francese: tutto concorreva a farne il luogo ideale per re deposti e principi senza regno. Qui Maria Antonietta passò gran parte della sua vita adulta, crescendo i figli più piccoli (molti dei quali nacquero proprio a Cannes), organizzando la vita familiare, mantenendo le tradizioni borboniche in terra straniera.

Un aneddoto racconta che Maria Antonietta insistesse che in casa si parlasse italiano, che a tavola si seguisse l’etichetta di corte napoletana, che nelle feste si cantassero canzoni napoletane. Era il suo modo di mantenere viva Napoli, quella Napoli che aveva dovuto lasciare a dieci anni e che non aveva mai più rivisto. I figli crebbero sentendosi napoletani pur essendo nati e cresciuti in esilio, un’identità costruita sui ricordi dei genitori più che sull’esperienza diretta.

1934-1938: gli ultimi anni a Friburgo

Alfonso morì nel 1934, all’età di novantatré anni. Aveva passato settant’anni in esilio aspettando un ritorno che non era mai arrivato. Maria Antonietta gli sopravvisse di quattro anni. Gli ultimi anni li passò a Friburgo, nella Germania meridionale, vicino al confine con la Svizzera, ospite della figlia Lucia che aveva sposato un principe tedesco.

Erano gli anni bui dell’ascesa del nazismo. Maria Antonietta, ottantasettenne, vedeva l’Europa prepararsi a un’altra guerra. Aveva visto tante cose nella sua lunga vita: la fine del Regno delle Due Sicilie, due guerre mondiali (visse abbastanza per vedere l’inizio della Prima Guerra Mondiale e morì alla vigilia della Seconda), la fine di quasi tutte le monarchie europee. Era l’ultima testimone di un mondo che non esisteva più.

Morì il 12 settembre 1938, a ottantasette anni. Fu sepolta in Germania, lontana da Napoli, lontana dall’Italia. Ma i suoi dodici figli avevano generato decine di nipoti che portavano il sangue borbonico in mezza Europa. Attraverso di loro, qualcosa di quel Regno delle Due Sicilie che era finito nel 1861 continuava a vivere.

L’eredità di una matrona dinastica

Maria Antonietta non fu una grande protagonista della storia. Non prese decisioni politiche, non guidò eserciti, non scrisse libri. Ma in un certo senso fu proprio lei – più di suo marito Alfonso con le sue pretese di re in esilio – a mantenere viva la Casa di Borbone-Due Sicilie.

Lo fece nel modo più antico e tradizionale: generando figli e sposandoli bene. I suoi dodici figli crearono una rete di collegamenti che attraversava l’Europa. Oggi, i discendenti di Maria Antonietta si trovano in decine di famiglie aristocratiche europee. Alcuni rivendicano ancora il titolo di pretendenti al trono delle Due Sicilie (la successione è contestata tra due rami della famiglia), altri hanno abbandonato le pretese dinastiche e vivono da privati cittadini.

Ma tutti portano in sé un pezzetto di quella Napoli borbonica che finì nel 1861. E forse è questo l’aspetto più affascinante della storia di Maria Antonietta: attraverso di lei, la memoria di un regno scomparso si è dispersa per l’Europa, diluendosi ma non scomparendo mai del tutto. In qualche palazzo viennese, in qualche castello bavarese, in qualche villa francese, ci sono ancora ritratti di re napoletani, stemmi con i gigli borbonici, ricordi di quando i Borbone regnavano dalla Toscana alla Sicilia.

E tutto questo grazie a una bambina nata a Napoli nel 1851, che visse abbastanza a lungo da vedere tre secoli, tre regni, tre mondi diversi. E che, generazione dopo generazione, mantenne vivo il ricordo di quella Napoli perduta che nessuno dei suoi figli aveva mai conosciuto ma che tutti, in qualche modo, continuavano a chiamare casa.


Riferimenti bibliografici

  • Acton, H. (1956). The Last Bourbons of Naples (1825-1861). London: Methuen.
  • De Sivo, G. (1868-1869). Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861. Trieste: Colombo Coen.
  • Petacco, A. (1993). La regina del Sud. Milano: Mondadori.
  • Scirocco, A. (1993). L’Italia del Risorgimento. Bologna: Il Mulino.
  • Genealogisches Handbuch des Adels (varie edizioni).

Link di approfondimento

  • Genealogia dei Borbone-Due Sicilie: http://www.genmarenostrum.com/borbone_delle_due_sicilie.html
  • Royal House of Two Sicilies (archivio): https://www.sardimpex.com/B/Borbone%20Due%20Sicilie.asp
  • WikiTree – Maria Antonietta di Borbone: https://www.wikitree.com/wiki/Borbone-12
  • L’assedio di Gaeta e l’esilio: https://it.wikipedia.org/wiki/Assedio_di_Gaeta_(1860)
  • Voce completa su Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Antonietta_di_Borbone-Due_Sicilie

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